L’informazione, la Microsoft e il retroprofilo della figlia di Totti

L’informazione, la Microsoft e il retroprofilo della figlia di Totti

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UNO. Lo scorso 30 maggio Giornalistitalia.it, il giornale dei giornalisti che seguo con molta attenzione, ha pubblicato una notizia che purtroppo non è entrata nel grande circuito dell’informazione e, quindi, è come se non fosse mai esistita. La notizia è che la Microsoft ha licenziato 50 giornalisti. Che volete che siano 50 giornalisti per un colosso mondiale come Microsoft? Ma di straordinario c’è che il licenziamento non è dovuto a elementi di crisi del gruppo, ma al contrario alla sua crescita e al suo successo. I 50 facevano lavoro redazionale. Valutavano  articoli, elaboravano titoli, sceglievano foto per corredare i “pezzi” che il gruppo di Bill Gates e Paul Allen diffonde. Dipendenti della Microsoft (in incognito) hanno fatto sapere – aggiunge Giornalitalia.it – che la Microsoft al posto dei 50 “prevede l’uso di algoritmi in grado di identificare le notizie … ottimizzarne il contenuto riscrivendo i titoli o aggiungendo fotografie”. Il meccanismo è semplice: Microsoft scopiazza e rubacchia dai nostri profili e dai nostri telefonini informazioni su nostri preferenze e orientamenti, stabilisce rapidamente quali sono le tendenze maggioritarie, quindi sceglie notizie e automaticamente ce le rifila nel modo più appetitoso possibile.

Questa notizia, come gran parte delle notizie, può essere utilizzata per analizzare un ampio ventaglio di problemi diversissimi. Intanto, ed è questa la scelta fatta da Giornalitalia.it, a difesa del lavoro e della dignità dei giornalisti. La crisi dei giornali e la perdita massiccia di lettori è un fenomeno mondiale (in Italia negli ultimi 4 anni si sono dimezzate le tirature dell’insieme dei giornali). E' difficile e improbabile che la tendenza si fermi o si inverta. E' più probabile che acceleri. Dipende dall’irruzione di internet e dal fatto (semplifico) che mentre abbiamo alle spalle in periodo storico in cui gli esseri umani andavano a caccia di notizie il meccanismo s’è capovolto e ora sono le notizie a dare la caccia ai lettori per accaparrarsene più possibile.

Da ragazzo mi svegliavo e correvo a piazza Castello, vicino casa, compravo un quotidiano e, in quel momento, apprendevo quel che era successo in città, in Calabria, in Italia e nel resto del mondo (ovviamente con occhio, sensibilità e interessi di quel giornale). Ora apro gli occhi, prendo il telefonino dal comodino, lo tocco e vedo scorrere i titoli delle notizie su Reggio, la Calabria e il mondo. Se sono insoddisfatto alla fine trovo un invitante “Altre notizie?”. Tocco e mi vengono srotolate in tempo reale. In parte quel che trovo risponde alle mie esigenze perché selezionato attraverso le notizie sui miei interessi personali che internet rubacchia dai social che utilizzo. Per il lettore, quando è smaliziato (ma solo una piccola, anzi piccolissima, minoranza dei lettori è smaliziata) il problema non è più sapere se Mattarella o Conte hanno detto qualcosa, ma perché lo hanno fatto. Questione che non ha più attinenza con l’informazione ma con la sua interpretazione e che interessa solo una minuscola parte dei lettori più navigati.

DUE. Il meccanismo sommariamente descritto sconvolge violentemente un modo antico e consolidato destruttura la professione dei giornalisti e ne mina la sopravvivenza. Nessuno di questi temi, tutti decisivi, verrà qui affrontato.

C’interrogheremo, invece, su un solo punto. La rivoluzione che investe l’informazione innesca fenomeni nuovi e distorsivi sulla scrittura dei giornali e dei giornalisti nel disperato tentativo di difendere spazi e contenere la decapitazione delle tirature e dei lettori?
Parte di giornali e giornalisti hanno sempre utilizzato la radicalità dell’esposizione con titolazioni e prosa ad aggressività crescente, spesso snaturando, o addirittura ignorando, la sostanza delle notizie pubblicate. Anche famosi giornalisti come, Scarfoglio, Curzio Malaparte o Giorgio Bocca hanno fondato parte del loro successo su questo escamotage, per non dire, nell’Italia più vicina a noi, del caso di Vittorio Feltri che su prosa e titolazione “provocatoria”, spesso sconnessa all’argomento trattato, ha fondato successi e salvataggi di grandi giornali, specie settimanali, in affanno.

