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CITTANOVA. Serge Latouche ospite del Piana Eco Festival

CITTANOVA. Serge Latouche ospite del Piana Eco Festival

Piana Eco Festival Serge Latouche 3di GIUSEPPE BOVA

«Viviamo nel mondo dell’Assurdistan. Esistono nazioni quali Pakistan, Afghanistan e via dicendo, i nostri sono paesi dell’assurdo, come affermava il mio maestro». Questa una delle frasi del filosofo ed economista Serge Latouche - citazione significativa che ci introduce alla sua teoria della decrescita felice, intesa a capovolgere e contrastare l’attuale sistema occidentale ormai al collasso.

Ospite d'eccezione del Piana Eco Festival a Cittanova, Latouche ha tenuto ieri una lectio magistralis all’interno del cinema teatro “Gentile”. «Rivalutare e cambiare i valori, questo è lo scopo. Oggi è in atto una guerra di tutti contro tutti, prevalgono avidità ed egoismo che invece devono tramutarsi in altruismo e cooperazione – ha affermato il filosofo francese, aggiungendo - piuttosto che la concorrenza sfrenata, l’obiettivo è quello di vivere in armonia con la natura e la ricchezza non va intesa come economica monetaria ma spirituale e umana».

Piana Eco Festival LatoucheSerge Latouche, professore emerito di Scienze economiche all'Università di Parigi XI e all'Institut d'études du developpement économique et social di Parigi, ha inoltre sottolineato più volte l’importanza del riuso e del riciclo, concetti portati avanti nel corso del Piana Eco Festival. Il progetto è stato ideato da Girolamo Guerrisi e organizzato dall'Associazione Eco Piana e ha previsto un articolato programma iniziato nel luglio 2015. Laboratori didattici che hanno coinvolto i bambini, incontri culturali ed eventi correlati all’ecologia hanno caratterizzato il festival.

 

Nella sua lezione all’interno del cinema gremito di un pubblico variegato, il professore Latouche ha indicato un po’ provocatoriamente come l’organizzazione delle società preistoriche fossero le condizioni migliori di vita. «I primi raggruppamenti di persone lavoravano lo stretto necessario per vivere e il resto del tempo lo impiegavano per dedicarsi ad altro, per riposarsi, per ballare e per effettuare i loro riti». Riportando quelle pratiche alla contemporaneità il senso ultimo proposto dall’intellettuale francese è: lavorare meno per lavorare tutti; il progresso tecnologico ha diminuito lo sforzo fisico ma non si è utilizzato per diminuire le ore di lavoro. «Per uscire da un sistema chiuso come quello in cui viviamo ci vorrebbe una rivoluzione, una guerra civile quasi» ha affermato Latouche, rifacendosi poi ad altri esempi assurdi: per ogni chilogrammo di carne che ci ritroviamo sulla tavola sono stati impiegati 6 litri di petrolio; ogni anno 16 milioni di ettari di foreste vanno in fumo. «Non si può crescere all’infinito – insiste Latouche – la soluzione è quella di rilocalizzare il lavoro, creando un tessuto industriale che possa soddisfare i bisogni locali».

Piana Eco Festival Latouche 2Altro concetto esposto dall’economista e filosofo è l’importanza di promuovere la resilienza dell’Europa: gli ecologisti hanno utilizzato questo termine per definire un ecosistema che ha la capacità di riprendersi dopo uno shock e la nostra società ha questa possibilità. «Non è facile - ha chiosato Latouche – ma attraverso la politica dell’austerità ci hanno imposto un percorso di “lacrime e sangue”, che abbiamo. Con la decrescita c’è la possibilità e l’orizzonte di senso per creare una società di solidarietà sostenibile e stare meglio. Si tratta di una scommessa, non siamo sciuri di riuscirci, ma l’intento è quello che ci si avvii verso un cammino che porti all’abbondanza frugale di una società ecosocialista di democrazia ecologica, piuttosto che la strada del suicidio collettivo; non siamo sicuri di riuscirci ma costa poco e vale la pena di tentare: tocca a voi giovani imboccare questa strada e salvare l’umanità - ha concluso Latouche rivolgendosi alla platea».