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REGGIO. Katia e Gaetano, un altro metro ancora a Spazio Teatro

REGGIO. Katia e Gaetano, un altro metro ancora a Spazio Teatro

un altro metroANTONIO CALABRÒ

- Gaetano Tramontana, regista ed unico interprete della riduzione teatrale del testo di Katia Colica, si muove oltre la scena del palcoscenico, tramutandosi egli stesso in scena, e con disinvoltura plastica cattura lo spettatore portandolo dentro il racconto. Soggioga, coinvolge, forte del lirismo appassionato della storia narrata, esprime la potenza del concetto di base che supera la contingenza: l’umanità liberata dal fardello dell’odio, che al suo interno custodisce eroismi sprecati.

L’uomo rappresentato è spoglio di appendici valorose: rifiuta il conflitto “la geometria della strage”, sfugge “l’inferno organizzato”, non è abbastanza forte (non ho il fisico!), né abbastanza coraggioso, sostiene. Disertore, trova scampo in abbracci materni surrogati, illumina il coraggio e la saggezza delle donne dispensatrici di vita e mai di morte, coniuga l’apparente viltà con il desiderio semplice di pace e di calore.

Le parole di Katia Colica donano alla fisicità dell’attore una leggerezza estrema; viceversa il dinamismo di Gaetano Tramontana rende spedita la prosa, trasformandola in narrazione coerente; la trama evoca visioni, le allegorie in campo lasciano trasparire il bisogno impetuoso di fanciullezza e d’amore, la cupezza della guerra sovrastante sottolinea la necessità del sacrificio estremo come messaggio ultimo di speranza e di volontà di pace.

Il dramma attraversa la commozione estrema e la morte; supera il suo tempo e ripropone scene odierne di ogni angolo del mondo: madri uccise e figli sbandati dalle bombe, colonne di profughi e terrore, fragore di bombe e lacrime vane. Il protagonista si delinea sempre più consapevole, perde ogni scopo per trovarne alla fine uno più alto, rimarca la sua disperata innocenza con gesti innocui e con grandi intuizioni, e culmina nelle scelte quando decide, affidandosi all’intuito dell’appartenenza, di muovere i suoi passi nel campo minato precedendo gli altri.

La metafora è grandiosa; si citano Peppino Impastato e i suoi Cento Passi, si celebrano tutti quelli che hanno il coraggio estremo di affrontare per primi l’ignoto, disposti al sacrificio nel nome del bene comune; non è eroismo da film o vanità egocentrica. Si tratta di appartenenza, di senso autentico della vita, di annullamento dell’egoismo.

Tutti in fila indiana, a ricalcare le orme del primo, che ad ogni passo rischia di trovare la mina. Solo per tornare a casa, con lo scopo di ricominciare lontano dalla guerra, nel nome di quel valore sovrano che è il desiderio di vivere fraternamente insieme, per il quale ogni sacrificio merita di esistere.

Una serata di riflessione profonda e di arte compiuta. Spazio Teatro si conferma laboratorio d’intenti culturali alti, con un preciso indirizzo sociale, che sventola la bandiera del neo umanesimo in nome del quale dovrebbero essere bandite tutte le guerre e le forme d’odio possibili.

Teatro d’impegno sociale, imbevuto di lirismo mai stucchevole, autentico contributo al miglioramento di ciascuno di noi. Applausi meritati all’autrice del testo Katia Colica, all’interprete e regista Gaetano Tramontana, e a tutto lo staff.

Un altro metro ancora, per confidare in una umanità migliore.