IL LIBRO. Numero Zero di Umberto Eco (Bompiani 2015, 2019)

IL LIBRO. Numero Zero di Umberto Eco (Bompiani 2015, 2019)

eco

D’altra parte il titolo del giornale dovrebbe essere Domani.

Non è una frase dell’ing De Benedetti, o del direttore Stefano Feltri, che discutono del nuovo giornale in edicola dal prossimo settembre che si chiamerà Domani. È una frase riguardante il nuovo giornale attorno a cui si svolge tutta la vicenda di NUMERO ZERO, ultimo romanzo di Umberto Eco, pubblicato nel 2015, a 35 anni dal primo romanzo IL NOME DELLA ROSA.

De Benedetti si avvia in un nuovo impegno editoriale, dopo le vicende che hanno riguardato il pacchetto di controllo di Repubblica, oggi saldamente nelle mani degli Agnelli. Non si può che augurare il meglio a questa nuova iniziativa editoriale. In una società complessa è importante avere nuove voci che la raccontino da punti di vista differenti. Può essere bello pensare che il titolo del nuovo giornale possa essere stato scelto anche come piccolo omaggio ad uno dei più grandi uomini del nostro Paese.

Tornando a Numero Zero, Umberto Eco continua a stupire. Il romanzo viene attraversato da alcuni temi tra quelli più importanti di oggi, a partire proprio dal ruolo dell’editoria. Il giudizio sui social di Eco è ben conosciuto ed è tranciante. Il giudizio sui giornali, cioè sulle forme organizzate e strutturate dell’informazione, è più complesso ed emerge nell’ambito del romanzo. D’altronde è ben risaputo che il romanzo permette libertà di opinioni maggiori rispetto al saggio.

Eco affronta tanti temi e quindi il romanzo può avere differenti chiavi di lettura: da quella leggera che si svolge nell’ambiente giallo che l’autore costruisce, a quella fortemente impegnata che suggerisce indicazioni per la conoscenza dell’Italia nel periodo repubblicano, del rapporto tra un fascismo mai scomparso e i poteri forti che hanno condizionato e condizionano la vita nazionale. La morte di Mussolini, le ore concitate del 25 Aprile, il ruolo del Vaticano. E poi stay-behind, il ruolo di Gladio, il mancato colpo di stato, la strategia della tensione, i salotti buoni.

Si può provare a cogliere qualcosa cercando di evitare di spoilerare.
Pagine molto belle sono quelle sui pregiudizi nei confronti dei meridionali.
Lo so che si è sdottorato sul fatto che i giornali scrivono sempre operaio calabrese assale il compagno di lavoro e mai operaio cuneese assale il compagno di lavoro, va bene, si tratta di razzismo, ma immaginate una pagina in cui si dicesse operaio cuneese eccetera eccetera, pensionato di Mestre uccide la moglie, edicolante di Bologna commette suicidio, muratore genovese firma un assegno a vuoto, che cosa gliene importa al lettore dove sono nati questi tizi? Mentre se stiamo parlando di un operaio calabrese, di un pensionato di Matera, di un edicolante di Foggia, e di un muratore palermitano, allora si crea preoccupazione intorno alla malavita meridionale e questo fa notizia.

E poi le pagine in cui Eco ironizza sul linguaggio utilizzato e sulla formazione delle tendenze.
Il lettore capisce quello che sta succedendo solo se si dice siamo a un muro contro muro, il governo annuncia lagrime e sangue, la strada e tutta in salita, Il Quirinale è pronto alla guerra, Craxi spara alzo zero, il tempo stringe, non va demonizzato, non c’è spazio per i mal di pancia, siamo con l’acqua alla gola, ovvero siamo nell’occhio del ciclone. E il politico non dice o afferma con energia, ma tuona. E le forze dell’ordine hanno agito con professionalità …

Occorre salvare capra e cavoli, la stanza dei bottoni, qualcuno scende in campo, nel mirino degli inquirenti, i peggiori giri di valzer, fuori dal tunnel, la frittata è fatta, non ci son santi che tengano, non abbassiamo la guardia, una gramigna difficile da estirpare, il vento gira, la televisione fa la parte del leone e ci lascia solo le briciole, rimettiamoci in carreggiata …

È imperdibile la battuta sui dossier. Inoltre la forza di un dossier è che non serve neppure mostrarlo: basta far circolare la voce che esiste e che contiene notizie - diciamo – interessanti.

È difficile riprendere un romanzo in mano dopo la chiusura per il Covid, a maggior ragione in giornate in cui si sta con animo altalenante insieme agli indici di contagio. Questo è un romanzo che ho letto l’anno scorso su suggerimento di chi i libri li legge davvero e li sa classificare.
Allora per ricominciare forse è importante puntare sul sicuro, e certamente NUMERO ZERO lo è.

*UNIRC

*Numero Zero, Umberto Eco, Bompiani 2015, 2019.