IL RACCONTO e LA RECENSIONE. "L’invenzione del ribelle" di Giuseppe Tripodi (Città del Sole edizioni)

IL RACCONTO e LA RECENSIONE. "L’invenzione del ribelle" di Giuseppe Tripodi (Città del Sole edizioni)

Bruno Misefari

I Misefari di Palizzi erano parenti di mio padre ed io negli anni sessanta del Novecento ho conosciuto a Roma Pia Zanolli che era moglie di Bruno, il più famoso della famiglia.

Lei abitava in via Flaminia  al piano terra di un bell’edificio con parcheggio privato. Quando l’andai a trovare mi accolse con entusiasmo e poi, non ricordo come e di chi fossimo in compagnia (ma era una cosa che mi capitava spesso allora e tutt’ora mi capita con molta frequenza), si materializzò una chitarra e mi venne posta in grembo.

Cantai alcune canzoni del mio repertorio calabrese e poi mi chiesero di far loro sentire ‘Addio Lugano bella’ che avevo da poco registrato, eravamo a metà degli anni sessanta del secolo scorso, in una casa milanese per una trasmissione RAI assieme a Silverio Pisu, Giorgio Gaber, Lino Toffolo ed Enzo Jannacci.

Quella esecuzione ora si trova su You Tube ed è stata vista da milioni di persone. Un professore dell’Università di Siena, Massimo Bucciantini si chiama, la ha citata, in una biografia dell’anarchico Pietro Gori uscita per la casa editrice Einaudi, come la più bella e interessante tra le migliaia di esecuzioni che le sono state dedicate. Io adesso non la guardo quasi più perché del quintetto di esecutori sono l’unico sopravvissuto e mi tocca fare gli scongiuri.

Quella sera a casa della Zanolli cantai ‘Addio Lugano bella’ meravigliosamente e lei si emozionò molto, addirittura pianse: << Dopo questa esecuzione – disse – nessuno dovrebbe cantarla più! Io non potrei più sentire gli altri cantare. Mi piaci solo tu!>>

Pia mi regalò una copia del suo libro sul marito e io vi lessi un episodio curioso: quando  Bruno era ragazzo aveva incontrato una zingarella, o una contadina ora non ricordo bene, e tanto gli piacque che gli stampò un bacio sulla bocca. La ragazza però non gradì e lo morsicò lasciandogli sul labbro un segno indelebile.

Quando tornai a casa della Misefari le dissi che in quel caso si era trattata di una violenza bella e buona. Lei mi replicò che no, che Bruno era stato preso dal suo slancio anarchico e quindi andava giustificato.

L’episodio mi è tornato in mente leggiucchiando il libro <<L’invenzione del ribelle>>, pubblicato dalla casa editrice Città del sole di Reggio Calabria, in cui il mio amico Peppe Tripodi descrive la storia di Bruno ed anche dei suoi cedimenti verso il regime fascista; è un libro che offre una vasta documentazione sulla vita dell’anarchico di Palizzi ed anche delle distorsioni che di quelle vicende hanno fatto gli storici che si sono occupati di lui; e tra i distorsori rientrano a pieno titolo sia il fratello Enzo Misefari, che è stato anche mio amico, e la stessa Pia Zanolli.

Io per mio costume, come dice il Vangelo, non giudico mai per non essere giudicato: ma mi sembra verosimile, anzi senz’altro vero alla luce della documentazione del libro, che la giustificazione per l’episodio del bacio alla zingarella abbia la stessa radice della giustificazione dei compromessi col regime fascista: insomma l’anarchico, come il re di un antico proverbio, <<non fa cuorna>>.

Devo anche ricordare che l’autore del libro ha scritto un mio ritratto di venti pagine sulla più importante rivista culturale del Novecento, <<Belfagor>> fondata da Luigi Russo; nei quattrocento e più ritratti pubblicati in più di sessanta anni di vita della pubblicazione, e dedicati ai personaggi più rilevanti della storia mondiale, di calabresi compariamo soltanto io, Saverio Strati e Corrado Alvaro. 

*GIUSEPPE TRIPODI, L'INVENZIONE DEL RIBELLE, Città del Sole edizioni, 2020.
**L'invenzione del ribelle sarà presentato il primo settembre alle 21,15 nel salone di Spazio Open di via Dei Filippini, 23, 25 da Claudio Cavaliere, Sandro Vitale e Franco Arcidiaco che ne discuteranno con l'autore.