LETTURE/2. "Il tempo dell’ipocrisia" di Petros Markaris

LETTURE/2. "Il tempo dell’ipocrisia" di Petros Markaris

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“Questo ipocrita ben pagato e il sistema che serviva sostengono che la disoccupazione è diminuita, ma non dicono che sono diminuiti anche gli stipendi e che si lavora per non morire di fame.”

“E cosa avresti trovato?” gli chiede Karambetsos. “Tutto è perfettamente legale, l’ipocrisia non si configura come reato.”


“Molti imprenditori trasferiscono la sede delle loro aziende nei paradisi fiscali per risparmiare sulle tasse. È vero che c’è una grande forbice tra l’alto livello di formazione dei giovani di oggi e le loro basse retribuzioni. È vero che molti imprenditori licenziano i dipendenti con stipendi alti per assumere giovani che gli costano molto meno. È anche vero che questi giovani sono considerati occupati, ma gli stipendi che guadagnano bastano a mala pena per pagare vitto e alloggio. Ed è altresi vero che il miglioramento degli indici di economia finisce nelle tasche di quelli già ricchi, mentre il resto dei cittadini non ne trae alcun vantaggio”.

Non è un saggio sullo stato attuale dell’Italia. È un romanzo giallo ambientato nella crisi della Grecia, con i rappresentanti dell’Europa, i Ministri, le alte sfere.
Il tempo dell’ipocrisia, di Petros Markaris è il racconto del nuovo caso che deve affrontare il commissario Kostas Charitos della polizia di Atene.
 “Metà Maigret e metà Marlowe. Kostas Charitos è l’ultimo dei grandi detective letterari” così Zandel in La Gazzetta del Mezzogiorno, come riportato nel risvolto della copertina.

Dissento leggermente. Se da lontano il commissario Charitos può richiamare Maigret, non è di certo metà Marlowe. Piuttosto è Pepe Carvalho. Charitos è Mediterraneo, si può muovere a Barcellona con Montalban, si può muovere a Vigata con Camilleri, non credo a Los Angeles con Chandler.

Charitos ha una famiglia, da poco è diventato nonno. Si muove con la sua Seat. Incidentalmente vicina alla Tipo che Sironi-Camilleri forniscono a Zingaretti-Montalbano. Charitos offre cioccolatini per la nascita del nipote; la moglie prepara alici al forno, spaghetti al sugo; a colazione caffè e brioche. Insomma è un poliziotto del Mediterraneo. Capo Sounion fa pensare subito a capo Colonna. Il “traffico” di Atene è quello di Palermo, immortalato da Benigni.

In questo libro la narrativa ci permette un diverso punto di vista, ci racconta il vissuto della terribile crisi che ha colpito la Grecia: l’abbattimento dei salari, i licenziamenti, il tirare la cinghia. Un volume di saggistica  ci avrebbe detto tanto, forse molto di più: analisi approfondite, presunte oggettività. La narrativa ci racconta il punto di vista soggettivo dell’autore.  È un racconto della Grecia vista da dentro, vista da un gruppo sociale colpito, ma non affondato dalla crisi, che subisce sofferenze economiche connesse  alla durezza della crisi che si è abbattuta su tutti i cittadini.

Il commissario Charitos diviene un compagno di viaggio. Un Virgilio che ci porta dentro la crisi. Charitos  ci presenta la vita di una famiglia monoreddito della piccola borghesia, la sua; con l’indagine attraversa tutti gli ambienti, presentando uno spaccato sociale della crisi: dal centro di assistenza per i senzatetto alle case degli ultraricchi, con la crisi e l’opulenza nelle rispettive tavole e nei rispettivi letti.

Leggere questo libro, ci fa venire un brivido alla schiena, ci obbliga ad una maggiore attenzione alle decisioni che si assumono nel nostro Paese, al deficit superiore al preventivato, all’ipotesi di aumento dell’IVA, alla crescita abnorme del debito pubblico. Attenzione ai topolino apprendista stregone.

Il libro si fa leggere, una volta iniziato non riusciamo più a posarlo. Un pezzo di sabato pomeriggio e un pezzo di domenica mattina sono sufficienti per farcelo completare.

Un racconto per quest’estate del 2019, per un racconto preoccupato del nostro oggi e del nostro domani.

 *UniRc

**Il tempo dell’ipocrisia, Petros Markaris, La nave di Teseo, 2019.