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LA MOSTRA. Reggio-Messico per scoprire il paese in cui sono nato

LA MOSTRA. Reggio-Messico per scoprire il paese in cui sono nato

Preparazione delle tortilias   RENÈ PANGALLO

- Dopo venti anni sono tornato a Oaxaca (Mexico), città dove sono nato nel gennaio del 1989.

Ho rivisto luoghi che solo in parte ricordavo e, attraverso le immagini fotografiche, ho cercato di memorizzare e trasmettere le forti emozioni che ho provato.

Oaxaca è una città coloniale del sud del Messico con strade acciottolate, edifici intonacati con un materiale miscelato di fango e fibre naturali. Ciò che entusiasma nelle città messicane è la presenza di colori: rossi scarlatti, azzurri, gialli paglierini ricoprono i prospetti delle case, quasi impastandosi con il fucsia ed i blu cobalto delle vesti degli indios.

Tuttavia le città messicane del sud hanno forti problemi sociali ed un tasso alto di povertà, che mi hanno sorpreso e rattristato. Oaxaca come San Cristobal Las Casas, capitale del Chiapas, dove venti anni fa scoppiò la rivolta zapatista degli indios.

Le foto ne sono una testimonianza: bambini per strada e nelle piazze, donne al mercato, persone sole, mendicanti e barboni.

Tuttavia, accanto alle immagini della povertà, mi restano fortemente impressi i colori del Messico: i vestiti delle persone, le facciate delle chiese e delle case, i mercati con i colori accesi della merce esposta, della frutta sui banconi, con composizioni tali da attirare turisti e messicani.

Ho visitato i siti archeologi: quelli dei Maya a Palenque, degli Zapotechi a MonteAlban e degli Atzechi a Città del Messico. Le enormi piramidi raccontano la storia del popolo messicano e di un mondo a molti sconosciuto.

Le piramidi, immerse nella selva o in grandi spazi aperti, mi hanno dato l’impressione come di imponenti e giganteschi fiori. Le grandi strutture custodiscono tombe Maya, come a Palenque. Invece nel sito di Monte Alban, le enormi piramidi,sono state usate per la sepoltura dei morti insieme a importanti oggetti d’oro che sono custoditi in importanti musei.

A Città del Messico ho visitato il più importante sito archeologico della civiltà degli Aztechi dove ho scalato due grandi piramidi, chiamate “Piramide del Sole” e “Piramide della Luna”.

Esse sono enormi e gli ottocento scalini sono ripidi. Salendo fino alla punta delle piramidi si può ammirare uno spettacolo straordinario.

In cima alle piramidi mi sono sentito come un gabbiano, momentaneamente posato, pronto subito dopo a riprendere il volo in un'altra direzione.

Ammirando lo scenario delle piramidi e riflettendo su quanto conservato nei musei messicani si può solo immaginare la grande civiltà del Messico, capire il patrimonio enorme conservato: gioielli,costumi, maschere, monumenti funerali.

Credo che viaggiare in Messico apra la mente e molte immagini rimarranno nella memoria: ricordi, espressioni, sensazioni dovute alla povertà, ai colori, ai rumori, alla musica, agli odori.

Tutto questo mi rimane nella mente e nel cuore e le foto sono la testimonianza di un’esperienza indimenticabile.

Il popolo messicano, nonostante la povertà, ama i colori, la vita, la musica corale e rivoluzionaria. La musica si sente dappertutto in Messico. Questo perché per il messicano la musica è importante, rallegra le giornate anche le più buie.

I paesi che ho visitato, tra i quali Oaxaca, sono legati dalla forza di volontà. La gente non si dà per vinta, sorride, balla e non si arrende; si dà da fare per non cessare di esistere.

“Una sorisa por un tiempo lejos de lospensamientos negativos de la cabeza!”

“Un sorriso per un po’ di tempo leva i pensieri negativi dalla testa!”

Mi sembra di sentire e vedere ancora adesso la musica e i colori del Messico e, mentre scrivo, questo mi fa sentire bene, mi fa sentire a casa mia, a Oaxaca!

Questa nostalgia dei messicani lontani dalla propria terra, la stessa che provo io, si chiama MEXICANIDAD.