LE RECENSIONI DI MARIA FRANCO. Quel poco che so dirti di Ida Nucera

LE RECENSIONI DI MARIA FRANCO. Quel poco che so dirti di Ida Nucera
idan   Più che letto, Quel poco che so dirti - Il sorriso e la croce, tra Buddha e Gesù di Ida Nucera, recentemente pubblicato da Città del Sole, andrebbe respirato. Come quei venti leggeri, odorosi di profumi lievi e intensi che, conosciuti o ignoti che siano, vivificano corpo e spirito e risuonano di misteriosi, profondi richiami nel nucleo più profondo dell’essere.

Alla figlia diciasettenne che un giorno d’autunno le pone la domanda: “Mamma, il Buddha sorride invece il Crocifisso rappresenta un uomo che soffre e muore torturato. Non è tanto facile da accettare… perché per noi cristiani proprio la croce?, Ida Nucera risponde con una sorta di lettera-meditazione sulla propria esperienza di fede: “Rinunciando a certezze, a catechizzarti, ti offro ciò che mi ha aiutato e continua a farlo lungo la strada. Esperienze, incontri, libri, canzoni, film. Il Vangelo. Lo farò non perdendo di vista il ciondolo sorridente del Buddha. (…) Siamo l’espressione mai statica delle esperienze e degli incontri che facciamo. (…) È un orizzonte nuovo che si intreccia, senza contraddizioni alla stella polare della mia vita: la vocazione cristiana…”

Non, quindi, un saggio, o una riflessione sulle tradizioni religiose occidentali e orientali, ma il racconto, intimo, sussurrato – da madre a figlia – del cammino interiore dell’autrice, del suo intimo sentire: “Perché scrivere ad una figlia per parlare della cosa più difficile al mondo, il mistero del credere, e non solo, credere in un Dio che continua ad essere scandalo e follia? Se continua ad esserlo, vuol dire che ‘tira’ ancora, come dite voi giovani, questo Gesù crocifisso, che dal legno della croce pare stia sorridendo. Potrò darti qualche risposta? Non credo che possa funzionare se incarto i pensieri. Devo lasciarli liberi di muovere, i tuoi, in modo che possano farti provare un accenno di desiderio a volare più in alto di dove la tua età ti porti. Forse dovrei rivolgerti un pensiero semplice, chiaro e convincente. Non sarà niente di tutto questo. L’esperienza di un incontro che cambia la vita non è in contrasto con un cuore che non cessa di cercare ed anche dubitare.”

Il racconto procede per frammenti – “È solo un’inquadratura quella che ti fornisco, per avere una visione d’insieme ci vorrebbero anni di ricerca e lavoro, ma è qui ed ora, prima che tu spicchi il volo per altre mete, che voglio starti accanto, donando quel poco che so dirti di quel tanto ricevuto in regalo” – restituendo al lettore alcuni dei padri e, soprattutto, delle madri che hanno accompagnato l’autrice nel suo cammino. Tra i tanti, i padri gesuiti da lei conosciuti a Reggio, sant’Ignazio e san Francesco Saverio, papa Bergoglio, don Lorenzo Milani, il vescovo Bregantini, Guglielma Boema, Teresa d’Avila, Teresa di Lisieux, Etty Hillesum, Simone Weil, suor Mirella, eremita in Calabria.

Maestri di contemplazione e preghiera, ovvero di colloquio aperto con l’Altro nella libera apertura del cuore, e, nello stesso tempo, maestri/e di vita pratica perché “la fede dell’uomo non può essere separata dalla sua carne, sta per sempre agli ‘incroci della storia’, dove uomini e donne soffrono e restano appesi alla croce dell’ingiustizia.”

Ne conseguono non solo la cura dell’interiorità – l’andare con coraggio sempre più dentro se stessi – ma anche precise scelte di campo: dallo schierarsi a favore degli immigrati – considerando la loro presenza come un grande segno di speranza – alla passione nei confronti della città.

Non per nulla un intero capitolo è dedicato all’incendio del Museo dello Strumento musicale di Reggio: “La fede non è tale se ignoriamo la realtà nella quale si vive, se qualcosa ci chiude dentro noi stessi. Se le coordinate dell’anima, le verticali armoniosamente incrociate alle orizzontali della nostra umanità, non ci spingono alle relazioni. L’ingiustizia ci provoca. Chiede un discernimento e un’assunzione di responsabilità. (…) Reggio è ultima frontiera, avamposto del nulla, non luogo dove si bruciano i centri sociali, le chiese ortodosse, i musei. (…) È tanto il buio in questa nostra città e nel nostro Paese e ci vuole molto coraggio per scorgerne la prima luce fioca. Ma sta proprio in questa capacità di reazione profondamente non violenta, tanto da lasciare spiazzati, la chiave per ricostruire musei, umanità, coscienze. Nel momento del massimo sconforto, riuscire ad esprimere la gioia della condivisione e della festa.”

*Ida Nucera, Quel poco che so dirti – Il sorriso e la croce, tra Buddha e Gesù, Città del Sole, euro 10