Direttore: Aldo Varano    

IL LIBRO. Gli anni al contrario nella Messina di Nadia Terranova

IL LIBRO. Gli anni al contrario nella Messina di Nadia Terranova

trrnv      di ALVA -

Gli  anni al contrario è un bel libro di Einaudi, fresco fresco di stampa, che consiglio a tutti. L’ha scritto Nadia Terranova, una scrittrice giovane nata a Messina e trapiantata a Roma. Racconta la storia di due studenti universitari messinesi che, più o meno nell’anno di nascita della Terranova (1978), stessi anni in cui a Messina si laureò chi scrive, s’innamorano e fin da subito non si comprendono perché quelli sono anni in cui tutto è capovolto.

Straordinario l’attacco del libro che in poche righe offre lo spaccato reale delle vita di migliaia di famiglie dell’epoca. La Terranova prende il lettore di forza e lo pianta coi piedi dentro la sua storia, lo incastra e lo tiene lì, fin quando non si arriva all’ultima pagina (144).

Bello il passo scelto per la seconda di copertina: “Non abbiamo mai usato lo stesso dizionario. Parole uguali, significati diversi. Dicevamo famiglia: io pensavo a costruire e tu a circoscrivere; dicevamo politica: io ero entusiasta e tu diffidente; io combattevo, tu ti rifugiavi. Se non ci fosse stata Mara (la loro bambina, ndr) ci saremmo persi subito, ma almeno non avremmo continuato a incolparci per le nostre solitudini. Quando penso agli anni trascorsi mi sembra che siano andati tutti al contrario”.

Ma la Terranova non ci propone soltanto la storia di un amore nutrito dagli equivoci che si fatica a intuire. In controluce, vero protagonista del libro, sono i ragazzi della generazione del Settantasette e il loro destino tragico che oscillerà tra terrorismo, droga e ripiegamento opportunista nel proprio “particulare” borghese.

Le generazioni spesso la propria storia non se la scelgono perché, uso un’altra frase che racconta il libro, “persino l’amore più forte può essere tradito dalla Storia”. E la storia di quei ragazzi fu segnata dalla terribile difficoltà di fare i conti col tramonto, subito percepito come definitivo, dell’utopia che i loro immediati predecessori del Sessantotto avevano costruito garantendo da lì a poco sarebbe nato l’uomo nuovo, il costruttore di una società finalmente liberata dal bisogno e dal profitto e che avrebbe consentito il dispiegamento totale delle potenzialità, dei sogni, dei sentimenti di tutti gli esseri umani finalmente uguali.

Arrivarono le sconfitte e le dure repliche della storia. Non fu facile tornare coi piedi a terra e riprendere a camminare nella società dei genitori dei due protagonisti (un ex fascista rimasto tale - o quasi - e un comunista del Pci disincantato e imborghesito fino all’imbarazzo) dopo quell’accumulo di sogni e speranze canaglie. E’ in questo quadro che si consumeranno le scelte e i sentimenti che, per una parte importante dei ragazzi del ‘77, si concluderanno nella tragedia.

Le ricostruzioni degli ambienti, delle sensibilità, il linguaggio e gli atteggiamenti vengono rovistati con una scrittura sempre sobria, asciutta e nitida che non s’allontana mai dal filo della storia e resta distante da cadute retoriche ed enfatiche sempre in agguato in questi casi. Gioca un ruolo molto sullo sfondo, la città dello Stretto. La Messina borghese, soddisfatta e lontana dalle inquietudini e dalle punsioni delle nuove generazioni con le quali sembra non avere rapporto alcuno se non quello del paternalismo e dell’ostilità.

A fine libro, assieme a una storia struggente e drammatica, resta al lettore una comprensione più lucida di quel periodo e, in qualche modo, delle radici antiche della crisi del prestigio delle utopie, della politica e dell’impegno che sono ancora segni del nostro presente storico in attesa di essere cancellati.

*Nadia Terranova, Gli anni al contrario, Einaudi 2015, 16 euro.