Anche quest’ anno è stata ricca di emozioni e di grande spiritualità la Via Crucis che la Piccola Opera Papa Giovanni ha vissuto a villa Gullì, il centro che ospita la comunità Dopo di Noi per persone con disabilità. Una partecipazione corale di tanti ospiti dei centri di accoglienza promossi da Piccola Opera, Agape e Caritas, che ha visto percorrere le 15 stazioni della via Crucis, ognuna che ha ricordata un servizio, guidata da don Antonino Iachino assistente spirituale dell’opera. I testi di meditazione e preghiera curati da Mimmo Nasone hanno fatto risuonare il pensiero e la testimonianza dei padri della Chiesa sul mistero della Croce e della Resurrezione, come Papa Francesco e gli altri pontefici che lo hanno preceduto, ma anche maestri di fede come Don Tonino Bello, Don Giuseppe Pasini, Primo Mazzolari, ma in particolare sono state citate le parole di vita di don Italo Calabrò fondatore dell’Opera di cui ricorre il 25. mo anno della Sua scomparsa. Un sacerdote che ha saputo guidare tanti laici e religiosi sulle vie della vita facendogli incontrare Cristo nei più poveri, che ha testimoniato il senso di una totale adesione al vangelo che passa sempre attraverso la croce. Si è ricordato come la via Crucis purtroppo oggi è ancora più attuale e dolorosa,la via Crucis dei quasi 20 milioni di italiani che vivono in povertà, dei poveri cristi che vivono nelle nostre città, degli immigrati che sbarcano sulle nostre coste in cerca di rifugio e tanti non ci riescono trovando la morte nel nostro mare. La Quaresima deve portare tutti ad accorgersi degli altri, a non cadere nella tentazione di chiudersi in sé stessi, ad indurire il proprio cuore. Ad orientare il cuore a Cristo, alla sua croce, sorgente di libertà e giustizia. Ad alleviare il peso della croce degli altri che aiuta a sopportare anche le proprie croci. Per i partecipanti il camminare assieme alle persone in carrozzella, alle loro famiglie, a uomini e donne che portano sulla propria carne i segni della sofferenza e della fatica della vita è stata una occasione per sperimentare il vero senso della via Crucis, che è entrare in contatto con il mistero del dolore che si rinnova continuamente nella storia dell’umanità, ma anche fare l’esperienza della resurrezione attraverso la gioia dell’incontro e della condivisione della vita nel segno dell’amore. Come piaceva a don Italo, che ha educato i suoi giovani a credere e vivere la vita fino alla fine come un dono da condividere sempre, nonostante tutto, con fiducia e gioia. La via Crucis si è conclusa simbolicamente con la preghiera finale per tutte quelle persone povere ed in difficoltà che sono passate dai vari Centri e che sono tornate alla casa del Padre dopo una vita vissuta nella fatica ma anche nell’incontro con tanti fratelli che li hanno amati e serviti.