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CdA. Presentazione di “Chiudi e vai”, l’ultimo libro di Antonio Calabrò

CdA. Presentazione di “Chiudi e vai”, l’ultimo libro di Antonio Calabrò

calabrò   di STEFANIA VALENTE

- Nel piccolo teatro dell’Associazione Incontriamoci Sempre, sito nella stazione FS di Santa Caterina nell’ambito della rassegna “Calabria d’Autore” si è svolta la presentazione dell’ultimo libro di Antonio Calabrò “Chiudi e Vai!- Viaggi calabresi di un capotreno esistenziale-.”

Quando la serata si apre notiamo subito un’anomalia: il consueto conduttore Antonio Calabrò è seduto sulla poltrona degli ospiti e Daniela Mazzeo veste gli abiti del conduttore. Accanto a loro, Salvatore Bellantone, editore per la casa editrice Disoblìo e Giulia Polito, giornalista.

Ed è proprio la Polito che apre questo viaggio con la lettura di un brano che richiama il legame dell’autore verso la regione natia. “Odio et amo” sintetizza Calabrò, scomodando Catullo, “amo, perché qui sono nato e possiedo tutte le caratteristiche tipiche del luogo, amo si, ma non in maniera incondizionata”. Riconosce i gravi problemi, Calabrò, e i retaggi inutili e dannosi, li riconosce e vuole fortemente evitarli. Perciò l’amore si mescola all’odio.

La Mazzeo legge un brano dedicate alle “mondane”, le donnine che salgono a Gioia Tauro vestite e scendono a Reggio Calabria svestite, o meglio agghindate quasi esclusivamente di trucco e tacchi, e questo miracolo avviene in uno scompartimento, quasi sotto gli occhi del nostro capotreno e di qualche fortunato viaggiatore. Lo spunto porta le domande della Mazzeo sull’integrazione, sull’immigrazione, sui viaggi della speranza, sul razzismo, anche quello a rovescio. E riflettiamo tutti, insieme all’autore, sulla tristezza di come queste anime perse siano il risultato di una società malata e sanguisuga.

Prossima fermata: il grande amore dello scrittore per la gioventù e per la giovinezza, la prima che vive, la seconda che se n’è andata, il suo forte legame con il senso del dovere, quasi anacronistico, il suo affetto sorridente verso la divisa, forse anche perché l’ha portata suo padre prima di lui, il rispetto per l’onestà, definita come prerogativa delle persone semplici che si aspettano di ricevere per quel che danno, e non si vantano di essere “onesti”, ma semplicemente vivono così, perché non saprebbero fare diversamente.

La Polito rilancia con la follia attraverso la lettura di alcune righe. Insinua che Calabrò abbia una certa debolezza per la follia e l’autore accetta “l’accusa” sostenendo che nasconde il male del nostro secolo: l’orrida odiata amata, cercata e ripudiata solitudine. Molti di noi sono folli, argomenta, ma la follia, quella vera, nasconde sempre un grande dolore.

L’inconsapevolezza è l’anima della follia ed è per questo che i giovani sono spesso folli e andrebbero compresi. La Mazzeo, legge un passo dal capitolo “studenti” e ci conduce alla stazione successiva. La gioventù così cara a Calabrò, così presente in questo ed in molti suoi scritti, da lui analizzata, studiata, affettuosamente osservata. “Da cosa devono proteggersi i giovani?”, provoca la Mazzeo. E Calabrò: “Dal ‘bombardamento culturale’, dal falso benessere della cosa materiale, dell’ipocrisia di chi, con la falsa promessa di un futuro stabile, sfrutta le loro capacità e la loro freschezza e le sacrifica solo per interessi personali o di disonesti poteri”.

La prossima fermata è un commento da parte di Polito e Bellantone ad Antonio Calabrò per i suoi scritti che rivelano una propensione per gli ultimi, i giovani e le difficoltà con cui s’intreccia la loro esistenza.

“Ho abolito dal mio vocabolario la parola speranza”, reagisce lui. “ Ciò che conta sono soli i progetti”.

Applausi. Come se piovesse. Per l’eleganza e la professionalità di Daniela Mazzeo, per Bellantone, lungimirante editore, per Giulia Polito, brillante interlocutrice. E per il Calabrò, per il suo libro e per la bella serata.

Il nostro treno si dirige verso l’ultima stazione, che non è l’ultima, ovviamente, ma per noi è quella delle crespelle e dell’aggregazione, dei festeggiamenti discreti all’aria aperta dinanzi la stazione di Santa Caterina, perché viviamo nella terra del sole, del clima mite e degli artisti.

E a Natale friggiamo le crespelle all’aperto, con il mare sotto gli occhi e il freddo lontano mille chilometri. “Chiudi e Vai ! “ recita il titolo del libro, con la determinazione di chi sa che il viaggio deve sempre proseguire, ad ogni costo.