Direttore: Aldo Varano    

L’INTERVENTO. La Calabria e il peso del pregiudizio

L’INTERVENTO. La Calabria e il peso del pregiudizio

cal   di ALBERTO CISTERNA*

- Ci sono strade che sono labirinti. Vie strette, tortuose, dissestate che non conducono da nessuna altra parte che non siano altri trabocchetti e dirupi.

Gioacchino Criaco fa bene ad esprimere, da par suo, l’insofferenza per statistiche, classifiche e graduatorie che ogni anno, ad ogni fine d'anno, sbattono la Calabria in fondo alla coda. È come percorrere a rotta di collo una strada vorticosamente in discesa che non ti porta da nessuna parte se non innanzi alla tua difficoltà, alla tua impotenza.

È come se un occhiuto ed ostile maestro ti ripetesse ogni volta che sei l’ultimo della classe, l’incapace per eccellenza e per giunta non muovesse un solo dito per aiutarti.

La retorica in voga negli ultimi anni nella società calabrese ha oscillato pericolosamente tra l’idea che fossero gli altri, quelli di Roma, a doverci cacciare dagli impicci in cui ci trovavamo e la convinzione, quasi disperata, che nessun soccorso sarebbe arrivato da oltre Pollino e che i nostri guai avrebbe dovuto rassegnarci a sbrogliarceli da soli.

In mezzo sono mancate o sono state poco visibili prospettive ragionevoli, mediazioni convincenti, capaci cioè di rassicurare Roma, e la società italiana in generale, della reale volontà della Calabria di riagganciare il paese, di scalare il fondo della classifica almeno in qualche settore vitale e significativo: istruzione, salute, rifiuti, ambiente, trasporti, turismo.

In questo deserto qualcuno comincia a far circolare l'idea che, in fondo in fondo, però non si sta proprio così male in Calabria. Che ci si può adattare. Certo i figli scappano, le università si svuotano, il lavoro manca, ma vuoi mettere lo smog di Roma e Milano? C'è il mare e l'aria buona.

A proposito ogni anno quei furboni di Goletta verde ci dicono che è un disastro anche lì e che le coste calabresi sono a pezzi, i depuratori in tilt. Ma che importa? C’è a chi piace solo guardarlo il mare.

La Calabria, bocciatura dopo bocciatura, rischia così di stare lì in fondo. Inerme ed inerte come l'asino della classe in castigo dietro la lavagna, in attesa di qualcuno che lo aiuti ad alzarsi. Con una sola consolazione: quella di non poter certo retrocedere ancora.

Pare chiaro che la partita non possa chiudersi così.

Tra il miraggio di un aiuto dall'alto e la rassegnazione alla sconfitta solitaria restano opzioni ancora inesplorate. La prima si fonda sull'assoluta credibilità della politica calabrese nei tavoli romani e del potere centrale in generale. Solo la convinzione di trovarsi in presenza di una classe dirigente competente e illuminata potrà dissipare le ombre pesanti che avvolgono la percezione della Calabria fuori della Calabria. E questa percezione esige pochi progetti chiari e dai tempi certi. Dopo lo tsunami delle inchieste giudiziarie bisognerà occuparsi di nuovo di depurazione e qualità delle acque. Per Gioia Tauro sono necessarie intese anche internazionali per far arrivare le merci nei mercati del Mediterraneo. Idee prima ancora dei soldi.

*magistrato