Il misterioso incanto della casa blu

Il misterioso incanto della casa blu

casablu

C’è questa casetta con le pareti esterne di un blu cobalto simile al colore dello Jonio di marzo, che se ne sta assisa ai margini della statale 106 come un monumento alla Calabria sognata, come un mistero rivelato, fonte di dubbi e interrogativi, suggestiva e inquietante, un sogno di mattoni e colori.

Da mezzo secolo ci passo accanto, in macchina, in scooter, in bici, e ogni volta lo sguardo si sofferma e nella mente si forma il punto interrogativo, il segno di punteggiatura che ha reso tale la civiltà. Ma di chi è, chi ci ha abitato, perché è abbandonata. Tutto attorno il litorale è fusione di vecchio e nuovo, di natura lussureggiante e costruzioni goffe, ulivi e vigneti, gelsomini e bergamotti, e lei, la Casa Blu, perfettamente incastonata come un vecchio diamante non lucidato, sembra spandere lezioni di storia e nostalgie infinite.

Ma quale è il motivo di tanta suggestione? Sarà forse il Blu cobalto, il mare riflesso o il cielo caduto; sarà l’abbandono quieto, la sua inaccessibilità apparente (ma da dove si arriva? Un mistero appena risolto), la sua resistenza al tempo. Saranno le nostre fantasie corsare, o quella nostalgia delle fiabe che cova in ogni animo, persino in quelli induriti come rocce. Saranno le immagini che evoca, paesaggi arcadici, la Calabria antica e profumata, la convivenza idealizzata tra terra e uomini, tra contado e possidenti. Sarà una suggestione o altra, ma la “Casa Blu” continua ad ispirare artisti, poeti e innamorati.

Da qualche tempo la proprietaria Maria Antonietta Zuccalà, che ha ereditato il bene da qualche anno, sta cercando in ogni modo di valorizzarla e rendere fruibile. Visite guidate, raduni spontanei, la curiosità e l’entusiasmo aumentano di giorno in giorno.

Il luogo ha suscitato interessi molteplici: La scrittrice Valeria Siclari ha da poco pubblicato un libro intitolato “La Casa Blu”. Fotografi fanno la fila per effigiarla.  Il famoso regista Luigi Parisi (già autore di opere d’importanza nazionale) confessa il suo innamoramento per il sito e gira un corto, tra misteri, fantasy e riflessione culturale. Il film coinvolge mass media e istituzioni, il comune di Motta S. Giovanni apre il suo territorio per facilitarne le riprese, rivelando la bellezza sconvolgente del luogo. Ci si arrampica fino alle porte del cielo, respirando lo Jonio, e ti ritrovi alle soglie dell’Eden. Il regista s’inebria di beltà, e la creatività vola. La Casa Blu diventa motore della nostra spinta a cercare l’armonia, i fantasmi diventano familiari e non fanno più paura, anzi si trasformano nell’innocenza, quella perduta dal nostro mondo vicino alla catastrofe, quella agognata da chi ancora è capace d’innamorarsi di una casa dipinta di Blu, come il riflesso del Mar Jonio.