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8 MARZO. Adele, la piccola calabrese che insegnò alle donne come conquistare la dignità

8 MARZO. Adele, la piccola calabrese che insegnò alle donne come conquistare la dignità
 adele cambria  di VITO BARRESI*
- Sì fu proprio lei, sì proprio lei, la ragazza di Calabria che strappò con rabbia e con coraggio il velo nero dell'oppressione millenaria, rompendo il tabù di una esclusione arcaica e spesso disumana, spezzando il cerchio magico e fatale che imprigionava le donne del Sud al proprio destino d'inferiorità sociale, per riconquistare la coscienza della parità, orgoglio e dignità del genere femminile.

Sì fu proprio lei, la bellezza di Adele dai capelli corvini con gli occhi di diamante, pronta a rispondere alla domanda malpelo di Pierpaolo Pasolini, “secondo lei Cambria c'è una parità sessuale tra l'uomo e la donna o no?” “Non c'è ancora perchè io direi nemmeno la donna ha il coraggio di pretenderla. Ha paura di perdere alcuni vantaggi tipicamente borghesi. Per esempio in Italia ancora il concetto di ragazza madre è una colpa gravissima a meno che non sia riscattata dalla propria popolarità.”

Adele Cambria in una scena di 'Comizi d'Amore'Adele Cambria in una scena di 'Comizi d'Amore'

Poi il già famoso cineasta la incalzò, “... bisogna fare la solita distinzione tra Nord e Sud intanto...” incorrendo in una lieve imprecisione lessicale che lei con adolescenziale rigore precisò correggendolo: “Bisogna fare una distinzione anche nel Sud: il proletariato, non parlo del proletariato contadino, è molto libero, la piccola borghesia è ancora ipocrita. E poi i contadini. La loro condizione è diversa. Per loro che non possegono niente l'onore della donna è una ricchezza. Perduto quello si è perduto tutto. Si arriva a questi assurdi, che sono certo deprecabili: una famiglia di quattro figlie muore di fame perchè solo il padre va a lavorare. Le figlie non possono andare perchè possono perdere la verginità lavorando. Allora si sta casa e ci si nutre di pane e fichi.”

Icona delle lotte di liberazione delle donne italiane, la piccola calabrese che veniva dalla sua estrema e tragica Reggio Calabria, laureata in giurisprudenza a Messina, giornalista dal 1956, lei, elle ed effe insieme, divenne femminista negli anni ruggenti della dolce vita romana, pronta a insorgere in compagnia di Oriana Fallaci e Camilla Cederna contro la felliniana logica della donna oggetto, la bambola sessuale della dolce vita, la donna subalterna del miracolo italiano, la sfruttata in reclame e carosello del baby boom nazional-popolare inferno e paradiso del consumismo che ghettizzò mamme, figlie, nonne e nipotine.

Adele Cambria con le sue battaglie civile per l'emancipazione delle donne, con i suoi tanti libri, racconti, poesie, romanzi e cronache, tra cui l'ultimo In viaggio con la zia, dal suo urlo underground per dare voce alle donne, è il simbolo di questo otto marzo. La sua continua a essere una piccola grande storia quotidiana che incanta e ci fa comprendere quanto regale, mitica e sacra siano storia e avvenire delle donne di Calabria.

Quelle stesse che forse adesso sanno anche grazie a lei di essere figlie autentiche di Hera e Minerva, Venere e Nosside, il genio femminile all'origine del mondo.

*Questo articolo, firmato da Vito Barresi, venne pubblicato il 7 marzo 2014 su zoomsud per fare una sorpresa alla nostra amica Adele Cambria, che spesso ha scritto per il nostro giornale. Ci è sembrato bello ripubblicarlo oggi che di Adele ci sono rimasti ricordi e insegnamenti, primo tra tutti quello di impegnarsi per far crescere la dignità delle donne e delle persone.