«Come una megaptera. Nella sua migrazione stagionale percorreva seimila chilometri di sconfinata acqua oceanica seguendo ogni anno con precisione assoluta la stessa identica variazione di grado; dai fiordi norvegesi di Alesund alle coste africane di Nouadhibou non deviava di un millimetro dalla rotta consueta, come seguisse una strada invisibile, come se gli animali si muovessero seguendo orbite evanescenti. Anche gli uomini sembravano percorrere traiettorie già tracciate (…) A vederli dall’alto, nel Piano, in quell’ampio spazio al centro del paese verso cui confluivano le quattro strade principali e che lui guardava allo stesso modo in cui la sera osservava e studiava la volta stellata, gli uomini sembravano muoversi come corpi celesti. (…) O come pianeti nei loro moti di rivoluzione e rotazione. (…) bastava un grado in più o in meno, un misero grado, e non ci sarebbe stato niente, né il giorno né la notte, le stagioni, il volo degli uccelli, il tempo, gli uomini con i loro infiniti affanni. Nulla. (…)Un solo grado: il capello di don Venanzio impigliato nel pettine, un pezzo d’unghia rosicchiato e sputato da Mararosa, lo spessore della carta con cui Rorò impacchettava i pasticcini, lo stelo d’una primula, un lendine secco, una foglia d’origano, un vinacciolo, un grano di pepe nero, un trappeso d’argento, una ciglia perduta, un ago, un filo di broccato, un pelo di coniglio, un’ala di moscone, una trocofora, il punto d’una coccinella, un pizzico di sale, un poro della pelle, un girino, un coccio di grano, un chicco d’uva acerba, uno scrupolo d’oro, una spina di rosa, la vite di un goniometro, un grammo di ruggine, un punto croce, la fuga d’un mosaico, un seme di lino, una scheggia di vetro, una goccia cinese, un bigattino, la larva di una libellula, una virgola, lo spessore della particola, il bulbo di un capello, una staffa umana, un globulo rosso, un tarlo, la punta metallica di un compasso, un polline, la scala di Planck, il nulla tra la trama e l’ordito.»
Con Appunti di meccanica celeste, recentemente edito da Nutrimenti, Domenico Dara (nato a Catanzaro) torna a Girifalco, piccolo paese calabro, in cui è ambientato il suo primo libro (e dove lui stesso è cresciuto), «punto sperduto della mappa universale», delimitato «a nord dal manicomio e a sud dal cimitero, così che le sue genti si muovevano tutte tra la follia e la morte», e metafora della più generale condizione umana.
Il postino, appassionato delle altrui lettere d’amore, protagonista del Breve trattato sulle coincidenze, viene qui sostituito (o amplificato) da sette personaggi principali: il pazzo Lulù, suonatore di foglie; la siccaCuncettina Licatella, intristita dalla mancata maternità; la mala Mararosa Praganà, infelice per un amore irrealizzato; la venturata Rorò Partitaru, datata dalla sorte di una mantellina per proteggerla da fastidi grandi e piccoli che punzecchiavano il resto dell’umanità»; Angeliaddu u Biondo, figlio della mite Tatiana e di padre ignoto; l’ epicureo Venanzio Micchiaduru, che, dietro la fama di “ricchìuna”, offriva le sue, ben gradite, attenzioni alle donne maritate del paese; lo stoico Archidemu Crisippu, dal cuore sbrindellato per la scomparsa del fratello, che si dedica, per sopravvivere, ai ragionamenti scientifico-filosofici.
Tutte e sette sospesi, come la miriade di personaggi minori, in orbite determinate, come fossero ancorati ai ripetitivi movimenti dei corpi celesti: fissi sempre nelle stesse azioni e negli stessi pensieri. Ma le loro esistenze mutano profondamente nel corso dei giorni che vanno dal 9 al 24 agosto, complici i desideri affidati alle stelle la notte di San Lorenzo, le feste patronali che si concludono con la Spartenza, ovvero la separazione tra le statue della Madonna e di San Rocco, col rientro della prima nella chiesa matrice, con le spalle all’altare, e l’inatteso arrivo in paese del circo Engelmann.
Poiché «a pensarci bene, tutte le nostre vite sono una catena di eventi sospesi: le cose si interrompono improvvisamente, senza avvisaglie, senza avvertimenti, ed è questo il dolore della vita: il congedo mancato. Ma poi accade qualcosa: Plutone e Nettuno che dovrebbero scontrarsi non si urtano mai, dimostrando che anche nell’indefettibile meccanica celeste c’è posto per la pietà; e così anche tra gli uomini fallibili», «Che pietà è un modo diverso di chiamare l’eccezione, lo scarto dalla regola, la pietà è risonanza orbitale e umana che aggiusta il mondo, il clinamen che sovverte la regola, la traiettoria di un asteroide che inclina la Terra di 23,5 gradi, la via che percorre la Provvidenza quando il meccanismo si inceppa.»
Tutta la storia, con le vicende dei personaggi che si contrappongono e si intrecciano, è sospesa tra realismo e magia, come una grande ruota in movimento nell’azzurro, tra terra e cielo. Toni fiabeschi, sorridente ironia, osservazioni realiste, misurata malinconia, la sapienza di cogliere col giusto struggimento l’attimo in cui si concretizza il senso profondo d’ogni singola vita: tutto si compone in un’armonia narrativa, impreziosita da un vivace uso delle metafore e da un bell’impasto tra lingua colta e dialetto. Un plauso particolare va alla scelta dei nomi dei personaggi: un vero e proprio romanzo nel romanzo.
I tanti che, nel 2014, hanno salutato con entusiasmo la pubblicazione di Breve trattato sulle coincidenze come la nascita di un nuovo scrittore, troveranno felice conferma in questo Appunti di meccanica celestedelle sicure doti narrative di Domenico Dara.
*Domenico Dara, Appunti di meccanica celeste, Nutrimenti, pag. 368, euro 19.00