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Per le feste non ammazzate gli agnelli e nemmeno i calabresi

Per le feste non ammazzate gli agnelli e nemmeno i calabresi

gnll   di GIOACCHINO CRIACO

- Un tempo, in Calabria, per le feste di un Cristo tanto buono, o tanto fesso, da farsi crocifiggere, gli si rendeva onore: come nelle antiche guerre esisteva la tregua per recuperare morti e feriti così, per Natale, si deponevano le armi, in tutti i sensi; e per quindici giorni il retto e il losco potevano dormire tranquilli nei loro letti. Senza per questo sentirsi tutti buoni.

Una gentilezza ormai desueta. Non la pratichiamo più fra di noi, ed è un peccato. Soprattutto è un peccato che nessuno dia tregua ai calabresi nemmeno sotto le feste. Abbiamo vizi e colpe così in sovrannumero da meritarci tutte le bastonate che ci danno, e che ci diamo anche. E dicembre per noi è il mese peggiore, chiude l’anno e si fanno i resoconti. Becchiamo calci sui denti in ogni settore, consoliamo gli altri nelle materie più disparate. E siamo ultimi in tutto. Ed è vero, il complotto come dice qualcuno è una patologia da curare. Siamo il compagno di scuola discolo, additato dalle mamme a esempio negativo: “cambia strada se no farai la sua fine”.

Ultimi in istruzione, in ricchezza, in qualità della vita, in sanità, viabilità… quando indichiamo qualcosa di, nostro, buono, ci dicono che non conta. Da noi se ammazzano un bambino è più ammazzato che altrove e l’oltraggio alle donne è più oltraggioso. Le vessazioni mafiose ai giornalisti sono più stringenti di quelle politiche o economiche in uso oltre il Pollino. E non parliamo del calcio sano, nel vertice e nella base, da Roma, a Zurigo, fino a Parigi; e da noi cancellato da una strategia discesa da menti diaboliche accoccolate a Montalto.

Noi, per undici mesi l’anno, i nostri drammi li viviamo tutti, sappiamo bene quanto siano gravi, seri. Così terribili che trattarli in modo superficiale li banalizza, crea ostacoli a chi lotta con cuore e competenza e aiuta chi sui drammi ci si strafoga.

Accettiamo le critiche, i consigli, ci pigliamo le colpe perché sono nostre. Chiniamo il capo inondato di cenere a ogni discesa salvifica, temporale o spirituale che sia.

Stiamo così male che per un paio di settimane all’anno vorremmo che non si parlasse di noi, né male né bene. Non metteteci nelle classifiche, niente consigli e rieducazioni. Ignorateci. Con l’anno nuovo potrete riprendere a consolarvi con le nostre tare e godervi lo splendore che regna fuori dai nostri confini regionali. Per le feste, per sentirvi buoni mettete sulle tavole agnelli di marzapane e risparmiate le povere bestiole. Anzi fate proprio a meno degli animali, rinunciate anche ai calabresi.