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L’ANALISI. Il M5s, le elezioni e la stabilità dell’Italia

L’ANALISI. Il M5s, le elezioni e la stabilità dell’Italia
grillini    UNO. È possibile che dopo le elezioni la stabilità in Italia venga garantita dal M5s? Non dal partito di Grillo e Di Maio ma, indipendentemente e contro di loro, dai gruppi parlamentari che verranno eletti nelle liste pentastellate. E ancora: le assicurazioni sull’Italia stabile che Gentiloni e altri garantiscono, comprendono anche un piano sul M5s e la sua possibile dissoluzione che lascerebbe sul campo un gruppo nutrito di parlamentari senza fissa collocazione? Ma procediamo con ordine.

DUE. I sondaggi sono univoci. Il M5s non subisce danni elettorali dal pasticcio dei versamenti mancati dei suoi parlamentari. Per Di Maio, poche mele marce (solo 8 su 110 parlamentari uscenti). Ma l’accumularsi dei fatti ha bruciato il mito dei 5s esempio di trasparenza ed onestà. Gli espulsi (che denunciano due pesi e due misure tra fedeli ai Capi e gli altri) rilanciano. Ivan Della Valle, per esempio, confessata la mancata restituzione, sibila: “Se dev’essere pulizia, che lo sia fino in fondo. Controllino gli scontrini, le ricevute di chi dichiara decine di migliaia di euro di cene”. Parole e spaccati inquietanti. Il cittadino portavoce Mantinati, altro esempio, ha rendicontato 46.391 euro in pranzi e cene. Dice di aver lì ammonticchiato anche i soldi di prestazioni e consulenze con professionisti (pagate quindi in nero?). Salto le vicende scabrose tra fidanzati e/o conviventi assunti che, tra un bisticcio e l'altro di ex innamorati fanno sparire decine e decine di migliaia di euro. Concludo col disastro-culmine che emergerebbe dalle rendicontazioni di agosto. A Parlamento e italiani in vacanza, i portavoce 5s si sarebbero strafatti di fatica con picchi vertiginosi di spese per benzina, taxi, cene e pranzi di lavoro. Nessun reato. Ma il pilastro onestà-onestà lascia sul campo micidiali Vaffa e chissenefrega contro le regole urlate ex piedistallo dei 5s.

TRE. Perché allora il M5s non subisce crolli e neanche flessioni elettorali? Una scuola di pensiero (alimentata da Grillo, Casaleggio, Di Maio) sostiene che lo scandalo abbia in realtà informato gli italiani che i 5s hanno versato soldi a favore della comunità e quindi gli italiani li premiano. Ma la tesi che il corpo del partito più ferocemente ipergiustizialista della Repubblica (che anziché assumere l’onestà come precondizione dell’impegno politico l’ha scelta come unico obiettivo e valore) sia capace di valutazioni così sofisticate e ponderate è poco credibile. Più fondata appare l’ipotesi, avanzata da sempre più osservatori, che i 5s non perdono voti perché in realtà gli italiani (semplifico) se ne fregano di quel che dicono e fanno i 5s, di Grillo e di tutta la baracca della Casaleggio (e non hanno neanche letto Du contrat social: uo principes du droit politique di Ruosseao!). Gli italiani voterebbero i 5s non perché affascinati dalla “decrescita felice” di Grillo e Casaleggio (padre) ma perché usano quel partito come strumento per colpire tutti gli altri partiti. Non è forse questa la spinta populista che infuria negli altri paesi europei e non solo? Il M5s non verrebbe percepito dal paese come soluzione dei problemi ma come una clava da usare contro centro, destra e sinistra e l’intero establishment, contro la “Casta” quale che sia l’origine. Questa spiegazione ha, tra l’altro, il vantaggio decisivo di spiegare perché la contraddittorietà delle posizioni dei 5s, su immigrazione, tasse, essere partito di destra o sinistra, su fascismo e pulsioni razziste anziché creare conflitti tra gli elettori del m5s ha un effetto cumulativo (cfr i fondamentali saggi di “M5s, come cambia il partito di Grillo”, a cura di P. Corbetta, Il Mulino, 2017). E spiegherebbe anche l’impossibilità del M5s di tollerare alleati politicamente schierati.

QUATTRO. Ma la possibile fondatezza di questa analisi ha un risvolto non ancora adeguatamente indagato: se così stanno le cose qual è il vero tasso di tenuta politica delle strutture nate attorno e dentro il M5s? Il rapporto tra i parlamentari 5s e gli elettori che li scelgono, non a caso tanti pochi da consentire la promozione in parlamento con poche decine o qualche centinaio di voti alle “parlamentarie”, appare privo di solidità, incapace di vincolare gli eletti agli elettori e alle loro motivazioni che sono interamente altre. Da qui la furia con cui i leader dei 5s continuano a proporre (l’incostituzionale) vincolo di mandato, cioè una legge che trasformi i parlamentari in funzionari-dipendenti dei capi-partito che li nominano e, all’occorrenza, li licenziano. Non a caso in passato a Grillo è sfuggita una battuta sui parlamentari 5s come “miracolati”.

CINQUE. Dopo il 4 marzo in Parlamento nessuno, pare, avrà la maggioranza. Gentiloni ha fissato i paletti: governo stabile incentrato sul Pd e con l’esclusione di tutti i populisti. Quindi, niente Lega, M5s e FdI. La quasi totalità degli elettori ancora incerti, secondo gli analisti, guardano a Pd e M5s. Il Fatto ha ricordato che sono circa 10 mln che alla fine voteranno. I “blocchi politici” che se ne avvantaggeranno, con “una maggiore probabilità di aumento sono quelli dei pentastellati e del centrosinistra”, mentre con “meno probabilità”, continua il giornale di Travaglio, vi sarà un “incremento” del centrodestra, che quindi s’intuisce non raggiungerà la maggioranza (16 febbraio).

Si tornerà alle elezioni rapidamente? Un governo stabile col solo centro sinistra riunito è un’ipotesi fantasiosa. E’ a quel punto che tutte le tensioni si scaricherebbero sui parlamentari del M5s che, quasi certamente, non avranno alcuna voglia di tornarsene a casa (e senza stipendio).