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Agorazein. E Pinocchio illumina il ritorno di Calabria d’autore

Agorazein. E Pinocchio illumina il ritorno di Calabria d’autore

pin   di STEFANIA VALENTE -

La serata è stata un esperimento di “Agorazein”, verbo greco del quale non esiste traduzione in italiano né in nessuna altra lingua. Perché Agorazein è incontrarsi per raccontare, partecipare, condividere, scambiare. Insomma, Agorazein non si può tradurre con un vocabolo ma occorre una frase articolata che esprima il concetto in maniera complessa. L’Agorazein è un’esperienza.

Ed è su questa scia che ci è parsa riuscita, almeno dal ricordo degli applausi ricevuti nella giornata di esordio di Calabria d’Autore, che nella serata di Ognissanti è stata proposta la rilettura di uno dei libri più famosi di tutti i tempi: “Le avventure di Pinocchio”, di Collodi.

E’ un esperimento anche questo: un certo numero di persone salgono sul palco e diventano personaggi del racconto, leggono e interpretano ognuno con la propria personalità, svelando attraverso la lettura qualche sfumatura del loro carattere.

Presentati da Antonio Calabrò, attraversano il palco:

Carlo Menga, voce narrante, introduce la lettura dal “C’era una volta…” e ritorna sul palco ogni volta che il racconto rallenta per dare spazio ai commenti dello scrittore, Tiziana Calabrò, leggermente travestita da Grillo Parlante, con un che di vocina stridula e malinconica di colui che, pur dicendo sacrosante verità, alla fine prende una martellata sul capo,

Daniela Scuncia, agile interprete dei dialoghi tra Pinocchio e il Babbo Geppetto, recita l’amore genitoriale e i sacrifici annessi, nonostante la tirannia dei figli, e descrive la giustizia ingiusta del Paese degli Acchiappacitrulli, e la tristezza del burattino che diventa consapevole,

Eleonora Uccellini, travestita da Mangiafuoco, nera e barbuta, trasforma, attraverso un certo numero di starnuti, la cattiveria dell’abito e della presenza in compassione e nobiltà di un animo che si nasconde dietro una barba lunga, Daniela Mazzeo e Elvira Costarella, la Volpe e il Gatto, impellicciata una e imparruccata l’altra, prima muto il Gatto e interprete la Volpe di cattiverie approfittatrici dell’ingenuità infantile, poi muta la vanitosa Volpe e narratore il Gatto di malvagie furberie,

Pasqualino Placanica, imparruccato con turchini capelli, immerso nella interpretazione della fata bambina e in seguito della Fata adulta che baratta con Pinocchio la sua trasformazione in carne ed ossa in cambio della promessa di essere per sempre un “bambino perbene”.

L’avvicendarsi delle persone/personaggi sul palco, tutti dotati di una grande dose di ironia, è accompagnata dalla musica del “Burattino senza fili” di Edoardo Bennato e dalla colonna sonora del famoso sceneggiato di Comencini. Calabrò svolge il lavoro di raccordo e di sintesi, commenta e interpreta, elogiando la grande allegoria di Collodi in un finale poetico e vibrante.

L’esperimento pone in sinergia lettura, interpretazione, musica, travestimenti. Quanto si può diventare personaggio pur restando persona e quali riflessioni possiamo ancora trarre da un racconto vecchio più di centotrent’anni, queste e mille altre domande che ognuno può porsi a seguito dell’esperienza di stasera, riuscita come la precedente a guardare la sala della stazione di Santa Caterina gremita di gente e a ben sentire il calore degli applausi che ogni intervento degli ospiti genera.

Certo, Pinocchio è un capolavoro, il grande libro della vita, e ci vuole una buona dose di coraggio e un certo talento per interpretarlo.

Bentornati a Calabria d’Autore.