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L’INTERVENTO. Cola l’ingenuo tra politica e sensualità

L’INTERVENTO. Cola l’ingenuo tra politica e sensualità

cola ierofani   di SIMONETTA CAPANNA -

Rosaria, Lara, ‘Ndriola, Dolores, Irina, Jovanka, Suor Leda, la cugina Grazia e molte altre innominate si aggirano nell’universo erotico di Cola Ierofani, talvolta semplici fantasie, fantasie di concupiscenza.

Cola plasticamente le descrive, con infinita dovizie di particolari, ora traendo spunto da geometria solida e piana (cono, sfera, mandolino, clessidra), ora aggirandosi sui loro corpi come un cartografo che viaggia tra anfratti e colline della terra con fantasticherie sinuose, evocando colori, forme, profumi, afrori e morbidezze tattili, rifacendosi ad un universo di immagini concrete, con la stessa analiticità ossessiva con cui l’autore racconta i cibi, i colori e le forme della sua terra.

La sensualità è una delle cifre fondamentali di questo romanzo che si tinge di realismo inebriante o repellente, a seconda dei casi (vedi i corpi dei morti, ammazzati e non, uomini e animali).

L’evocazione del cigno alla fine del romanzo, il cui collo si insinua nel corpo di Suor Leda nell’ultimo impossibile abbraccio, è la sintesi di questa carnalità che percorre e irriga tutto il testo facendo di Cola, non un vitellone di provincia alle prese col narcisismo che annoiato si dà alla conquista del mondo femminile, una forza inarrestabile della natura alla ricerca di un corpo che la accolga.

Questi amori non lasciano traccia in Cola, fatta eccezione, forse, per la malinconia dei mancati appuntamenti con Lara e del rapporto con Grazia che poi si concluderà in matrimonio.

Lara e Cola si ritroveranno, quasi alla fine del romanzo, e riuniranno per qualche giorno le loro solitudini, rimpiangendo una storia che sarebbe potuta cominciare molto tempo prima ma che non era mai partita.

Ma non c’è tempo di ripensare per Cola che, al ritorno in Calabria e dopo la parentesi di Reggio Emilia, troverà il suo locale distrutto iniziando la fase discendente della sua parabola.

La storia con Grazia, sua moglie, invece, comincia e prosegue all’ombra della costrizione e della frustrazione (che però non impedisce altri amori); e sarà lei, alla fine, che lo accompagnerà alle soglie della morte.

In questo percorso, che parte da un postribolo di Messina e prosegue attraverso le donne di Reggio e di Peripoli e termina con la fantasia su Suor Leda (che ne aveva accompagnato i sogni nella fase centrale del romanzo) Cola è perseguitato da una omnivora sensualità (perfino Dolores Ibarruri che pronuncia il suo discorso per la morte di Togliatti è oggetto delle sue fantasie): omnivora ma innocente, che non chiede il permesso ma non pretende rivalsa: Cola è comunque sempre irrimediabilmente solo, incapace di rancori e possessività, trasgressivo ma inerme come i bambini; e pagherà questa ingordigia perenne di persona, senza mai chiedere nulla in cambio, altro che maschilismo!

Il persistente anche se sotterraneo motivo della solitudine è ben presente anche nei capitoli del viaggio in URSS; Cola, per sbaglio o per scelta inconsapevole, perde valigia e compagni e si gode da solo il viaggio in treno in compagnie delle quattro polpose slave (che lo vorranno ovviamente assaggiare), da solo riflette sulla realtà dell’Unione Sovietica, evita le riunioni ufficiali girando beato per Leningrado e Mosca, liberandosi dagli inviti e dalle riverenze al partito, su cui ironizza senza speranza.

Alla fine Cola scopre che il suo corpo, che era stato fonte di infinite soddisfazioni, lo ha ingannato: semplicemente si è sottratto al suo controllo e se ne va per conto suo. Egli si ritrova solo di fronte alle malattie e alla morte che lo coglie nell’ultima insoddisfatta fantasia.

Quelle passioni, ingenue ed esagerate, che lo avevano tenuto in vita, sono le stesse che lo hanno tenuto legato al suo partito per anni; la stessa ingenuità ha contraddistinto la sua passione politica per lasciarlo, deluso, di fronte al partito che si disfa, ai compagni in cerca di seggi e potere, ai politicanti di mestiere.

Lui di potere non ne ha mai voluto, né con le donne né con la politica.

La morte, mai messa nel conto del suo futuro, lo porta via all’improvviso nel pieno della sua trasgressiva e instancabile fanciullezza.

*Giuseppe Tripodi, Cola Ierofani, amori e politica nel secolo breve, Città del Sole Edizioni, 18 euro.