Ma oggi, con le nuove tecnologie, s’è consumato il cd salto di qualità. Mentre prima stupore e radicalizzazione di titoli e scrittura serviva a far lievitare un po’ le vendite per strappare quote di mercato, oggi il fenomeno è legato al continuo indebolimento delle vendite, cioè alla vita o alla morte della propria attività e/o del proprio lavoro.
La drammatizzazione è estrema e priva di pudore. Da qui l’attivazione di una spirale perversa. Si radicalizzano pensieri, scrittura, titolazione con la disperazione di chi vuol salvarsi in una lotta implacabilmente sempre più feroce. Ma l’informazione condiziona tutto il resto come si evince facilmente anche dalla lettura dei social. Politica e società civile radicalizzano il linguaggio sempre di più per essere presi in considerazione dall’informazione costretta ad andare sempre oltre verso una estremizzazione che deve continuamente superarsi per sopravvivere.

L’intero linguaggio politico degli ultimi anni tiene sempre meno conto dei problemi reali dei cittadini – fino tendenzialmente a ignorarli -  e si preoccupa di catturare spazi d’informazione adeguandosi al meccanismo che s’è attivato e di cui nessuno ha più ormai il pieno controllo. Non è casuale l’impazzimento dell’informazione, che ha confusamente travolto anche scienza e scienziati con l’esplodere della pandemia, incapace di trasmettere sia notizie certe e convincenti sia l’avvertimento che le notizie sarebbero state necessariamente imprecise.

TRE. La vicenda del lato B della figlia di Totti (idolo sportivo e a lungo giocatore della Roma), una ragazzina di 13 anni sbattuta con servizio fotografico di spalle e bacino dal settimanale Gente, rivista un tempo perbenista e paludata specializzata in foto di regine, principesse e pezzi di nobiltà, con l’avvertimento ai lettori (a dir poco malizioso) che assomiglia alla madre (e certo non per le spalle) è, da questo punto di vista, esemplare. Totti padre ha denunciato la barbarie. Ma la rivista, che ha chiesto scusa, ha incamerato un grande successo e da testata ormai semi sconosciuta è finita sulle prime pagine di tutti i quotidiani. Un successo per Monica Mosca che la dirige.

Il giornalismo giudiziario – specialmente - è sempre più condizionato dalla necessità di apparire stupefacente assieme a quello che si occupa di mafie. La pandemia ha spostato un altro corposo blocco di cronaca verso l’andazzo generale privilegiando il terrore o la sottovalutazione. In generale tutte le notizie ansiogene vengono utilizzate con enfasi dall’informazione perché meglio si prestano all’esagerazione e alla penetrazione in settori di opinione privi di difese. Mafie, bambini ammazzati, immigrati, sessualità consentono salti immediati e possibilità di conquista molto rapidi nello scambio continuo tra giornali di carta, giornali online e televisioni.

QUATTRO. In questo quadro il giornalismo di notizie avrà sempre minor peso e minore prestigio perché sembra non essere utile a nessuno. Già ora e da lungo tempo è difficile trovare su un giornale importante uno scoop o una notizia importante e inedita. I grandi quotidiani, ma anche la Gazzetta del Sud (per fare un esempio locale) si acquistano e leggono per sapere cosa sostengono e come interpretano quel che accade e non per informarsi su quel che è accaduto. Del resto, si pensi al giornalismo giudiziario: gli arresti vengono fatti di notte e all’alba. Alle 11 del mattino le procure tengono diligenti conferenze stampa. Qualche minuto dopo è già tutto sui giornali on-line (gli articoli sono pronti da ore con tutti i dettagli). Perché mai bisognerebbe aspettare il giorno dopo per informarsi su chi è stato arrestato? Il giornale di carta, che arriva 24 ore dopo, o offre una “lettura”, un’interpretazione o un retroscena, o chiude.
Anche i giornali online verranno travolti come quelli di carta, via via invischiati nello stesso meccanismo di progressiva dequalificazione e inutilità. Si salveranno quelli che non faranno più cronaca e non daranno più notizie, magari sostituendo alle notizie riflessioni e approfondimenti sganciati dalla corsa affannosa attorno alle notizie che impazzeranno sui social.