LA RECENSIONE. Profazio, Gratteri «u boi sarvaggiu» e la svista

LA RECENSIONE. Profazio, Gratteri «u boi sarvaggiu» e la svista

Profazio

Le profaziate, brevi componimenti ironico-riflessivi inventate da Otello Profazio, furono pubblicate settimanalmente su «La Gazzetta del Sud» dall'anno 1987 in avanti, per tutta la cosiddetta stagione di «tangentopoli» e fino all'epoca berlusconiana (diciamo 2010).

La satira del Cantastorie colpiva in primo luogo i potenti, come è giusto che sia, ma neanche le seconde file (partiti di opposizione, sindacati, intellettuali, giornalisti) potevano dormire sonni tranquilli; quando meno se l'aspettavano toccava anche a loro spalmare, sulle dolorose punture, unguenti ristoratori. 

I lettori del giornale, anche quelli che non ne condividevano la linea, ne aspettavano l'uscita magari solo per tuffarsi in quello speciale speakers corner che aiutava a iniziare bene la giornata.

Poi, i potenti si sa che hanno memoria lunga, uno dei profaziati che contava, per conto proprio o per conto terzi e per via degli introiti pubblicitari, pretese ed ottenne dalla direzione della «Gazzetta» che quella voce troppo libera e disinibita fosse ridotta al silenzio.

Dopo qualche tempo, mutato il clima e la direzione, alcune profaziate ripresero a circolare dalle pagine della «Gazzetta»; ma, oramai, anche l'idillio con i lettori fondato sulla regolarità delle uscite si era rotto e non fu più poesia.

Da qualche l'emittente crotoniate Video Calabria si è fatta carico di una riedizione televisiva delle migliori profaziate storiche; e altre, nuovissime quanto mai attuali, a quelle si sono aggiunte.

Chi vuole ridere e riflettere ad un tempo non ha che da digitare su Google Profaziate Video Calabria e mettersi comodo: sentirà dalla viva voce di Otello frecciate in libertà che fanno riflettere anche sulla condizione umana di questo inizio millennio.

Tra i nuovi profaziati non poteva mancare l'uomo più potente della Calabria, il procuratore Nicola Gratteri: amico di Profazio e, proprio per questo (amicus Plato sed magis amica veritas), non immune dalla sua corrosiva censura.

Anzi, chi digita su Google «Profaziate-Gratteri» troverà tanti video in cui, accanto agli ironici strali del poeta, compaiono le sicumere intemerate del magistrato; e, se avrà un minimo di pensiero critico, se ne farà una idea.

La prima delle due profaziate che pubblichiamo punzecchia l'«omniscienza» da maestro elementare, sia detto senza offesa per i maestri, che Gratteri spende e spande su carta stampata e trasmissioni televisive; soprattutto lì giornalisti-tappezzieri pendono dal labbro sibillino del loro ospite come se si trovassero di fronte a Pico della Mirandola.        

L’amico mio Gratteri
Nicola, magistrato,
dichiarò alla TV
chi a certa genti
non ci ll’ordinau ‘u medicu
di fari lu politicu.
Giustu ...
Però mancu a cert’autri
cci ll’ha ordinatu u medicu
di fari u magistratu;
e né a cert’autri ancora
cci ll’ha ordinatu ‘u medicu
di fari l’avvocatu ...
E infini eu dicu pure
chi mancu a certi medici
cci ll’ordinau ‘u zzi’ medicu
di fari medicina!!
Scusatimi ‘a sparata,
ma vi ll’aviva a diri: cazzulata!

Ed ecco la profaziata che chiude le nostre riflessioni: la fama de dottor Gratteri oltrepassa la nostra galassia per via della … retata facile. Lui lavora con discrezione: una intercettazione oggi, ripresa video domani, un pedinamento dopo domani per disorientare le sue belve che in genere appartengono alla specie homo ndranghitus calabrensis.

Gli inquisiti più ammanicati hanno qualche presentimento, qualche amico degli interna corporis manda loro segnali rischiando il concorso esterno, e loro si allarmano: preparano la valigia con gli effetti personali per evitare di passare una settimana in carcere senza radersi o senza cambiarsi le mutande, la notte vanno a dormire tardi per evitare di svegliarsi di soprassalto sotto i colpi della ruspa che bussa al portone, fanno le raccomandazioni importanti a figli e a gregari ancora non pregiudicati e aspettano.

Un mese, due, tre, un semestre intero: ma nulla succede. Pensano che la «notitia criminis» era sopravvalutata se non inventata, se la prendono con i concorrenti esterni, con Mattarella e con Papa Francesco, e allentano la tensione. La valigia la tengono sempre pronta ma tornano alla loro vita quotidiana mantenendo solo un indistinto cruccio in qualche remota voluta del loro cervello. 

Loro credono che la fiumara è passata ma non conoscono le radici contadine del dottor Gratteri, altrimenti …

Gratteri quando era ragazzo si alzava alle quattro di mattina per andare ad aiutare il padre a fare il fieno, così ha detto in una trasmissione televisiva in cui tuonava contro l'eccessiva accondiscendenza di genitori e nonni nei confronti degli adolescenti di oggidì.

Gli «homines ndranghiti», pure loro di origine contadina come il loro inquisitore, oggi trafficano più con i trattori e con le ruspe che con i buoi. E questo è male. Il dottor Gratteri li frega sempre perché lui, in gioventù, oltre ad aiutare il padre a fare il fieno lo avrà anche aiutato, di sicuro, ad addomesticare qualche bue selvatico. E sicuramente il padre, mentre lui rischiava di essere trascinato dall'irruenza della bestia, gli avrà gridato: «Corda longa, Nicola! Corda longa!» E lui, anziché tenere da corto il bue, gli ha lasciato trascinare la «paricchiala»; poi, stancato che quello si fu, lo ha tirato a se come se fosse un agnellino.

Ecco il dottor Gratteri ha mutuato da  quella esperienza giovanile la sua tecnica di lasciare correre un po' i «ndranghiti» ( a corda longa) e di tirare poi la «paricchiala» per ricondurli all'ovile che per loro è il carcere, li quattru mura, la «villeggiatura».

Certo gli «ndranghiti» di oggi non sono più quelli di una volta ma neanche Nicola Gratteri è quello di prima, quando la sola pronuncia del suo nome faceva tremare vene e polsi anche a chi aveva rubato la marmellata alla nonna: ha la sua età, fra qualche anno andrà in pensione, deve pensare a qualche incarico per la terza età (ministro e, perché no, presidente della repubblica; ne deve riparlare con Salvini).

E poi, con i computer e col copia e incolla, lui che ha fatto il fieno e ha addomesticato i buoi selvatici provocano qualche sussulto di insofferenza.
Insomma sarà stata la stanchezza, sarà stata la distrazione, sentite cosa gli è successo tempo.
Ce lo racconta Otello Profazio ne

LA RETATA
Certu ch’è forti
Nicola Gratteri
D’i ndranghitisti
Lu veru terrori.
Non bada al risparmio
cu li reclusioni:
tricentu seicentu
ndi manda in prigioni
e milli duemila ai domiciliari;
d’ogni erba fa un fasciu ...
oh chi scatafasciu.
Ma nt’a confusioni
perfinu ‘u Signuri
perdìu la berritta ...
e puru Gratteri
(melius abbundari quam deficèri)
figura nt’a lista d’u 41 bissi ...
Ma chi stati dicendu? Ma chi cosa scrissi?
Gratteri in prigioni! Ma chi storia è chista?
Non vi preoccupati, è stata una svista!