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RECENSIONE: Racconti in tre tempi di Rossella Scherl. NUCERA

RECENSIONE: Racconti in tre tempi di Rossella Scherl. NUCERA

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di IDA NUCERA  -

“Non si scrive per ispirazione, la scrittura è fatica, è applicazione, ritornare all’input, tagliare. Ti trovi a tu per tu con il foglio bianco, la penna, la paura di essere inadeguata…”. Questo il convincimento di una donna che non desidera essere chiamata scrittrice, ma preferisce dirsi “scrivente”. Rossella Scherl,  giornalista residente a Roccella Jonica, con forti radici istriano-partenopee, giornalista di “FimminaTV”, ha presentato a Reggio Calabria, lo scorso mercoledì il suo ultimo lavoro dal titolo “Racconti in tre tempi”, edito da Città del Sole nella collana “La bottega dell’inutile”curata da Maria Zema.  La scrittura è parte essenziale della  vita dell’autrice, un file rouge che assume tutte le sfaccettature e i colori della vita,  dove gli infiniti frammenti della quotidianità trovano compiutezza e sintesi nel cercare e scrutare degli occhi e del cuore, nel delineare della penna paesaggi dell’anima su pagine bianche.  Un impegno di vita che si fa responsabilità, mestiere e tante altre cose ancora, come la comprensione di sé attraverso il suggestivo gioco di rimandi dello specchio tra l’autore e i suoi personaggi. A volte lo scrivere diventa una sorta di segreto e raffinato rituale interiore, appena espresso dal vezzo di chi sceglie, come Rossella, quaderni vergati fitti da un’infinità di penne, stilografiche e inchiostri di ogni tonalità. Dopo aver letto le pagine di Racconti in tre tempi si intuisce che la raffinatezza dello stile e la scelta della brevità sono solo l’altra faccia della medaglia, forse lo strumento per mettersi al riparo da tutto ciò che della vita va raccontato, anche se brucia,  fa male, è ombra e fango che  sporcano le mani.    

 La formula del reading scelta per la presentazione, fa parte di una serie fortunata di incontri con gli scrittori, presso il Malavenda Cafè, di via Zecca,1 gradita agli spettatori per taglio originale, cui può giovare una maggiore creatività nella disposizione della sala, per una fruibilità dell’ascolto e della partecipazione migliori.

L’ introduzione/intervista al libro ed all’autrice, curata da Letizia Cuzzola,  ha permesso di conoscere la scrittrice più da vicino. La conversazione sciolta e vivace ha riservato un colpo di scena finale: sulle note dell’ultima domanda, altre impreviste interrompevano il dialogo, quasi un irruzione di personaggi  sconosciuti in cerca d’autore… Il libro d’incanto prendeva vita, corpo, occhi, emozioni che si intrecciavano alle note di un violino. Bravi gli attori, Nuccia Macrì, Marco Musitano, Alessandra e Chiara de Liguoro del Laboratorio teatrale Sole Luna di Roccella ad interpretare alcune pagine, coinvolgendo emotivamente lo spettatore. La scrittura della Scherl non può dirsi che scorra tiepida in un alveo tranquillo e scontato, appena lo si crede, ecco che il suo corso si fa tumultuoso, minacciando di travolgere il lettore impreparato. Svela una personalità forte e complessa, con uno sguardo profondo e sensibile sulla realtà. Il dramma del quotidiano dai mille volti scorre tra le mani dell’autrice,  catturato in momenti precisi e consegnato in brevi e efficacissime istantanee.

Due elementi, di cui uno è attributo dell’altro,  racchiudono il libro: il tempo e la lentezza. La dedica nel libro  è rivolta a questo aspetto temporale della lentezza. “… una dimensione, spiega l’autrice, che stiamo perdendo. L’attenzione è rivolta ad altro. Si corre. Correre è un modo di fuggire”, anche se vano, perché prima o poi ,“Il silenzio, le ombre della sera ed i pensieri arrivano e devi farci i conti”. “Si scrive tanto e si legge poco” perché non si ha tempo, osserva la Scherl, che opta per una struttura particolare dei suoi racconti. Tre tempi diversi per leggerli, sempre ispirati alla quotidianità.  Il  tempo breve che serve per sorseggiare un caffè,  quello  “aspettando che bolla”, l’attesa dell’ebollizione dell’acqua per preparare un buon piatto di pasta, infine “con i piedi a mollo”, quello per gustarsi un tramonto con i piedi accarezzati dal ritmo lento del respiro del mare . Sempre lentamente.