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SUD. Calabresi poveri e scansafatiche: colpevoli! DANIELE

SUD. Calabresi poveri e scansafatiche: colpevoli! DANIELE

pes        di VITTORIO DANIELE* - La condizione sociale ed economica, si sa, può essere una colpa. In Inghilterra, fino all'Ottocento, lo era la povertà. I poveri erano ritenuti oziosi scansafatiche e la povertà una colpa, in alcuni casi assimilabile alla delinquenza. Non circostanze sociali, non il fatto di essere nati poveri, di aver ereditato, cioè, la povertà; bensì, l'indole, il carattere, la ragione della condizione sociale dei poveri.

Nel 1913, Henry Goddard, famoso psicologo americano, propose di sottoporre gli immigrati che a decine migliaia sbarcavano ad Ellis Island ai test d'intelligenza. Ebrei, ungheresi, russi, italiani, vennero, così, sottoposti ai test. Analfabeti, affamati, stremati dalle fatiche del lungo viaggio, smarriti, totalmente privi di qualunque conoscenza dell'inglese, gli immigrati conseguivano bassissimi punteggi nei test. Goddard stabilì che l'80 per cento degli italiani, degli ungheresi e dei russi erano feeble-minded, "quasi idioti". Sostenitore dell'eugenetica, propose rigidi limiti all'immigrazione negli Stati Uniti. La storia è nota. Quegli italiani spauriti e affamati non erano affatto geneticamente idioti, come dimostrarono, con il loro contributo al successo americano, i loro figli e nipoti.

Alla fine dell'Ottocento, Lombroso, Sergi e Niceforo, autorevoli studiosi, sostennero che l'Italia era popolata da "due stirpi", due razze. Una di queste viveva al Nord, l'altra al Sud. Quest'ultima aveva caratteri suoi propri, una sua "psicologia" dovuta all'influenza di popolazioni mediterranee, africane o mediorientali (eccetto i Greci, puntualizzava Lombroso). Eccitabili, impulsivi, deboli nella volontà, sebbene intelligenti, affermava il siciliano Alfredo Niceforo, gli italiani del Sud avevano un'indole inadatta al progresso sociale e civile. Antropologicamente propensi alla vendetta, al crimine violento, all'omicidio.

Nel 1951, in un volume intitolato "La questione meridionale", Friedrich Vöchting scriveva che l'Italia meridionale era storicamente abitata dalla razza mediterranea. Era, quello mediterraneo, "un tipo pre-ariano di piccola statura, dal colorito bruno, dal cranio allungato". Senso dell'atavismo, volontà meno sviluppata, uso della malizia e dell'inganno e, soprattutto, profondo di scetticismo erano i caratteri morali di quella razza, dalla cui influenza nefasta originavano i mali del Mezzogiorno.

Alcune idee sono dure a morire. Non bastano i fatti, il buon senso, la logica a confutarle. Come un fiume carsico, alcune idee sembrano scomparire nel corso della storia per, prima o poi, riaffiorare. Così il pregiudizio antimeridionale. Mai scomparso davvero, presente in parte della pubblica opinione nazionale ed estera, amplificato dalla politica leghista, dalle invettive apertamente razziste, riappare anche nel dibattito scientifico.

Nel 2010, Richard Lynn, professore all'Università di Ulster, pubblica un articolo in cui sostiene che i divari tra Nord e Sud nel reddito, nei livelli d'istruzione e anche nella statura dipendono da differenze nel quoziente d'intelligenza. Il Mezzogiorno è arretrato perché i meridionali sono geneticamente meno intelligenti dei settentrionali. È, dunque, nella "natura" dei meridionali, nella loro biologia, la loro vera colpa. Poco o nulla c'entrano le condizioni economiche, la geografia, la politica, le istituzioni.

