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LA MAIL. A proposito di Teorema Mezzogiorno e del divario

LA MAIL. A proposito di Teorema Mezzogiorno e del divario

il divario   di VITTORIO DANIELE* -

Caro Aldo, ho letto con interesse - e largamente condivido - il tuo articolo sul “Teorema Mezzogiorno”. Mi sfuggono, però, forse perché aperte a diverse possibili interpretazioni, le considerazioni del punto Tre. Il ruolo della borghesia e degli intellettuali meridionali - o di altri ceti cui ti riferisci - non è affatto nuovo nella rappresentazione del "teorema Mezzogiorno".

Anch'io penso che il divario economico tra Nord e Sud sia destinato a rimanere più o meno invariato nel tempo. Non è una questione di capitale sociale, di antropologia o di genetica; né di teoremi, né di classi dirigenti. Il divario Nord-Sud è il risultato del processo d’industrializzazione, territorialmente squilibrato, del Paese. Poiché la fase di industrializzazione è cessata negli anni Settanta, il ritardo del Sud è ormai consolidato e non potrà essere completamente colmato, salvo cambiamenti radicali nei processi economici che, al momento, però, non si vedono. Il divario su cui realmente dovremmo riflettere, perché legato al ruolo del ceto politico e dirigente nazionale e locale, è quello "civile". 

È il divario nei servizi pubblici di base; riguarda la tutela dei diritti di cittadinanza e l'eguaglianza sostanziale tra tutti gli italiani. Sono le disparità nel funzionamento della sanità, della scuola, della giustizia, dei trasporti e degli altri servizi fondamentali. Questi divari largamente dipendono dalla qualità dell’azione pubblica – statale e locale – e potrebbero, perciò, essere ridotti o eliminati del tutto. In tutti i grandi paesi esistono divari economici regionali più o meno ampi. Non credo che esistano - in Europa - paesi con divari civili così profondi come quelli che caratterizzano l'Italia.

 

Per quel che riguarda il ruolo delle classi dirigenti, è un discorso che mi sembra quasi incomprensibile. Da 130 anni almeno si discute delle colpe delle classi dirigenti meridionali. Tutti sono d'accordo nel trovare responsabilità nelle classi dirigenti del passato, incluse le classi dirigenti del momento (di ogni momento storico, intendo) che, a loro volta, saranno accusate da quelle che verranno dopo. Gli intellettuali, alla ricerca di responsabilità storiche, parlano di fallimenti e di occasioni mancate, d’inadeguatezza della politica o di debolezza della borghesia... Qualcuno dice che al Sud prevalgono istituzioni estrattive, mentre al Nord istituzioni inclusive. Le cause delle differenze sociali e istituzionali sarebbero profondamente radicate nella storia, anche remota, del Sud. Il ritardo attuale sarebbe il retaggio di passate dominazioni - di Normanni o Borbone - cui si fanno risalire i "mali sociali e istituzionali" del Mezzogiorno. Trovo noiosi, spesso infondati e sempre poco utili questi ragionamenti. Ma è un discorso lungo. Magari un giorno ne parleremo...

 Ciao, Vittorio  

 

*Uni Magna Graecia