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Sprechi alimentari dei calabresi, ActionAid: diminuiscono per 3 su 4 tagliano causa crisi

Sprechi alimentari dei calabresi, ActionAid: diminuiscono per 3 su 4 tagliano causa crisi
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VERSO L’EXPO 2015, ACTIONAID: CIRCA 3 CALABRESI SU 4 TAGLIANO GLI SPRECHI ALIMENTARI CAUSA CRISI.
PIÙ VIRTUOSI RISPETTO A DUE ANNI FA, CAMBIANO IL PARADIGMA DELLA SPESA E DEI CONSUMI A TAVOLA: PER IL 61% MENO CIBO IN PATTUMIERA, IL 38% FAVORISCE LA FILIERA CORTA E IL 63% SI AFFIDA PER I PROPRI ACQUISTI A PICCOLI PRODUTTORI LOCALI A “KM 0”, MOTIVATO ANCHE DAL SENSO DI COLPA PER I MENO FORTUNATI (46%)

Alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, ActionAid rilancia la campagna Operazione Fame e diffonde l’indagine Ipsos sulle nuove consapevolezze dei calabresi in materia di cibo e sprechi. Grandi aspettative degli italiani, che chiedono all’Expo 2015 la riduzione degli sprechi in tutta la filiera (30%) e una diminuzione del divario nella distribuzione delle risorse a livello globale (30%).

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La crisi economica che affligge il nostro Paese da 5 anni ha avuto un impatto molto significativo sugli atteggiamenti e sui comportamenti di acquisto e di consumo per oltre la metà degli italiani (51%), ma ancor più al Sud (59%) e in Calabria, dove quasi il 70% degli intervistati dichiara di aver diminuito gli sprechi alimentari proprio come diretta conseguenza della precarizzazione delle condizioni di vita, classificandosi, dopo la Toscana, come la regione più influenzata da questo aspetto rispetto alle scelte di acquisto di alimenti. Inoltre, sebbene il 55% dei calabresi dichiari, in linea con la media nazionale, di comperare ancora molto più dello stretto necessario, sembra che più o meno la maggioranza dei rispondenti abbia cominciato a modificare la scelta dei propri acquisti in virtù di una maggiore attenzione per la propria salute (60%). Seppure il grado di consapevolezza degli impatti delle proprie scelte di consumo e di acquisto sui paesi più poveri si dimostri ancora decisamente basso in tutta Italia, i calabresi rivelano una rinnovata sensibilità: per 1 calabrese su 5, a fronte di una media italiana che non supera il 10%, è proprio la conoscenza delle conseguenze che il proprio consumo incontrollato, individuale o familiare, può avere sul resto mondo ad averli indotti ad impostare nuove abitudini di consumo a tavola; mentre, per quasi la metà di essi (46%), rispetto ad una media nazionale che si assesta attorno al 30%, la riduzione degli sprechi alimentari deriva dal senso di disagio provocato da un accesso iniquo alle risorse alimentari. Sono questi alcuni dei dati emersi dall’indagine condotta da Ipsos per ActionAid “Verso l’Expo: gli italiani e gli sprechi alimentari, a casa e nelle mense scolastiche”[1], diffusa in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione e del rilancio della campagna Operazione Fame, attraverso la quale per il secondo anno l’Organizzazione intende intervenire e sensibilizzare il grande pubblico sulle disparità di accesso al cibo in Italia e nel mondo, contribuendo a rimuovere le disuguaglianze esistenti nel controllo delle risorse (terra, acqua, pascoli, foreste e sementi), promuovendo uno sviluppo economico locale sostenibile, e garantendo una corretta alimentazione a bambini e adulti.

Nuove consapevolezze, quindi, che il campione interpellato da Ipsos testimonia di aver acquisito: rispetto a 2 anni fa, per la maggior parte dei calabresi (61%) - che si dimostrano i più attenti agli sprechi, superando di parecchi punti percentuali la media italiana (54%) - sono sensibilmente diminuiti gli alimenti che finiscono in pattumiera senza essere consumati, e si è imparato a strizzare l’occhio a quelle variabili chiave che qualificano un prodotto alimentare. Anche fra i banchi del mercato e di fronte agli scaffali dei supermercati, i calabresi mostrano di essere “i primi della classe” quando si tratta di adottare comportamenti virtuosi: il 38% degli intervistati in Calabria afferma di privilegiare l’acquisto di prodotti della propria regione, a fronte di una media italiana di appena il 17%. L’acquisto di prodotti garantiti dal marchio equo-solidale rimane tuttora una scelta di nicchia in quasi tutto il Paese (appena il 4% degli italiani acquista prodotti alimentari equo-solidali). Tuttavia, la Calabria si evidenzia come la regione dove maggiore è l’interesse per questo tipo di alimenti: l’8% dei calabresi, infatti, dichiara di preferire l’acquisto di questo tipo di prodotti. I calabresi sono i campioni d’Italia anche per quanto riguarda il “km 0”: il 63% di loro negli ultimi 12 mesi ha preferito rivolgersi per la propria spesa ai mercati e alle iniziative di piccoli produttori locali, piuttosto che varcare le soglie dei punti vendita della grande distribuzione.

