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REGGIO. Visioni incrociate degli sbarchi negli scatti di Marco Costantino e Daniela Liconti

REGGIO. Visioni incrociate degli sbarchi negli scatti di Marco Costantino e Daniela Liconti

"Senza valigia" di Marco Costantino e Daniela Licontidi AURELIA ARITO -

È un incrocio di prospettive, tra le aspirazioni ed il coraggio dei tanti migranti che lasciano la propria terra in cerca di un futuro migliore, ed i rottami delle imbarcazioni a cui affidano i loro viaggi disperati e di speranza, al centro del racconto fotografico di Marco Costantino e Daniela Liconti, alle Officine Miramare nell'ambito del Play Music Festival, promosso dall'associazione Soledad con la direzione artistica di Alessio Laganà.

"Senza valigia" di Marco Costantino e Daniela Liconti“Senza valigia”, questo il titolo dell'installazione fotografica - e non una mostra tradizionale, alla cui realizzazione ha contribuito Ninno Donato, di Technè Contemporary Art- che restituisce la forza dell'incrocio dei punti di vista, frammenti di storie in momenti e luoghi diversi, di uomini e donne in fuga, dalla fame e dalle guerre, che integra il momento del loro arrivo sulla terra ferma, al porto di Reggio, alle carcasse del cimitero dei barconi di Lampedusa, dove su un piccolo piccolo lembo di terra in mezzo al mare sono stati accatastati – e poi progressivamente smaltiti – i detriti delle imbarcazioni sequestrate per i reati di immigrazione clandestina. Una doppia proiezione esaltata dall'allestimento, presso una piccola e buia stanza al primo piano del Miramare in cui una grata - come fosse una gabbia, mentale e fisica - si frappone alla visione delle immagini, che nello scorrere conducono gli spettatori - come fossero dentro una nave - a spostare il proprio punto di vista, a diventare, per un attimo, essi stessi migranti. 

"Senza valigia" di Marco Costantino e Daniela LicontiMarco Costantino, fotoreporter reggino dallo sguardo discreto e sensibile, ha documentato nel corso degli ultimi tre anni il momento dell'arrivo dei migranti al porto di Reggio. Negli scatti di Daniela Liconti, giornalista, traduttrice e copy, vengono immortalati, invece, i resti del cimiteri dei barconi di Lampedusa. «L'installazione fotografica – spiega la Liconti – è nata in modo naturale, dall'incontro delle nostre esperienze. Le immagini rappresentano dei punti di vista, un prima ed un dopo di qualcosa». Momenti che costituiscono aspetti di un fenomeno che – come sottolinea Costantino - «per essere compreso è necessario che venga visto». E così la forza delle immagini di chi è talvolta «senza valigia» - ma carico di bagagli di storie personali, culturali e familiari – proietta lo spettatore in una riflessione sul fenomeno migratorio che mette al centro l'essere umano e che, nel contrasto con le immagini dei detriti dei barconi, costringe a pensare ai tanti migranti che non ce la fanno, ma che nel sorriso dei bambini – “rubato” o stimolato da Costantino – invita a riflettere sulla condizione di chi invece ce l'ha fatta, quelle “anime salve” - dal titolo di una recente mostra del fotoreporter reggino – in terra e in mare che nella città di Reggio hanno trovato accoglienza.

"Questo mare è pieno di voci: passaggi sullo Stretto"Ed è proprio sull'accoglienza e sul tema degli sbarchi che la “valigia di suoni” del Play Music Festival ha proseguito il suo racconto nella giornata di sabato con l'incontro, moderato da Josephine Condemi, dal titolo “Questo mare è pieno di voci: passaggi sullo Stretto”, ulteriore incrocio di prospettive che se da un lato analizza il fenomeno migratorio ed i temi dell'accoglienza dei migranti, dall'altro stimola «uno sguardo obliquo sul luogo in cui viviamo». A partecipare all'incontro Davide Grilletto, presidente dell'Arci di Reggio, coordinatore del progetto SPRAR “Approdi Mediterranei” del comune di Villa San Giovanni, e componente, in rappresentanza del comune di Reggio, della commissione territoriale per il riconoscimenti della protezione internazionale di Crotone – sezione di Reggio Calabria; Bruna Mangiola, volontaria del Coordinamento ecclesiale diocesano e Massimo Barilla, autore, attore e regista teatrale, responsabile degli eventi culturali della Fondazione Horcynus Orca.

