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L'INTERVISTA. Yosonu, action music senza strumenti

L'INTERVISTA. Yosonu, action music senza strumenti

Yosonudi AURELIA ARITO -

“Chi sono? Che faccio? Io suono”. Tutto suona, il corpo, gli oggetti quotidiani, i luoghi. Io suono quindi sono, e viceversa. Nasce da qui Yosonu, il progetto solista di Peppe “drumz” Costa, poliedrico musicista calabrese dotato di una spiccata intelligenza creativa e curiosità vorace. Un “one man orchestra”, compositore e polistrumentista atipico che fa musica contemporanea senza strumenti - o meglio senza strumenti convenzionali - e senza parole. Al centro solo il timbro, il ritmo desemantizzato, il suono. Quello del corpo - body percussion -, degli oggetti quotidiani e della voce, quest'ultima non considerata come mezzo per comunicare, ma come strumento che produce suoni. Questi gli unici strumenti su cui si sviluppa l'idea Yosonu. Bacinelle, tubi, lastre di metallo, oggetti a costo zero, talvolta dimenticati, trovati principalmente in casa o in giro per le città, vengono suonati oltrepassando la loro consueta destinazione d'uso per farsi altro, nuovo linguaggio, tasselli di una sinfonia diretta ed eseguita con maestria da Costa.

Lo incontriamo a Reggio, sua città di adozione – anche se spesso si trova in giro per l'Italia - da quando ha lasciato Monsoreto di Dinami, in provincia di Vibo Valentia, per frequentare la facoltà di architettura. Oggi che ha smesso di dire «sono un architetto» per un cammino fatto di musica a 360° e che abbraccia anche la didattica ed i laboratori di propedeutica musicale per bambini (questi ultimi nati parallelamente al suo percorso di studi della linea pedagogica Orff a Roma). «L'architettura mi ha aperto la mente – racconta –, ma sognavo, dopo tanti anni in cui ho suonato con diverse formazioni di generi diametralmente opposti - dal death metal al reggae - un progetto sperimentale da solista. Nel maggio del 2014 – prosegue - ho cominciato a lavorare seriamente al progetto». Crea così un pezzo - "The Deep" - ed un video, che carica su Youtube, che dà il via al suo progetto musicale senza strumenti. Nasce così Yosonu, non un semplice progetto «ma il risultato di più addendi che, nel loro insieme, non fanno solo somma ma sistema».

All'attivo un primo lavoro in studio col marchio Yosonu, “GiùBOX” uscito il 6 marzo. Un disco interamente registrato “home made” - anche l'artwork è stato realizzato da Costa - e successivamente sbarcato al Nunu Lab per mix e mastering. Alle spalle anche il “GiùBOX tour”, diviso in due parti, che ha toccato circa 60 città dal nord al sud d'Italia in club, teatri e centri occupati. Una dimensione quella del live che alimenta la creatività e l'improvvisazione di Costa che arriva sul palco con un approccio alla Jackson Pollock, action music in cui nulla è chiuso o programmato dall'inizio. «Arrivo sul palco – spiega - senza sapere quello che farò. Difficilmente dal vivo ripropongo il disco, preferisco una struttura più dinamica. Il mio live è molto Ikea lo costruisci come vuoi tu». Un'opera aperta che si appresta a sbarcare anche nei teatri, per un ulteriore esperimento di «rielaborazione dello spettacolo – spiega Costa – che vedrà crescere l'interazione con il pubblico». Un assaggio di tutto ciò sarà possibile sabato 28 novembre, al “Teatro Primo” di Villa San Giovanni, con il live “Paru Cera Paru”. Da una postazione elettronica, quella del GiùBOX, gli oggetti, il corpo e voci diplofoniche vengono registrati in tempo reale e mandati in loop. Un'evoluzione della sperimentazione di Peppe Costa in spazi non ancora esplorati del racconto e dell'esperienza sonora.