PASOLINI, LA SUA LEZIONE 45 ANNI DOPO

PASOLINI, LA SUA LEZIONE 45 ANNI DOPO

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Sono passati 45 anni dall’assassinio di Pier Paolo Pasolini. Il 2 novembre 1975 resta una data scolpita nella storia di questo Paese. Una data che richiama la sua memoria. La sua lezione – oltre e al di là i suoi film, i suoi libri – resta immortale, piena e densa, come i suoi scritti memorabili che ci regalò soprattutto sulle pagine del Corriere della Sera. Ci regalò lo sguardo su una nazione con gli occhi di un profeta, oggi attuale più che mai nel pieno della tragedia della pandemia da corona virus.

Ci piace per questo motivo ricordarlo con quattro delle sue profezie che nel tempo buio che stiamo vivendo sono attuali più che mai.

UNO. Seri bisogna esserlo, non dirlo, e magari neanche sembrarlo! Seri si è o non si è: quando la serietà viene enunciata diventa ricatto e terrorismo!

DUE. Prevedo la spoliticizzazione completa dell'Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi.

TRE. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e com’è.

QUATTRO. Io credo nel progresso, non credo nello sviluppo. E nella fattispecie in questo sviluppo. Ed è questo sviluppo, semmai, che dà alla mia natura gaia una svolta tremendamente triste, quasi tragica.

Pasolini 45 anni fa con il suo sguardo lungo aveva intravisto tante cose…