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UN DIPINTO ROSSO per il compleanno di Mimmo Martino

UN DIPINTO ROSSO per il compleanno di Mimmo Martino

mimmo-martino    di IDA NUCERA -

“Il buco nero che ci circondava si è allontanato…. Sentiamo che lui è vivo anche dalla risposta di tutti coloro che stasera sono qui. Adesso l’adrenalina è tanta perché l’organizzazione di questo momento è stata molto impegnativa….” L’emozione, Caterina Loprestri , “ma sono Caterita per gli amici”, la trasmette tutta intera. “Prima, durante le prove, ascoltare i tamburi è stata un’emozione incontenibile, ci dice. Il pensiero ai figli, che adesso sono dietro le quinte per gli ultimi preparativi, prima che tutto abbia inizio ed il nodo si sciolga, finalmente. Solo un accenno alla luce che si scorge oltre il buio di un’assenza straziante, come sogno, come progetto, speranza di una vita che continua e si afferma forte, perchè l’amore che è più forte della morte.

Eppure, appena le luci si spengono e cala il silenzio, il pugno allo stomaco arriva ugualmente, per quel profilo vuoto, magistralmente disegnato da mani che hanno di certo condiviso tanto con Mimmo Martino, come tutti, del resto, non ce n’è uno su quel palco che non sia lì per dire grazie ad un compagno di strada a cui deve tanto in fatto di crescita umana e artistica. Il disegno rosso del profilo ci lascia per un attimo come sospesi sul vuoto di un’assenza che non si sa come colmare, mentre le parole, immediatamente riconosciute di Paola Bottero, quelle che tra tante, quel giorno sono state tra le più incredibilmente vere, risuonano al buio. Sono un fiume in piena, forse troppo veloci, per evitare di inciampare sul dolore, ma ripetono la negazione urlata, “qualcuno mi dica che non è vero….!” che tutti proviamo alla notizia di una fine improvvisa, inaspettata e, secondo, le nostre povere categorie umane, ingiusta. Eppure qualcosa spinge oltre lo sgomento del vuoto e la violenza della lacerazione. Quel profilo, piano, si colma di presenza.

“Dipinto rosso ” non è sterile celebrazione della memoria, tanto per chiudere una porta, un capitolo, per glorificare una storia artistica e umana e metterci una pietra sopra, dipinto rosso è molto altro. E’ rossa la sua sciarpa con la “coppola di sita”, lì accanto ad una scatola che si apre solo alla fine. Rosso è un orizzonte, che è insieme scommessa e sfida, sul quale lo sguardo non vacilla, perchè intessuto con una rete che pare non aver mai fine, di amici sopra e sotto il palcoscenico del Cilea. Celebrare i suoi 60 anni significa fare festa, parlargli senza lacrime e senza paura di scivolare nel patetico. Non ce n’è stato uno solo che dicendo, dopo una canzone, o un brano, “Ciao, Mimmo”, lo abbia fatto senza pieno convincimento di rivolgersi ad uno che era lì. Da qualsiasi punto di vista, laicamente o, come nel video, di padre Giovanni Ladiana, che, seduto sotto l’altare, teneva tra le mani la stampella rossa ed il ricordo saldava la terra con il cielo, e insieme si scioglieva nell’abbraccio commosso con Claudio, il figlio.

Rossa è la vita che pulsa come il sangue, come il vino per festeggiarlo, possente come i tamburi di Luca Scorziello. Rossa è la lotta contro l’ingiustizia che abbiamo smarrito. Ed è altro ancora, la creatività e il coraggio dell’ironia di Mimmo Manglaviti, grafico, una vita fa, insieme a Mimmo, in un video molto intenso, con flash di momenti passati, quando i due amici percorrevano altre strade, prima che il secondo prendesse quella a tutti nota.

La serata, è stata pensata, spiegano Paola Bottero e Francesco Villari, partendo da quel pensiero più volte praticato da Mimmo Martino, “Un popolo senza storia è come un albero senza radici….”. Gli artisti, tantissimi, da non poterli contenere in queste righe, hanno rappresentato chi le radici, chi la linfa vitale che tiene insieme le prime con i rami, carichi di germogli, di foglie e di fiori. Tutti hanno dato il meglio di sé, in un caleidoscopio di colori diversi. Una restituzione grata a “quell’angelo claudicante…, al guerriero senza patria e senza spada, con lo sguardo dritto e aperto nel futuro”. I Mattanza scelgono non quello che ti aspetti, ma “Vitti na crozza” che si intreccia perfettamente alla finalità altra della serata. Lo spiega bene, la piccola grande donna degli sbarchi, Bruna Mangiola, che guida il Coordinamento ecclesiale per i migranti a cui andranno i proventi della serata, “Mimmo, alza di nuovo la voce per queste persone, coraggio, dice loro, scendete, venite, qui c’è gente che vi accoglie. Soprattutto mantenete alto il vostro sguardo”. Fino in fondo, con la lettera di Simone Martino, struggente e bellissima, dove gli occhi di un figlio si perdono e si ritrovano in quelli di un padre. Sul palcoscenico, gli si avvicinano in silenzio Claudio, Anna e Caterita che apre la scatola e prende in mano il filo rosso che non ha fine e passa di mano in mano a tutti gli artisti, mentre pensi che quel canto finale tanto atteso, che nessuno ha cantato, che avresti voluto sentire, “Nu servu e nu cristo”, non poteva che essere cantato tutti insieme, in piedi. Tenendolo dentro quell’istante senza fine in cui Mimmo alzava la stampella al cielo. Ed e’ giusto che sia così.