Alcune idee possono essere pericolose. Lo sono quando diventano luogo comune e stereotipo. Così, in questi anni, è divenuto luogo comune che se il Sud è rimasto indietro la colpa è in buona misura, se non tutta, dei meridionali. Sono loro che non si ribellano, che non pretendono che le cose funzionino. Sono i meridionali - tutti, indistintamente, grandi e piccini - ad accettare tacitamente lo strapotere mafioso, se non ad esserne complici, collusi. A nulla vale ricordare i nomi dei meridionali morti per essersi ribellati alla mafia. Cifre senza alcun fondamento alimentano l'immaginario collettivo, la diceria dell'untore. Intere regioni vengono considerate perdute, intere popolazioni pensate non come vittime del sopruso, ma tacitamente complici. Se la sanità, la giustizia, la scuola, le ferrovie, gli uffici pubblici al Sud funzionano male, la colpa è sempre dei meridionali. Di tutti, indistintamente: del padre di famiglia, del disoccupato, dello studente, della casalinga... Sono loro a non protestare.

Non più soldi al Sud: i fondi si sprecano o vanno tutti alla mafia. Inutile ricordare che la spesa pubblica al Sud è pia bassa di quella che va al Nord, constatare che la corruzione ammala tutto il paese. I meridionali: sfaticati che pretendono assistenza pubblica. Esattamente come si pensava dei poveri nell'Ottocento.

Il pericolo di alcune idee è che fanno presto a diventare pregiudizi. E i pregiudizi, si sa, prevalgono sui ragionamenti e sui fatti. Il numero di bambini che hanno accesso ad asili nido e servizi per l'infanzia è, al Sud, incomparabilmente pia basso che al Nord. La qualità delle scuole e i risultati scolastici mostrano un paese diviso, con gli studenti meridionali sistematicamente indietro. Al contrario, disoccupazione, povertà, indigenza affliggono le famiglie del Sud molto più di quelle del Nord. Le probabilità che un ventenne meridionale non trovi lavoro sono assai pia alte di quelle di un suo coetaneo settentrionale. Se questo è il contesto, quali saranno gli esiti è facile prevederlo.

Si sa, la fortuna di un individuo nella lotteria della vita dipende da molte variabili. Contano la famiglia, la genetica, il contesto sociale. In Italia, conta enormemente dove sei nato. Se sei nato in un paese dell'Aspromonte, in un quartiere povero di Napoli o Palermo avrai molte probabilità di nascere da genitori poveri e con basso livello d'istruzione. Non avrai un asilo nido da frequentare. Parlerai solo il dialetto. Avrai servizi pubblici, inclusi quelli scolastici, di qualità mediamente scadente. Non avrai cinema, teatri, associazioni, oratori. Poiché i primi anni di vita sono cruciali per lo sviluppo futuro, le tue potenzialità cognitive non si realizzeranno appieno. Non saprai quale sia, eventualmente, il tuo talento. È assai probabile che lascerai presto la scuola. Correrai il rischio di perderti, di delinquere. Sarai comunque etichettato, difficilmente sfuggirai dai vecchi e nuovi pregiudizi che oscurano la tua terra.

Quando ci si dimentica delle radici sociali, economiche e anche culturali - sì, culturali - del ritardo del Sud, il dibattito si alimenta di stereotipi e pregiudizi. La condizione sociale ed economica tende, così, ad essere considerata una colpa. Non si penserà pia, come un tempo, che compito di un paese che voglia dirsi unito è quello di assicurare medesimi diritti ai suoi cittadini, analoghe uguaglianze nelle opportunità. Si continuerà a far finta che il mondo sia piatto e che le opportunità siano le stesse per tutti. Che nascere in Aspromonte o in Trentino non faccia alcuna differenza e che il contesto sociale non conti. Come Goddard, Lombroso e suoi epigoni, si penserà, infine, che siano differenze innate a determinare le sorti degli uomini e che, dunque, nulla possa esser fatto per cambiarne i destini.

*Docente di Economia politica, UniCZ.