Direttore: Aldo Varano    

SCRITTORI CALABRESI per A LANTERNA ------- PINA OLIVETI

SCRITTORI CALABRESI per A LANTERNA ------- PINA OLIVETI

a lanterna9

   di PINA OLIVETI

Ricordi di terra e di uomini

Arrampicata sui rami di un ulivo secolare, con lo sguardo perso nel blu del cielo,tra foglie e olive ormai mature, immaginavo un orizzonte infinito, dove il mare incontra il cielo e non la gola ampia e selvaggia dove scorre il Savuto e su cui affaccia il vigneto della mia famiglia, - da qui non vedo il mare! - gridavo, a mio padre che con mani callose, dissodava la terra dalle pietre.

In un secchio poneva le pietre, quelle più dure che i colpi della zappa non rompevano, li buttava giù, in un burrone, una ruga profonda della montagna che calava a picco sul fiume.

Mi raccontava, mentre sgretolava con le dita una zolla di terra, che le pietre dure e l'erbacce infestanti, vanno tolte con forza dalla terra, senza esitazione.

Si asciugava le gocce di sudore e prendeva fiato, mentre il suo sguardo si allungava oltre la vallata.

Pensava, forse, ad un futuro migliore, o anche lui voleva vedere il mare e respirare quell'aria carica di salsedine.

Cosi un giorno ,durante una gita visito Bova e Rogudi, sono sull'Aspromonte, e mentre saliamo per le strade che si inerpicano sulla montagna, mi giro e vedo il mare, l'orizzonte.

Il cielo e il mare finalmente s'incontrano! In quella linea infinita tutta blu, incorniciata da una costa, dove le luci della sera calano, fioche come le lanterne e le lampare dei pescatori, mentre gli amanti si abbandonano al cullar delle onde.

Ho respirato quell'aria carica di salsedine,inebriata dai profumi di mirto e fiori d'arancio.

Alle spalle la montagna, immobile, dura quasi spietata e là davanti il fluttuare del mare con lo sguardo dell'anima che si perde oltre l'infinito.

Coccolata dalla brezza marina, ho sentito il respiro profondo di mio padre, ho ascoltato la canzone in dialetto grecanico di Peppe, che racconta la gioia di un incontro amoroso.

Ho ripensato ai racconti di Peppinella, alle sue mattine fredde e chine a raccoglier castagne, controllata da un "caputerzu" severo e spietato e lei che riusciva a stento a rimediare la cena per i suoi figli ,sorrideva con speranza al nuovo giorno, ogni mattino allo spuntar del sole.

Ho rivisto Antonio, che si alza nel buio della notte ,impasta lievito madre e farina grezza,per fare il pane che all'alba illumina la collina di Cuti.

I loro sguardi, i loro gesti sono l'anima di questa terra, immersa nella natura selvaggia,tra rocce, calanchi di sabbia e massi, tra viti e uliveti, castagni e aranceti che degradano tutti verso il mare.

Qui dove fiumare di sassi e uomini non si fermano mai, tutti alla ricerca di una nuova luce e un orizzonte nuovo, pieno dell'humus sincero della terra e degli uomini, senza pietre e erbacce, qui è la nostra vita ed il nostro futuro. Questa è la mia terra.