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REGGIO. Trent’anni dopo, finalmente il Castello

REGGIO. Trent’anni dopo, finalmente il Castello

il castello   di ALBERTO BARBARO* -

(rep) A parte le poche vestigia greche, romane e bizantine, Reggio non ha mai posseduto grandi monumenti o costruzioni che la connotassero storicamente riallacciandola al proprio passato o ad eventi e vicende storiche; a darle, in poche parole, “un’anima” intesa come appartenenza materna ad una comunità definita e connotata da una tradizione; condizione questa quasi unica anche nel territorio calabrese.

In realtà opere e costruzioni degne di nota ce ne sono state, ma quelle poche che c’erano sono state regolarmente, e quasi totalmente, spazzate via da terremoti, da smottamenti e da frane che, periodicamente e scientificamente, hanno ripulito e livellato il territorio e lo hanno reso, appunto, senz’ anima e e decisamente povero.

Unico monumento significativo rimasto a ricordo del passato della città di Reggio - sia per la sua imponenza che per i suoi collegamenti storici - pur dopo lo scempio della sua parziale demolizione ad opera di amministratori miopi ed ignoranti, paragonabile, ovviamente in più modeste dimensioni, alla devastante costruzione di via dei Fori Imperiali a Roma - era il Castello Aragonese, vero cuore ed anima di Reggio, anche per la sua centralità, in quanto ci ricordava e certificava il glorioso passato della città.

Ma era un cuore malridotto, più che altro un rudere, specialmente dopo l’incauto intervento di restauro degli anni’ 80 quando si era proceduto con possenti colpi di elefante meccanico contro le fragili e delicate strutture murarie fino a buttarle giù rovinosamente, tanto che i cittadini ed i turisti, passandogli vicino, nemmeno lo notavano.

E’ pertanto con incerte, ma speranzose aspettative sull’esito del recente intervento al “cuore” malridotto del Castello (la prossima attivazione della cardiochirurgia a Reggio è stato un buon segnale), che domenica pomeriggio mi sono recato alla inaugurazione del monumento dopo il recente restauro.

Salivo lentamente da via Valentino, e quando ho raggiunto l’incrocio con la via Aschenez ho avuto la stessa sensazione di stupore che colpì, secondo Chesterton, il visigoto Alarico quando, prima di saccheggiarla, giunse ed intravide dall’alto la città di Roma, splendente per i suoi monumenti e marmi.

Sugli spalti illuminati dalle torce (o fari?) dei soldati (o visitatori?) con elmi ed alabarde, scrutavano in basso e l’orizzonte per controllare l’arrivo di eventuali invasori, e, dalla zona dell’odierna stazione ferroviaria, giungevano segnali luminosi di fuochi che confermavano che non vi era alcun pericolo e tutto scorreva tranquillamente. Anche l’ingresso della galleria, che partiva dagli scantinati del Castello per sboccare a mare, era ben controllata e sicura ed illuminata da grandi torce.

Evidentemente deliravo, ma poco male. Ho goduto di una visione impagabile e di questa, non sapendo chi ringraziare in quanto le opere a Reggio sono ultimate dopo decenni dalla decisione di farle, ringrazio il nostro sindaco Falcomatà che ha avuto la fortuna di inaugurare l’opera.

Ora sappiamo chi erano i nostri antenati ed andremo spesso a visitarli nella loro suggestiva dimora.

*avvocato