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REGGIO. La Guerritore sbanca al Cilea

REGGIO. La Guerritore sbanca al Cilea

guerritore   di ANTONIO CALABRÒ -

Monica Guerritore si allea con la letteratura e sbanca il Cilea, decretando il successo del Festival dei Miti Contemporanei in un tripudio di applausi.

Il suo spettacolo “Dall’Inferno all’Infinito” è un grande omaggio alla parola scritta che nei secoli ha segnato il discrimine tra uomo e bestia; un viaggio di stampo alchemico del quale l’attrice, rivestita dell’Aura di un carisma sempre più forte, si fa al tempo stesso interprete e materia da plasmare ; la Pietra Filosofale che sceglie per mutare è la grande letteratura, da Dante a Flaubert, da Hugo a Leopardi.

Alchimia del dolore; scena spoglia e luce appena bastante, la Guerritore doma il palcoscenico con la sua semplice presenza, con la sua voce mutevole, con il ritmo a tratti forsennato di una recitazione coinvolta. Il suo personale inferno trova l’Alighieri in soccorso, le sue belve-guardiane diventano l’archetipo assoluto di un limite e la scusa per strappare la paura, per balzare sospesa sul vuoto, affrontando il male con però accanto la salvifica essenza della poesia.

La sua recitazione trascende le parole. Diventa animalesca e senza tempo. Assume suono di belva ferita e sospiro di amante schiacciata dall’amore; diventa, nel proseguimento dei brani letterari, magma infuocato scevro di ragione e di psiche; trasforma il metallo vile in oro, ingorda di comprensione oltre ogni limite umano, oltre quella Siepe dannata e beata che il Giovane Favoloso pone tra noi e l’Ultimo Guardo; affianca Paolo e Francesca e cede alla commozione, scrive con Pasolini a tutte le madri, diventa Paul Valery e poi Ugolino. Addenta la sua ricerca, sfianca la comprensione umana, prende le ferite e le allarga come in preda ad una volontà sciamanica d’infinito.

Non c’è quiete, né promessa di vita eterna; non ci sono metalli preziosi al termine del processo alchemico che, come tutti i processi alchemici, partono dall’inferno, dalla A Nera di Rimbaudiana memoria, attraversano gli stadi della trasmutazione e solo se colpiti dalla violenza sovrumana dell’appartenenza definitiva, dell’amore infuocato e doloroso, giungono a compimento.

Il suo compimento è il balzo della libertà. Il salto verso un cielo che smette d’essere cupola di vetro e diventa essenza stessa del divenire; Monica Guerritore smette d’essere persona e diventa poesia. Senza luci, senza costumi, senza voce impostata da fine dicitore.

Le basta “recitarsi”, spegnere l’ego, per tramutarsi nell’essenza leggiadra di versi e scritti. Non declama, non finge, non inganna : è lei, una grande artista che plasma l’invisibile, e che reclama, per tutti, un infinito rassicurante, sapendo però che alla fine tutto ciò che resterà, fragile ma sfavillante come l’oro filosofale, sarà il ricordo che lascerà.

E sarà un gran ricordo.

Il Festival dei Miti Contemporanei si conclude con questa eccezionale interprete, culminando nel suo percorso durato cinque giorni in giro per la Provincia di Reggio Calabria.

“Li spingemmo oltre il bordo. E volarono …” ( G. Apollinaire)