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CAPO COLONNA. Continuano le manifestazioni contro la pavimentazione stabile

CAPO COLONNA. Continuano le manifestazioni contro la pavimentazione stabile

Un happening a metà tra manifestazione di protesta e lezione a cielo aperto, in materia di tutela dei beni culturali. E' stata soprattutto questo la manifestazione promossa oggi pomeriggio nell'area archeologica di Capo Colonna a Crotone dove tanti cittadini si sono ritrovati rispondendo all'appello lanciato dall'hastag #salviamocapocolonna.

L'iniziativa e' stata organizzata per protestare contro il progetto di Comune e Soprintendenza archeologica della Calabria per la realizzazione di un selciato di fronte al Santuario della Madonna di Capo Colonna, dove nei mesi scorsi sono venuti alla luce manufatti di epoca romana. Ed è proprio l'interramento di quelle tracce di edifici ad essere osteggiato dai tanti che si dividono, incuranti del vento che spazza il promontorio sul mare, tra quanti ascoltano musica di band locali e quanti, invece, seguono in religioso silenzio le spiegazioni dell'archeologa Margherita Corrado sui tesori che questo lembo di terra custodisce.

Una visita guidata ad un ''museo'' che si sviluppa all'ombra della colonna dorica superstite del tempio di Hera Lacinia, che racchiude, come in un libro a cui siano state aggiunte altre pagine, testimonianze di altre epoche successiva a quelle greche. La mobilitazione va avanti da 5 giorni.

La zona e' presidiata, a rotazione, da un gruppo di cittadini: la notte scorsa erano una cinquantina coloro che hanno ''vegliato'' su Capo Colonna. E stanotte sarà lo stesso. A spiegare il no ai lavori e' la stessa Corrado dell'Associazione Sette Soli che, assieme all'associazione Gettini di Vitalba, ha sollevato il caso. ''Contestiamo il fatto - afferma - che si sia decisa, per quanto riguarda l'area antistante la chiesa, una pavimentazione stabile. Il che significa che tra la pavimentazione stessa ed i resti venuti alla luce da settembre a dicembre viene steso un massetto di cemento con rete termosaldata. Noi crediamo che trovandoci nel cuore dell'abitato romano, ed avendo quegli scavi portato alla luce quel che resta del foro, si debba, anche a costo di smontare quello finora realizzato, dare la possibilità a questi resti di essere fruiti dai cittadini''.