L’indagine non si è limitata a sondare le abitudini alimentari degli italiani e dei calabresi, ma ha esplorato anche la loro consapevolezza sulle dimensioni che la fame assume in Italia e nel mondo, rivelando che su questo fronte c’è ancora molto da lavorare in termini di sensibilizzazione e informazione. Quasi il 70% degli intervistati in Calabria dichiara di avere solo una vaga idea del fatto che quasi 1 famiglia su 10 delle famiglie italiane non può permettersi un pasto adeguato almeno ogni due giorni. Inoltre, circa il 65% è a conoscenza che al mondo viene prodotto cibo sufficiente a sfamare molte più persone di quelle che lo abitano (contro una media italiana di poco più della metà del campione) e che 1/3 della produzione mondiale di cibo viene sprecato (47%). I calabresi appaiono lievemente più preparati rispetto alla media nazionale (24%) sul tema dei biocarburanti, essendo il 36% di loro consapevole di quale sia la quantità percentuale di carburanti consumati in Europa che viene realizzata a partire da prodotti agricoli. Tuttavia, il 39% non ha ancora nessuna idea dell’impatto che gli attuali sistemi di agricoltura hanno sull’ambiente e nemmeno il 50% degli intervistati nella regione sa che il cibo è un diritto riconosciuto dalle Nazioni Unite.

Rispetto alla capacità di influenzare le scelte delle persone attraverso la sensibilizzazione ad ampio raggio, dall’indagine emerge che una buona dose di fiducia nel sistema dell’informazione caratterizza tuttavia i calabresi interpellati, che tendono a dividersi tra coloro che confidano nel ruolo dei media e della sensibilizzazione per attivare comportamenti stabili più virtuosi sulla questione sprechi alimentari (55%) e circa una metà ritiene che l’attivazione avrebbe solo un effetto temporaneo (28%) o nullo (10%).

“Ci fa molto piacere constatare una nuova consapevolezza dei cittadini calabresi rispetto al proprio ruolo nevralgico di consumatori finali in una filiera strategica come quella del cibo – dichiara Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid Italia – È fondamentale che i cittadini riconoscano il peso specifico individuale in quelle dinamiche che partono dal proprio territorio ma assumono una valenza globale, con la volontà. Confidiamo dunque nell’opportunità offerta da Expo 2015 per lasciare una grande eredità a questa classe emergente di cittadini attivi e consapevoli.”

Cresce rapidamente infatti l’attenzione degli italiani nei confronti di quello che si preannuncia il grande appuntamento del 2015 per il nostro Paese: a luglio 2013, quasi un italiano su 3 (28%) non era ancora a conoscenza dell’Expo 2015 che si terrà a Milano l’anno prossimo, mentre a un anno di distanza, il 78% della popolazione è consapevole del tema Alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutto il pianeta, e oltre la metà degli italiani (54%) dichiara che intende visitare l’Esposizione milanese (35% molto probabile, 19% abbastanza probabile). Grandi le aspettative degli italiani nei confronti dei possibili esiti: la diminuzione del divario nella distribuzione delle risorse a livello globale (30%), la riduzione degli sprechi in tutta la filiera (30%), la lotta alla fame nel mondo (17%) nonché la riforma del sistema globale per la produzione agricola (8%). Segnali evidenti di come i fattori cibo e sprechi alimentari siano diventati una chiave di riflessione non solo per gli attori economici implicati nel comparto, ma anche e soprattutto per gli stessi consumatori finali, compresi i calabresi.

Non poche le perplessità nutrite dai genitori italiani per gli sprechi nelle mense scolastiche, un comparto dove si consumano 380 milioni di pasti all’anno nelle scuole elementari e medie inferiori, 2 milioni di pasti ogni giorno, per un fatturato di 1.3 miliardi di euro annui. Non esistono di fatto dati nazionali sugli sprechi alimentari prodotti nelle mense

