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SONDAGGISTI. Ecco perché Renzi ha un consenso di 10 punti in più del Pd

SONDAGGISTI. Ecco perché Renzi ha un consenso di 10 punti in più del Pd

Un derby tutto in casa: Matteo Renzi batte il suo partito per 10 punti percentuali, secondo un sondaggio Ipsos per il ''Corriere della Sera'' pubblicato domenica. Paradossale? ''Neanche un po''', ribattono in coro sondaggisti e politologi interpellati dall'Adnkronos. ''Anche noi -dice Nicola Piepoli, patron dell'Istituto omonimo- abbiamo dati simili e ci abbiamo ragionato su. La risposta nella tenuta del premier e' nella sua 'affabilita'', viene percepito bene dai cittadini, che si sentono ascoltati da lui. Le sue energie sono rivolte in buona parte alla comunicazione diretta con l'elettorato, che se ne accorge: e' un comunicatore molto migliore degli altri leader presenti o passati, persino di Berlusconi''.

Il Partito democratico invece e' ''un dramma'' comunicativo: ''quando mai ha comunicato? -e' la domanda retorica di Piepoli-. E se lo fa, lo fa male e per sbaglio. Diciamo che ha qualche problema, su quel versante''. Ne' c'entra il trauma della fuoriuscita di Sergio Cofferati, uno dei 45 fondatori, dal partito: ''il partito e' piuttosto compatto, Cofferati non porterà via consensi, solo se stesso'', e' la percezione di Piepoli. Un elemento ulteriore lo fornisce Maurizio Pessato (Swg) che indica nella percezione dei dissidi interni la ragione del calo di consensi nel partito, mentre Renzi appare un uomo determinato. ''L'elettorato ha approcci diversi: in un caso si tratta di una persona, nell'altro di una organizzazione. La tenuta di Renzi nasce dalla migliore percezione delle sue azioni, ampiamente pubblicizzate. Negli ultimi tempi si è fatto vedere accanto ad altri capi di governo, ha concluso -che si tratti di un successo o no non importa- il semestre europeo, sta giocando la partita del presidente della Repubblica: insomma e' sotto i riflettori''.

Mentre il Pd ''appare contrassegnato da dissidi interni, ed e' il partito piu' grande d'Italia, le sue divisioni non possono sfuggire all'opinione pubblica. Viene percepito come un grande partito che non sa gestirsi: se fosse piu' piccolo sarebbe meno sotto i riflettori, invece e' un sorvegliato speciale''.

Michele Sorice, docente di Comunicazione politica alla Luiss, arriva addirittura a rievocare il Psi di Craxi: ''Mi sembra una situazione molto simile a quella degli anni '80, con un partito tutto sommato modesto ma un leader con un consenso enorme. Ha ragione Piepoli, Renzi e' un comunicatore formidabile. Riesce a catalizzare, con le sue parole, l'interesse del pubblico. Un partito invece viene giudicato sulle scelte amministrative, della polis''.

E la percezione in Italia del Partito democratico, prosegue, e' quella di una formazione ''sfilacciata''. ''Un partito lacerato e diviso al suo interno, gli si imputano insuccessi'' e paradossalmente, ragiona, fa un favore al suo segretario ''lasciandolo percepire come un leader ostacolato anche dai suoi, non solo dalle alleanze a cui e' costretto''. Cosa che il premier sa benissimo, sottolinea Sorice, visto che ''la sua stessa azione comunicativa e' sempre quasi 'a dispetto' del partito. Ha una strategia molto chiara: ha bisogno di un partito che assomigli a un comitato elettorale, e questo sta avvenendo. E il partito perde credibilita'''.

Neanche Sorice, infine, vede nell'abbandono del Pd da parte di Cofferati un 'colpo di grazia' per il Pd: ''la sua uscita -dice- e' un elemento aggiuntivo al gia' tradizionale sfilacciamento del Pd: per quanto sia importante, si innesta in uno scenario gia' percepito come di divisione''.