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L’EVENTO. Lettere di Camille Claudel al Festival dei Miti

L’EVENTO. Lettere di Camille Claudel al Festival dei Miti

lttr   di ANTONIO CALABRÒ -

La seconda giornata del Festival dei Miti Contemporanei si conclude nella suggestiva cornice del Castello dei Ruffo di Scilla. Dopo una breve visita guidata, che rivela l’enorme potenziale di bellezza e di fascino del luogo, va in scena “L’age Mur Niè, Lettere di Camille Claudel” , una rappresentazione con unica interprete a cura di Paolo Bignamini, con il tema di Medusa sullo sfondo e il male di vivere sotto le luci.

L’attrice Federica D’Angelo non si risparmia. Il gioco teatrale la innalza ad icona, la riveste di significati molteplici dai quali lei si fa soggiogare con la docilità di interprete consumata. Coinvolge nella narrazione, diventa ella stessa plasticamente opera di scultura, quell’arte costata la mente a Camille Claudel, e non ci risparmia né dolori né illusioni naufragate.

Nessuna illusione, nessuno sconto al placido desiderio di ritrovarsi viva. Immobile nella sua follia, pietrificata nei momenti felici, vittima e carnefice al tempo stesso. Riccardo III e il colore nella forma, le luci tra i capelli come novella Medusa della contemporaneità, scalza ed essenziale come un sentimento orfano di orpelli. E poi l’odio per l’amore, e l’amore per l’odio, e l’arte che giganteggia nello sfondo come un infinito impossibile da cogliere, la Medusa nella boccia dei pesci rossi come la sua mente sfiorita troppo presto. Esemplare narrazione del dolore, e interpretazione che alterna sguardi vivi a silenzi cimiteriali.

Gioco d’opposti, Teatro, musiche da Underground di New York (ma che in realtà sono canzoni della Gainsbourg), luci misurate e grande coinvolgimento emotivo, la storia misera di Camille diventa un chiaroscuro proiettato nella nostra immaginazione come metafora di perdizioni e di sogni smarriti.

Un fiore senza tempo, una corsa di Sisifo fino, inevitabile, al baratro della richiesta di pietà. D’amore, di comprensione. Un urlo che diventa pianto, la tragedia umana in quarantacinque minuti di monologo intenso, a tratti straziante, a volte ironico, e mai banale.

Una prova di Teatro che si spinge oltre i confini del banale e riconduce la dialettica dell’esistenza al palco e a ciò che si svolge sopra. Profondità e tensione emotiva, bravura dell’interprete e regia perfetta, la serata si conclude con un applauso lungo e meritato, ed è l’applauso tardo della vita a chi, come Camille Claudel, ne è stata vittima innocente come sono innocenti i sogni.

Il Festival dei Miti Contemporanei contribuisce in modo decisivo alla rinascita culturale della Calabria, con scelte coraggiose e di valore artistico notevole, e proseguirà in giro per la provincia fino a culminare Domenica con Monica Guerritore al Cilea per il suo spettacolo “Dall’Inferno all’Infinito”.