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L'arrangiarsi, virtù e vizio dei calabresi. FRANCO

L'arrangiarsi, virtù e vizio dei calabresi. FRANCO

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di MARIA FRANCO -

Ha scritto Mara Rechichi, una delle migliori blogger calabresi,  che l’arrangiarsi, arte molto praticata in Calabria, aiuta a sopravvivere, ma fa anche morire: "Ché chi di arrangiarsi vive, di arrangiarsi muore" ( http://mararechichi.it/2014/11/20/arrangiarsi-mai-piu/)

Arrangiarsi fa parte del vocabolario che anch’io ho appreso fin dalla prima infanzia.

Nel senso di accontentarsi di poco sapersi industriare.

Il maglione è un po’ vecchio? Non importa, un altro anno ci si può arrangiare. La carne è poca? Basta mettere nel piatto più patate, ci si arrangia. Viene un ospite inatteso? Gli lasci il tuo letto e ti arrangi sul divano.

Un arrangiarsi che toccava un po’ tutti, nelle famiglie. Perché, se le donne si arrangiavano di più sul cibo (conosco una signora che spartiva il pollo lasciando per lei il collo), spesso i mariti si tenevano a vita un solo vestito buono.

Un arrangiarsi che spingeva in qualche modo a fare. No, non sono una sarta, ma mi arrangio a fare gli orli, a mettere i bottoni… Non sono una pasticcera ma mi arrangio a fare le torte… Mio figlio è un lavoratore, si arrangia a fare qualsiasi mestiere… Mio zio è contadino, ma si arrangia come falegname. (E gli orli, le torte e i lavori di falegname erano perfetti).

Ed era finalizzato a andare avanti, fare un passo più lungo della generazione precedente (aggiungere una stanza alla casa, far studiare un figlio, comprare un pezzo di terra).

Ovvero, una virtù privata capace di diventare virtù pubblica.

Poi, l’arrangiarsi è diventato non tener conto né di leggi né di sentimenti pur di fare il proprio interesse. Oppure l’approssimazione e l’incuria, i lavori fatti male, le cose lasciate a metà. Il sostanziale disprezzo di sé e degli altri.

Ovvero, un doppio vizio: pubblico e privato.

Dice Mara Rechichi che ne abbiamo abbastanza di arrangiarci, che dobbiamo passare, come gente di Calabria, dal sopravvivere al vivere.

A me, non dispiacerebbe che rispolverassimo il succo dell’antica capacità di arrangiarci, che, in tanti, conservano singolarmente e ne facessimo valore collettivo. Rimboccandoci le maniche e mettendo a frutto, a comune beneficio, tutti i nostri piccoli e grandi talenti individuali.