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L’INTERVENTO. Ecco perché ho deciso di andare a votare

L’INTERVENTO. Ecco perché ho deciso di andare a votare
voto Tenersi cara e stretta la Democrazia, per quanto immatura e malconcia sia. Tenersela stretta, non farsi abbagliare da istinti primordiali e irresponsabili. Fiutare le tendenze reazionarie e le opinioni dettate dalla pancia. Usare cervello e cuore. Andare a votare.

Pensare che mai il mondo, e l’Italia, era stato così bene. Solo settant’anni fa, l’età della Repubblica e della democrazia, si crepava per una qualsiasi malattia da due soldi. La dieta di gran parte dei cittadini era costituita da pane e cipolle. Più dell’80% delle persone era analfabeta. Non ignorante, ma analfabeta. Soprattutto al Sud, a casa nostra.

Pensare ai vantaggi che abbiamo avuto da questa democrazia, malata, corrotta, si, diciamogliene di tutti i colori, spesso a ragione, ma pensiamo ai vantaggi. Non esiste una età dell’oro precedente. E si riesce a mantenere una tensione alta verso l’ideale solo facendo i conti con la realtà e i problemi per migliorarla.

Confesso: ero caduto nella trappola. Non volevo votare. Non mi sentivo rappresentato da nessuno dei partiti, come uno dei più grandi scrittori contemporanei ha affermato qualche giorno fa. Non ho cambiato idea solo in virtù del ragionamento. L’ho fatto dopo essere stato particolarmente attento ai comportamenti della gente attorno a me. Si è accesa una luce. Davvero difficile.

Io sono Capotreno. Viaggio in seconda classe, vero specchio della società contemporanea. Passo tra i viaggiatori, controllo i biglietti, lavoro tra la gente, quella reale. Ascolto, osservo.

Pochi giorni fa sul treno è salito un ragazzo di colore. Con tanto di biglietto, naturalmente. Distinto, signorile nei modi, grande padronanza della nostra lingua. Si è accomodato di fronte ad un pendolare che conosco bene. Un tipo che certamente non può dirsi di razza ariana. Un lavoratore come tanti. Ebbene questo lavoratore si è alzato con un gesto imperioso, ha afferrato i bagagli e dicendone di tutti i colori contro la presenza dei neri sui treni ha cambiato posto. Come schifato. Un gesto da Ku-Klux- Klan, che pensavo non avrei mai visto nella nostra civilissima e accogliente nazione.

Subito dopo, al ritorno, mi sono fermato al tabacchino per prendere le sigarette; c’era una coppia di signori anziani che parlavano ad alta voce. Entrambi inveivano contro gli immigrati e contro i politici che non fanno niente per cacciarli.

Quando sono arrivato a casa ho aperto Facebook, il palcoscenico della realtà. Ho scritto qualcosa sulla necessità di restare umani, e subito, pubblicamente e anche in privato, ho ricevuto mezza dozzina di contumelie. Chi si proclamava fascista apertamente, chi mi accusava di buonismo (e che è?), chi tentava paragoni arditi. Tutti con una veemenza mai incontrata prima.

Si è accesa la luce. Il rischio democratico è grande. Dal razzismo alla follia il passo è brevissimo. Eppure mi accorgo che molti speculatori d’accatto stanno puntando tutto sul grande problema dell’esodo dei popoli. La base è stata l’antipolitica. Distruggere la credibilità dell’unica forma di gestione del potere possibile. Certo, gli esponenti dei partiti hanno colpe gravissime. C’è una percentuale alta di ladri e farabutti (possibile che nessuno di quelli di facebook vada a votare?) che non ha certo giovato alla fiducia nella democrazia.

Ma c’è ancora un’arma a nostra disposizione. Per tutti noi che aborriamo la violenza quest’arma è il voto. Si deve ricacciare l’istinto reazionario nelle catacombe in cui era nascosto. Intanto con la politica. E poi prendendo seri provvedimenti in linea con quella nostra costituzione che non deve essere sventolata solo negli spettacoli televisivi.

E per ribadire il valore di questa nostra cara – pur se malata – democrazia, la soluzione è una sola: andare a votare. Partecipare responsabilmente allo snodo fondamentale della vita politica. Rinunciare a sentirsi puri, unici e senza peccato. Tenere conto sempre del fattore umano e del relativismo della storia. Meglio la democrazia, questa democrazia, di un governo dei razzisti, dei fascisti mascherati, dei furbastri che giocano con le paure e con gli istinti più grevi e volgari della gente per potersi conservare privilegi e prebende.

Votare, per essere cittadini.