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LA SCOMUNICA. L’opinione e il giudizio di Don Ciotti

LA SCOMUNICA. L’opinione e il giudizio di Don Ciotti

Don Luigi Ciotti, il prete di strada che ha fondato Libera, ha avuto un ruolo importante nella determinazione con cui Francesco ha condannato le mafie spiegando che i mafiosi sono scomunicati. Due mesi fa aveva incontrato il Papa nella giornata delle vittime innocenti delle mafie. Ieri il sacerdote ha parlato con Repubblica per una breve intervista in cui ha detto la sua opinione sulle parole e il gesto di Francesco.

Al giornalista (Paolo Rodari) ha subito chiarito:

«Sono contento di queste parole. I mafiosi non hanno nulla di cristiano. Sono in antitesi col Vangelo. Ma direi non soltanto i mafiosi, ma anche coloro che fanno affari coi mafiosi. Il Papa ha ribadito che certi comportamenti non possono che mettere fuori dalla comunione con la Chiesa».

Ed ha aggiunto: «Ascoltando Francesco in Calabria mi sono subito venute in mente le parole di don Tonino Bello, quando diceva che la Chiesa - e i cristiani con essa - non può dimenticare che la Parola non si annuncia con le parole, ma con la vita, con gesti e fatti».

L'annuncio è anzitutto testimonianza?

«L'evangelizzazione non avviene soltanto per ciò che si dice, ma anche per quello che si fa. I gesti, le azioni, sono importanti. Lo stesso Francesco ieri ha messo in pratica questa verità. Ha parlato ed è andato anche a trovare la gente fin nelle sue sofferenze. È stato coi carcerati e i poveri. E quando ha parlato della mafia ha ricordato che esistono delle responsabilità che riguardano tutti, a cominciare dai politici che troppe volte si sono mostrati conniventi».

Rodari gli ha fatto la domanda giusta sul punto che potrebbe provocare conflitti e problemi: come si fa a dire se una persona è scomunicata perché mafiosa?

E don Ciotti: «La domanda è giusta. Non sempre i comportamenti individuali sono evidenti. Ma spesso le cose si sanno. Anzi, in questo senso è proprio il richiamo del Papa a suonare come sprone per la stessa Chiesa affinché non sia tiepida bensì coraggiosa. Beninteso, non bisogna mai dimenticare le tante cose belle e positive che tanti cristiani hanno fatto nei territori più difficili, nei luoghi dove la mafia ha in mano tutto, dove è più potente. Nessuno deve dimenticare il comportamento anche eroico di tanta gente di Chiesa. Ma, insieme, occorre riconoscere che ci sono state, e ci sono, anche tante fragilità, zone d'ombra.

E ancora «Alcune volte, purtroppo, la Chiesa è rimasta alla finestra rispetto a certi comportamenti lavandosene le mani. Altre volte, invece, è stata addirittura complice. Sono ambiguità non al servizio della verità. E ciò è sempre un male, perché sono comportamenti che tarpano le ali alle energie migliori, a coloro che, invece, vorrebbero mettere le proprie energie al servizio della positività».

Ma sono comportamenti mafiosi anche quelli di chi pur sapendo non fa nulla?

«Il problema – ha concluso don Luigi Ciotti - non è soltanto ascrivibile a chi fa il male, a chi si rende colpevole di crimini. Ma esiste anche un problema enorme di chi guarda il male compiersi e lascia fare. In troppi osservano da fuori ma non si spendono per il bene. Anche questa omertà i