"Questo mare è pieno di voci: passaggi sullo Stretto"Una riflessione, intrecciata con incursioni letterarie, che parte dal racconto della grande spinta all'accoglienza messa in atto nel territorio reggino. Racconta dei muri del pregiudizio - nel tempo mitigati - della gente nei confronti dei migranti Bruna Mangiola, tra gli 80 volontari del Coordinamento ecclesiale diocesano nato nel 2014 per rispondere alla richiesta di primissima accoglienza dei migranti in seguito ai numerosi sbarchi presso il porto di Reggio. «Li accogliamo inizialmente con un sorriso – racconta la Mangiola -, perché sono tutti nostri fratelli e sorelle a cui dare calore, poi distribuiamo loro succhi di frutta, merendine, scarpe». Beni acquistati dal Coordinamento che non riceve finanziamenti pubblici, ma che si regge sul lavoro dei volontari e con donazioni. «Solo nel 2015 – prosegue – abbiamo accolto un totale di 16935 persone, tra adulti, minori accompagnati e non accompagnati; 728 volontari, a turno, hanno distribuito 19173 succhi di frutta, 19106 merendine e 11956 infradito». Ma, al di là dei beni consegnati e del loro numero, - sottolinea la volontaria - «è l'incontro con le persone che conta, perché il bene è più contagioso del male».

"Questo mare è pieno di voci: passaggi sullo Stretto"Parla di orgoglio italiano, e calabrese, in riferimento alla mobilitazione per l'accoglienza, Davide Grilletto che con il progetto SPRAR di Villa San Giovanni, sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, si occupa di accoglienza di secondo livello, offrendo ai rifugiati misure di assistenza e protezione e favorendo percorsi di integrazione. Davide Grilletto, inoltre, aiuta nel suo intervento a definire quei termini – come emergenza, SPRAR, hotspot, rifugiato politico e rifugiato economico - entrati nell'uso comune, ma talvolta non conosciuti esattamente o usati in modo improprio. «Definire il fenomeno un'emergenza – dichiara – è una grande bugia, poiché non si tratta di fenomeni temporanei, ma di un fenomeno paragonabile ad una terza guerra mondiale, con conflitti all'interno degli Stati nazionali». Esiste poi una distinzione tra i migranti che possono richiedere lo status di rifugiati ed i migranti che fuggono dal proprio paese per motivi economici. Per questi ultlimi l'Italia spesso rappresenta un luogo di transito, preferendo per ragioni economiche raggiungere principalmente la Germania e la Svezia. Per rispondere all'invito della Comunità Europea sono stati introdotti, con la nuova legge sull'accoglienza, gli hotspot, centri di identificazione e smistamento per garantire una più efficace identificazione dei migranti arrivati sul territorio italiano. «Spesso si sente dire – prosegue Grilletto – che noi calabresi dovremmo comprendere tale fenomeno perché i nostri avi sono stati migranti, ma in realtà lo erano per ragioni economiche. Ecco perché potremmo paragonare i migranti politici agli esuli, costretti ad andare al confino durante il periodo fascista»

Massimo BarillaRiporta al centro del dibattito la centralità nel Mediterraneo dello Stretto, Massimo Barilla, definendolo «un microcosmo metafora di qualcosa di più grande». Con la lettura di brani di D'Arrigo e Consolo, Barilla racconta di varchi ed attraversamenti e della complessità di un territorio. Racconta inoltre dell'esperienza che il Distretto Sociale Evoluto, di cui la Fondazione Horcynus Orca fa parte, ha portato avanti con le persone internate nell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto. «Su ognuno – spiega – è stato improntato un progetto specializzato, su 60 persone fuori si è registrato un solo rientro all'Opg». Un'idea questa replicabile. «Dietro ogni persona – evidenzia Barilla – c'è una storia, solo se ci approcciamo così sarà possibile un salto paradigmatico».