scolastiche ma, secondo alcune rilevazioni[2], circa il 10% dei pasti serviti (pari a 87mila tonnellate di cibo) sono eccedenze, delle quali l’85% è totalmente sprecato. Fotografia restituita anche dai genitori “sentinelle” interpellati da Ipsos, i quali, in una scala da 1 a 10, danno un voto poco più che sufficiente alla lotta agli sprechi nelle mense dei figli (6.7), questione che sembra essere il vero tallone d’Achille nel servizio di ristorazione scolastica rispetto alla qualità del cibo (7.1) e alla pulizia degli spazi (7.6). Interpellati sulle tipologie e la qualità del cibo servito in mensa, la quasi totalità dei genitori ritiene che i propri figli consumino frutta e verdura di stagione a scuola (89%) e interrogati sulla presenza di cibi di qualità più o meno elevata, la percentuale decresce nettamente quando si rilevano consumi come surgelati (54%) o scatolame (38%). Ancora meno i genitori in grado di dire se cibi biologici (38%) prodotti equo-solidali (44%) o prodotti DOP (46%) raggiungono il piatto del figlio quando mangia a scuola, e si dimostrano ancora meno partecipativi rispetto a un possibile coinvolgimento nelle commissioni mensa delle scuole, laddove solo il 3% dei genitori intervistati è attivo in una commissione mensa, nota come istituzione a 3 famiglie su 4; quasi le metà dei genitori non conosce le attività di tale commissione nel dettaglio, e solo 1 famiglia su 3 ha contatto diretto con i membri della commissione (33%), il cui impegno è peraltro riconosciuto utile dalla maggioranza (84%). Tuttavia, a domanda diretta, ben due terzi dei genitori si percepisce come soggetto potenzialmente utile in affiancamento all’istituzione nella scelta di menu di qualità e antispreco.

“È dai bambini che frequentano le mense che può partire il vero cambiamento. Parliamo di un comparto attorno al quale ruotano 10 milioni di persone, tra addetti ai lavori, insegnanti, docenti, studenti e personale non docente. I figli del 91% del campione intervistato. Un bacino enorme che rappresenta 1/6 della Nazione e che può farsi davvero promotore e partecipe di consumi alimentari sostenibili, attraverso l’adozione di comportamenti individuali e collettivi virtuosi” prosegue Marco De Ponte “Per questo ActionAid ha deciso di intervenire nella realtà scolastica, promuovendo con forza e a tutti i livelli la lotta agli sprechi, e coinvolgendo alunni, insegnanti e genitori in attività di formazione su stili alimentari rispettosi della propria salute e delle risorse disponibili.” Come l’iniziativa Io Mangio Giusto, con la quale ActionAid si è posta l’ambizioso obiettivo di garantire, entro il 2015, che 15mila bambini possano avere accesso ad una mensa “più giusta” e almeno 40mila, insieme alle loro famiglie, possano capire l’importanza di una dieta sostenibile.

I bambini sono dunque parte attiva negli interventi e nelle iniziative di sensibilizzazione di ActionAid, che da tempo si occupa della tematica cibo e sprechi. All’estero, con la lotta all’accaparramento delle terre dei piccoli agricoltori da parte delle grandi multinazionali, e nelle scuole e nelle mense italiane, realizzando interventi ad hoc anche in partenariato con altre realtà impegnate sul tema, come Cittadinanza Attiva, con la quale ActionAid ha condotto una ricerca proprio sullo spreco nelle mense. Anche quest’anno, attraverso la campagna Operazione Fame, in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, l’Organizzazione entrerà nelle mense scolastiche di decine di istituti italiani, promuovendo una serie di iniziative ed eventi che avranno come protagonista il simbolo della campagna, un cucchiaio bucato, teso a testimoniare l’inutilità dello strumento senza la possibilità di un accesso equo alle risorse, e a trasferire ai bambini l’importanza delle proprie scelte alimentari, indirizzandoli verso un consumo sano e sostenibile, nel rispetto del proprio territorio e delle disparità globali.

NOTA PER GLI EDITORI – ACTIONAID, IL DIRITTO AL CIBO E L’EXPO 2015
ActionAid International è un’organizzazione indipendente che si impegna nella lotta alle cause della povertà e dell’esclusione sociale. Fondata nel 1972, attualmente è una federazione che ha sede a Johannesburg, in Sudafrica, e lavora con oltre 15 milioni di persone in 45 paesi. ActionAid lavora a fianco delle popolazioni e delle comunità più emarginate attraverso programmi di sviluppo a lungo termine in Asia, Africa e America Latina per garantire un cambiamento sostenibile che duri nel tempo. Dare alle persone la possibilità di organizzarsi e impegnarsi per rivendicare i diritti fondamentali. Coinvolgere i governi, il settore privato e la società civile attraverso campagne di

sensibilizzazione e mobilitazione, l’empowerment dei piccoli agricoltori, la lotta contro la volatilità dei prezzi e il diritto alla terra delle comunità più povere. ActionAid vuole agire controcorrente, mettendo le donne al centro della sua azione per la sicurezza alimentare e chiedendo che in ogni parte del mondo sia pienamente riconosciuto il diritto delle donne di accedere, possedere e controllare la terra che lavorano. Le sinergie tra Expo Milano 2015 e ActionAid International verranno valorizzate nel Sito Espositivo attraverso una serie di eventi che rappresenteranno al meglio le problematiche legate al tema della nutrizione e all’economia da essa derivanti.