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REGGIO. To be? Or may-be? Tra teatro e indagine sull'identità

REGGIO. To be? Or may-be? Tra teatro e indagine sull'identità

tobeorrmay-bedi AURELIA ARITO -

È un'indagine sull'identità dell'uomo e sulla relatività dell'esistenza, attraverso la lente di ingrandimento del teatro, quella inaugurata ieri, al Teatro “Zanotti Bianco”, con la rassegna “To be? Or may-be?” promossa dalla compagnia teatrale “Scena Nuda” e da “Yard Cantiere Creativo”.
Rassegna che ha ricevuto il plauso della stampa nazionale, con il Corriere della Sera che ha evidenziato come la Calabria sia stata la prima a tagliare il nastro della manifestazioni in omaggio ai 400 anni dalla morte di William Shakespeare.

Il teatro è pieno per assistere ai primi tre spettacoli della rassegna – che proseguirà con il secondo ed ultimo appuntamento domenica 13 marzo, con altre tre rappresentazioni -, dal ritmo incalzante e dai temi eterogenei.
Si comincia con una produzione reggina, della compagnia “Scena Nuda”, con lo spettacolo “Un vecchio gioco” di Tommaso Urselli (premio Fersen alla drammaturgia) ed interpretato da Luca Fiorino, Filippo Gessi – che è anche regista - e Teresa Timpano. Identità negate ed infanzie violate fanno da traccia alle violente perversione dei due protagonisti - “il bimbo” e “la bimba”, come essi stessi sono soliti chiamarsi -, coinvolti in un gioco delle parti in dissolvenza tra complici, vittime e carnefici. Un vecchio gioco che vede i due protagonisti, accomunati da un passato comune, perpetuare la violenza – da loro subita o commessa – nei confronti di un malcapitato di turno. «L'uomo produce il male come l'ape produce il miele», si legge al termine dello spettacolo la cui azione si svolge in un interno di un'abitazione. Un grande affresco del male – e della sua genesi – che, attraverso salti spaziali e temporali e cambi di personaggi, invita lo spettatore e ricostruire una storia, dipinta di sangue e violenza, che sembra attingere da quotidiani fatti di cronaca, tra violenze domestiche, abusi, bullismo, processi tv e spettacolarizzazione mediatica.

Si cambia registro, dopo un breve momento conviviale, con l'adattamento per voce sola di un grande classico, ”L’uomo dal Fiore in bocca” di Luigi Pirandello, intensamente interpretato dall'attore siciliano Maurizio Marchetti. Una riflessione sulla vita, sul suo “gusto” e sulla relatività dell'esistenza, di un uomo condannato alla morte a causa di un tumore, un epitelioma (il fiore in bocca). Osserva la vita, i suoi banali gesti quotidiani – l'arte di fare i pacchetti dentro le botteghe, l'alternarsi della gente nelle sale d'aspetto dei dottori -, che nella sua condizione di precarietà lo portano a riflettere sull'essenza del vivere.

È un viaggio all'interno dell'entroterra pugliese – ma immagine di tanti Sud -, frastagliato di personaggi caratteristici e archetipi meridionali, quello al centro del racconto di Oscar De Summa, autore ed interprete dello spettatolo “Diario di provincia”.
Siamo ad Erchie «provincia di Brindisi, città medievale, comune d'Europa. Benvenuti. Arrivederci», provincia asfittica dove regna la noia, le piazze sono deserte ed i giorni tutti uguali, Oscar – il protagonista della spettacolo – si ribella ad un Sud che soffoca i suoi figli ed annienta le speranze. Sogna Londra o il nord Italia, ne segue le mode, cambia prima lavoro, poi abbigliamento ed acconciatura, ma si trova sempre, e comunque, intrappolato in quella provincia soffocante in cui regna tanto l'ingenuità quanto il malaffare.
Quello di Oscar De Summa, attore pugliese nomination Premio UBU 2015, è un monologo che muove dai toni scanzonati della commedia – con frequenti ed esilaranti cambi di registro e personaggio trainati dalla grande forza espressiva di De Summa - per virare nel finale su un risvolto drammatico – ed inaspettato nell'andamento del racconto – del vivere al Sud. Una risata che si trasforma in pianto – quello del protagonista e del suo gruppo di amici -, in un finale ribaltato che apre la riflessione su un Sud dal quale fuggire, macchiato tanto di monotonia quanto di violenza reale.