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NDR. E Nino Lo Giudice (Il Nano) racconta l’affare Leonia

NDR. E Nino Lo Giudice (Il Nano) racconta l’affare Leonia

Nino Lo Giudice e' tornato a collaborare. Calmo, pacato, ha risposto con precisione alle domande che il pubblico ministero Giuseppe Lombardo gli ha posto sul clan Fontana, accusato di aver da sempre controllato l'ex municipalizzata reggina Leonia, finita al centro dell'omonimo processo. ''Su tutto quello che riguarda i memoriali mi avvalgo della facolta' di non rispondere - afferma Lo Giudice - perche' sono indagato a Catanzaro''. Su tutto il resto pero', il 'Nano' parla. E con precisione. Parte da lontano, dai primi contatti con il superboss Pasquale Condello, del quale - sostiene - per un certo periodo curera' la latitanza e raccogliera' le confidenze, incluse quelle sulla gestione della municipalizzata Leonia. Un affare che in un primo tempo era stato lasciato in mano al clan Fontana, esclusi dalla spartizione alla fine della seconda guerra di 'ndrangheta per la vigliaccheria dimostrata durante il conflitto. Storicamente vicini ai Condello, negli anni in cui il sangue scorreva a Reggio Calabria, avrebbero tentato di tenersi defilati. E questo al superboss non sarebbe piaciuto per niente. In quegli anni in cui i vertici degli schieramenti condelliani e destefaniani giravano con un bersaglio sulla schiena, racconta il 'Nano', ''Giovanni Fontana ha mandato a chiamare mio padre per chiedergli di ospitare Nuccio Roda' e Giuseppe Saraceno. Loro erano arrabbiatissimi con Fontana perche' si era chiuso in casa, mentre quelli che aveva attorno sono stati tutti uccisi o feriti. E lui non ha mai mosso un dito''.

Un atteggiamento che al clan costera' il distacco dallo schieramento del superboss e paghera' a caro prezzo al termine del conflitto, quando verranno privati di un territorio di riferimento ed esclusi dagli affari importanti. O almeno cosi' era stato progettato. ''Anche se Giovanni Fontana non ha partecipato alla spartizione, non e' che fosse meno 'ndranghetista. Non ha avuto nulla per volere di Pasquale Condello''. E sara' proprio il superboss, aggiunge il collaboratore, a dirgli che al clan escluso dopo qualche anno ''e' stata data la Leonia. Doveva fare una societa' con un certo De Caria'', spiega Lo Giudice. Fra i due - continua il Nano - c'erano rapporti consolidati e di vecchia data. ''Hanno un sangiovanni, sono compari. De Caria ha una villa a Gallico che in realta' e' di Giovanni Fontana. L'ha fatta lui''.

Poi pero' il direttorio di clan che dalla fine della seconda guerra di 'ndrangheta avrebbe comandato Reggio, imponendo un nuovo sistema di spartizione delle estorsioni e degli affari, per il 'Nano' avrebbe realizzato che ''Leonia rendeva piu' di quanto immaginassero''. Quanto, Lo Giudice non e' in grado di dirlo, ma e' certo di quale sia stata la reazione del direttorio. ''Sono stati i Condello, i Tegano e i De Stefano a decidere di fare attentati e danneggiamenti''. Una strategia - ha dimostrato l'inchiesta oggi sfociata nel procedimento in discussione - necessaria per obbligare Fontana a dividere gli enormi profitti derivanti dalla gestione della municipalizzata che prima dello scioglimento per mafia si occupava dello smaltimento rifiuti, con i clan divenuti signori di Reggio Calabria. (fonte, il velino)