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La città che sale di Boccioni e un laboratorio artistico per Reggio

La città che sale di Boccioni e un laboratorio artistico per Reggio

boccioni   

- Nel Salone dei Lampadari di Palazzo San Giorgio, si è tenuto l’evento “La città che sale” (il nome della sua opera più celebre), organizzato dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria con il patrocinio del Comune di Reggio, in omaggio ad Umberto Boccioni, uno dei massimi esponenti della corrente artistica e culturale del Futurismo, morto a Chievo nel 1916  ma  nato a Reggionel 1882. L’incontro, moderato dalla Presidente del Cis Loreley Rosita Borruto e da Franco Arcidiaco, ha visto la presenza del Sindaco Giuseppe Falconatà, dell’Assessore alla Cultura Patrizia Nardi e del Dott. Salvatore Timpano, che attraverso il supporto di immagini accurate ha tratteggiato la produzione artistica di Umberto Boccioni, mettendone in luce la sua poliedrica originalità, per quella sorta di contaminazione tra le diverse avanguardie che contraddistingue le sue opere.

Incontri di questa tipologia sono spunto per diverse riflessioni, come ad esempio il ruolo della cultura e di una sua valorizzazione funzionale anche al benessere economico della città. Ma, soprattutto, mutuando il titolo dell’opera, cosa possono e devono fare sinergicamente istituzioni e cittadini, affinché la città “salga”? Promuovere la cultura, fare cultura, ognuno usi la formula che preferisce, significa, soprattutto per una città come la nostra, legare le radici, la tradizioni ad un dispiegarsi di possibilità, inteso come la messa in moto di un circuito duraturo e non effimero. E quindi una ragionata e selezionata calendarizzazione di eventi, la relativa valorizzazione di location e strutture trascurate che possano diventare dei laboratori permanenti dove si possono incontrare artisti, giovani talenti locali ed i cittadini amanti della bellezza, taumaturgica forza che può ridare slancio ad energie sopite. Ecco quindi che la cultura non sarebbe solo il pretesto di eventi spot fine a se stessi, ma un “humus” permanente che alimenterebbe una comune coscienza civica, un modo per suggerire un nuovo sguardo (come in fondo fa la vera arte) per vedere la città del futuro, la città che vogliamo, senza disperdere la spinta di quella sorta di trampolino di lancio rappresentato dal nostro patrimonio passato. L’impegno che tutti devono metterci, dalla politica, dalla società civile, rappresentata dalle associazioni culturali, dagli operatori di settore, fino a tutte “le anime belle e gentili”, trova una splendida metafora artistica proprio in due opere di Boccioni, la già citata “La città che sale “e “Visioni simultanee”. Nella prima spiccano elementi come dinamicità e movimento, messi in luce dallo sforzo esasperato sia di uomini e cavalli, uniti da un obiettivo comune che sottende la speranza del futuro. Nella seconda, invece, vediamo il volto di una donna e gli edifici piegarsi verso la strada della città, come se la strada vivesse negli appartamenti di tutti, come se gli sguardi delle diverse realtà circostanti si piegassero e confluissero verso il bene supremo rappresentato appunto dalla città.  Ed allora prendiamo le tematiche, declinate con potente suggestione artistica da un grande artista con cui condividiamo le origini, e trasformiamole in un manifesto da tenere sempre presente, una guida affinché’ quelle origini non siano solo la testimonianza di un glorioso passato ma linfa per un futuro vivo.

*foto: u. boccioni (1910 - 11), olio su tela, new york, museum of modern art.