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LA RECENSIONE. Il Saltozoppo di Gioacchino Criaco

LA RECENSIONE. Il Saltozoppo di Gioacchino Criaco

gc   ANTONIO CALABRÒ -

Il romanzo si dipana attraverso più voci narranti, attraversa la storia ed i luoghi, si snoda con leggerezza affrontando le passioni, plana veloce nel buio dell’orrore e come un aquilone spinto dal vento di una fantasia esplosiva s’innalza verso la letteratura autentica.

Il Geco e la Ninfa, il turbine dell’umanità, il seme dell’odio che non conosce ragione, il mistero insondabile dell’amore e la sua potenza inesorabile, che stravince il confronto con la pulsione di morte e con la volontà di potenza. L’uomo che svanisce dietro destini ingrati, e le stupidità ricorrenti ed infine lei, la donna, tessitrice di pace, dea-ragione che illumina le tenebre dei secoli.

Azione e movimento; erotismo e indagine psicologica ferma al necessario. Criaco fa proprie le “Lezioni americane” di Calvino, miscela Scerbanenco e Lehane , ci aggiunge Tarantino e Sergio Leone, e rende il tutto unico con una prosa semplice ma agguerrita, diretta e a tratti potente, e con la sua capacità di mostrare l’oltre, il punto di vista che non ti aspetti, la realtà nuda e cruda.

Nessuna demagogia; un romanzo è soltanto un romanzo. Nessuna lezioncina morale, nessun intento pedagogico DeAmicisiano, come oggi avviene in larghe fette della scrittura soprattutto meridionale, quasi desiderosa di espiare colpe risapute e tritate dal gran calderone dei luoghi comuni. Un romanzo è opera libera, e “Il Saltozoppo” è figlio di una libertà espressiva feroce, di una creatività immune al lassismo cortigiano, di una precisa volontà di coinvolgere e emozionare.

Con grande abilità Criaco, dopo un inizio che richiede il sacrificio della concentrazione, diventa penna viva dal ritmo Rock. Spiazza con la leggerezza, anche quando le pistole e i fucili cantano al ritmo dei Clash. La sua rapidità incalza il lettore: oltre il duemila, in tempi veloci, supera il limite della bassa frequenza dei mattoni contemporanei. Il libro si divora. L’esattezza della trama è ingegneristica, ma fuori dalle regole del buono e del cattivo. È molteplice, come le voci narranti e i punti di vista diversi. Ed è coerente fino alle sue estreme conseguenze: non ci sono eroi, non ci sono buoni, non ci sono sistemi che tengono.

C’è soltanto l’uomo e la sua solitudine estrema, che inizia presto e non termina mai. L’uomo e il suo male interiore, questa tigre senza coda che cerca risposte nelle sue follie metafisiche, questa sottospecie di bipede che insegue un sogno di felicità sparando, uccidendo, scopando e predando, questo eroe di cartapesta che non ha altra ragione, alla fine, se non quella di tramandarsi. Non ci sono il Bene e il Male, nel Saltozoppo: non cercateli affatto. C’è la ricerca – che non termina- di un senso, e alla fine una vittoria del raziocinio dovuta, ed è la grande novità per uno scrittore calabrese, alla Donna e alle donne.

Un’avventura spericolata. Un amore passionale e dalla poesia inquieta. Una trama audace e trascinante. Questo, e tante altre cose, è Il Saltozoppo. Un racconto che supera i suoi stessi limiti con la forza della narrazione, uno sguardo indiretto sulla realtà.

Esattamente ciò che la letteratura deve essere.