Direttore: Aldo Varano    

LA RECENSIONE. L’oltre che portiamo dentro, di V. Filardo

LA RECENSIONE. L’oltre che portiamo dentro, di V. Filardo

lltr    FILIPPO CURATOLA -

 Che strano! Quattro sole parole per il titolo di un libro e due di queste avverbi. L’oltre che portiamo dentro.

C’è tutto in quell’oltre e tutto in quel dentro; perché se l’oltre è, in un certo senso, senza limiti, infinito nella sua pur inesorabile finitezza; dello stesso spessore è quel “dentro”, dove l’oltre si trova custodito.

Il dentro non potrebbe custodire quell’oltre, se non avesse la capacità di portarlo.

E poiché l’oltre non indica soltanto lo spazio, ma anche il tempo; e con lo spazio e il tempo indica anche il pensiero, che cammina … dai sentieri della logica a quelli della intuizione e perfino del sogno … il “dentro” diventa in qualche modo un “mondo”, difficile da percorrere e da visitare d’un colpo.
Puoi farlo solo in piccole tappe, una alla volta; e gustare - di volta in volta - un insieme di scenari impensati.

L’oltre che portiamo dentro” di Vincenzo Filardo compie questo viaggio, che è più di un’avventura: racconta, infatti, il cammino che egli ha compiuto; e permette al lettore non semplicemente di leggerlo, ma di riviverlo.

Pagina dopo pagina - se entri lungo questi sentieri - ti accorgi che stai camminando. Più di una volta ti fermi. E ti domandi se Filardo racconti di sé o di te.

E ti trovi - all’improvviso - ad essere insieme un lettore e un protagonista del libro.

E vai avanti fino alla fine…

Cominci il viaggio da Canzoni e dialoghi e vai avanti per settantuno piccole tappe, che sembrano non finire mai. E quando immagini che una sia simile all’altra, ti accorgi, appena la raggiungi, che è diversa.

Parti dal cuore … “O cuore che siedi / che aspetti e disperi/ che incontri la sera, / i dispetti e gli averi”…; ti fermi nei luoghi, contempli i pensieri, tocchi la solitudine…”solitudine assisa / concisa e recisa, / dal dolo e l’affanno / dal nolo e l’inganno”…

Incontri la sofferenza, il sorriso, la gioia, gli sguardi… incontri una donna, poi l’altra… le donne, il fuoco, la danza… Vivi le feste, la musica, le tempeste… Sogni la libertà, combatti, desideri, cerchi… perfino il mistero ti raggiunge, un’orma dell’Eterno….
E ad ogni tappa vai “oltre”. Nulla ti basta.
Ti trovi come immerso in un oceano sconfinato, un mare, dove ogni onda è una storia, racchiude un mistero… “vita di mare / che contiene ed avvolge / un mare di vite”…

***

E qui “Canzoni e Dialoghi” diventano prosa: passa, Filardo, dalla poesia alla prosa. Ma come nella poesia c’era il “racconto” della vita e dei suoi scenari, così nella prosa c’è la “poesia” dei sentieri che egli percorre, con la parola che cerca un rifugio e il silenzio che cerca un riposo.

E parla Filardo del “bimbo” dal “piccolo viso furbacchione”, del riscatto della gente del suo paese, del lavoro nei campi, della semplicità dei rapporti; parla del “balcone di casa” “sul contrafforte delle Serre vibonesi”, da dove ci si affaccia verso un mondo di desideri; degli occhi di un bimbo che sogna cosa fare da grande; di un “raro incontro”, vissuto nella Grecia della cultura, tra la notte del tempo e la notte dell’anima; sull’equilibrio si sofferma tra la vita privata e quella pubblica; e sulla ricerca continua delle sue “radici” calabresi, così vive per lui nel tempo vissuto a Torino…
Parla di un mondo di cose… fino all’offerta di una conversazione singolare con Baba Bedi, direttore del Centro di filosofia acquariana: una miriade di domande e risposte che toccano la vita, il lavoro, la fede, la ricerca, il male, i diritti, i soprusi: nella tensione verso una vita più alta. “Cosa significa vivere meglio?” chiede Filardo a Bedi. “Significa - gli risponde Bedi - realizzare se stessi realizzando gli altri”.

***

Un mare di scenari, un mare di vite. Tra le tante - e siamo all’Appendice ai Dialoghi - è la vita della Calabria e della sua gente, che non lascia in pace, con te che cammini, Filardo che scrive.
“La questione della Calabria e dei Calabresi” è per Filardo un chiodo fisso, un insieme di problemi che la politica non ha mai affrontato, forse, con la serietà dovuta. E’ singolare, nel contesto, l’offerta del “viaggio” di Pasolini e della sua corrispondenza con i calabresi.

Ma, non c’è solo politica in questa Appendice; c’è la società con le sue rivoluzioni, tra le quali la “rivolta dei cellulari”; c’è il tentativo di scoprire il senso di ciò che sta “oltre”, come nel racconto dell’esperienza vissuta a Medjugorie; c’è il fermarsi dinanzi al martirio del piccolo Claudio, segnale di un male che sta dentro di noi; c’è l’affacciarsi sul canto che diventa poesia in Lucio Dalla; c’è la necessità di un dialogo, che non escluda nessuno, come quello del Cortile dei Gentili, dove l’uno e l’altro si incontrano in una ricerca della Verità che li sorpassa.

***

E siamo alla chiusura del libro. Non ce ne poteva essere una più intrigante ed insieme incisiva: le Fiabe Clandestine.
C’era un volta c’è ancora oggi, con il sapore della scoperta antica, dell’attesa, dell’intrigo, della soluzione di un dilemma, della sorpresa che non ti aspetti… Il tutto immerso dentro quell’unico cammino che attraversa il libro di Filardo da cima a fondo: l’oltre che si trova dentro.

E ti accorgi alla fine che tu ne sei coinvolto. Cosa c’è oltre? Cos’è che non hai ancora dentro? Cos’è che hai dentro e ancora non riesci a vedere?

Vai avanti, lettore! Leggi e alla fine mi dirai che hai speso assai bene uno spazio del tuo tempo.

*L'oltre che portiamo dentro, Vincenzo Filardo, Città del Sole edizioni, 15 euro