L’INTERVENTO. La terra ti sia lieve, Governatrice. E perdonaci tutti

L’INTERVENTO. La terra ti sia lieve, Governatrice. E perdonaci tutti

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“Sono io la morte e porto corona, e sono di tutti voi signora e padrona, e così sono crudele così forte sono e dura, che non mi fermeranno le tue mura…”

Jole Santelli è morta. Lasciando sgomenti tutti, amici, nemici, avversari politici, gente comune. Appiattendo in un colpo solo differenze, idee, ostilità, sberleffi. Uno schiaffone alla nostra spavalda intelligenza. Un calcio in bocca a ragionamenti e logica. Una sacrosanta coltellata all’odio politico e all’istinto di sopraffazione. Un sudario steso su presunzioni e supponenze.

La morte modifica i punti di vista in modo irreversibile, tutto assume significato diverso, la nostra comprensione si dilata e quello che improvvisamente ci appare mortifica ogni intelligenza. Siamo delle povere creature smarrite che si atteggiano a superuomini, siamo le formichine del cosmo, gli scarafaggi della storia, insignificanti esserini che si dimenano per accaparrarsi una mollica di pane. Litighiamo, ci odiamo, combattiamo e poi – zac- un colpo di falce ci sistema sprofondandoci nel baratro e nell’angoscia della nostra mortalità.

Così quella tarantella trasmuta nella nostra percezione: da ostentata manifestazione di politica ridanciana diventa (quanto, quanto siamo stupidi) inno alla vita e manifestazione d’orgoglio, di resistenza, di forza, di male celato, di tragedia imminente. L’orchestrina del Titanic continua a suonare, è così bello morire cantando e ballando, l’oceano gelido che incalza e che alla fine sommergerà tutti, inghiottendoci nel suo buio senza fine.

Persino quel faccione da monna lisa calabrese si modifica nel ricordo. Cosa nascondeva quell’espressione da signora rinascimentale, adesso lo sappiamo: era dolore distillato, che ci afferra e ci mortifica, ci redime e ci piega.

La terra ti sia lieve, governatrice. Perdona i nostri latrati di uomini avvinghiati al fango. Adesso puoi farlo, balli sulle nuvole, e sei così distante dai nostri affanni da permetterti anche il gesto d’amore supremo. Nessuno è cattivo davvero, e quando lo siamo è solo perché dimentichiamo la vera signora e padrona, la Morte, che ti ha ghermito a tradimento, e ci ha restituito la consapevolezza, e il desiderio di starcene in silenzio.

 “Sei l’ospite d’onore del ballo che per te suoniamo, posa la falce e danza tondo a tondo, il giro di una danza e poi un altro ancora, e tu del tempo non sei più signora”.

*(la canzone citata è Ballo in Fa Diesis di Angelo Branduardi)