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CALABRIA d'AUTORE. Carmelo Loddo, poeta e sognatore

CALABRIA d'AUTORE. Carmelo Loddo, poeta e sognatore

CdA   di STEFANIA VALENTE -

Calabria d’autore ospita il secondo appuntamento con “Una stanza per il poeta”, rassegna sulla poesia di autori calabresi, curata da Carlo Menga e Daniela Scuncia. Apre l’incontro Antonio Calabrò, che invita sul palco, insieme a questi ultimi, l’ospite della serata e suo antico compagno di giochi e soprattutto poeta reggino Carmelo Loddo.

Loddo è un agente di polizia che scrive poesie, un poeta in uniforme, che si presenta con semplicità e simpatia, reduce da una recentissima menzione straordinaria al Premio Nosside, per la quale Daniela Scuncia ci legge le motivazioni, e già bastano a definire il personaggio.

La serata si srotola sul palco con la Scuncia e Carlo Menga che si alternano nell’intervista al poeta, nella lettura delle sue liriche, nel racconto della sua vita. Si susseguono sul leggio alcuni dei suoi componimenti tratti dai libri “In origine” e “Nelle briciole dei miei giorni”, letti con la leggera maestria della Scuncia o con la tecnica compostezza di Menga.

Loddo risponde sempre alle domande con un sorriso sereno.” Realismo?” Si, con moderazione.” “Romanticismo?” Si, certo, soprattutto”. “Pessimismo?” “Mah..l’unico pessimismo è relativo all’uomo, che non impara mai dai suoi errori.” “Ma,” aggiunge il poeta, da poeta vero, “alberga in me sempre la speranza di una redenzione consapevole da parte dell’umanità”.

Ascoltiamo liriche d’amore, sull’amore, sulle donne, sulla speranza, liriche sociali, sull’immigrazione, sull’ingiustizia, sull’ambiente e sulla morte, tutte contaminate da una suggestione onirica e visionaria che contraddistingue il poeta e lo porta a scrivere, oltre alle poesie, anche racconti fantastici e favole per bambini.

Il messaggio complessivo che arriva da questo artista è un messaggio positivo, passa attraverso la sofferenza e il dolore, ma si trasforma, anche attraverso la sua storia letteraria, in comunicazione di speranza, prova inconfutabile lo sbocco sulle favole, che sono tristi e a volte spaventose, ma recano sempre lo spiraglio luminoso di un’alternativa benevola.

La lettura di un brano da “Azzurra e il viaggio nell’oceano”, favola per bambini scritta dopo una contemplazione del cielo notturno di Sant’Elia, ci porta appunto in questo mondo fantastico esplorato da Loddo intriso della malinconia degli adulti e della meraviglia dei bambini.

Ci svegliamo dall’incanto con la voce della Scuncia che legge una bella poesia dedicata al nostro Calopinace ed una più drammatica ma bellissima tutta al femminile che ricorda i barconi della morte.

A Carlo Menga invece sono affidate le liriche visionarie e sognanti, popolate da stelle animate e stranezze animali, dove la fantasia del poeta si scarica libera. In sottofondo, proposte dalla regia di Marco Strati e di Antonio Calabrò, “la donna cannone”, “Samarcanda”, e la colonna sonora de “il bello, il brutto e il cattivo”, preferite del poeta, accompagnano le parole sul palco. Eppure Carmelo Loddo, stuzzicato dalle domande degli intervistatori, ama definirsi “poeta sociale” perchè ritiene principalmente che il ruolo del poeta sia quello di risvegliare le anime.

E le nostre, di anime, sono certamente risvegliate, a giudicare dagli applausi, con i quali salutiamo questo artista discreto e sognatore, portatore di speranza e di successi per la nostra Regione. Il pubblico soddisfatto si disperde condotto dall’odore delle crespelle, e si dirige verso i fuochi allestiti all’ingresso della stazione di Santa Caterina, dove si mangia, si beve e si chiacchiera, dove la festa continua.