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L’INTERVENTO. La battaglia di Oliverio

L’INTERVENTO. La battaglia di Oliverio
oliv Riconquistare una forte etica della militanza, un recupero dell’appartenenza. Se si appartiene ad un campo occorre avere l’orgoglio di appartenere a quel campo. Non si può essere indifferentemente, anche nella iniziativa politica, da una parte e dall’altra. E non è nemmeno possibile che ad alimentare la confusione ci possa essere una componente che, andando oltre ogni limite tollerabile, supplisce a ciò che non fanno le forze di opposizione.

Piu’ o meno sono queste le parole che alcuni giorni fa ho ascoltato all’Assemblea Regionale del Pd che ha poi convocato il congresso di quel partito per il 23 giugno (ma non si sa se si fara’).

Non le ha pronunciate uno qualsiasi ma l’attuale presidente della Regione, Mario Oliverio. Il quale ha poi proseguito cosi’ (questa volta e’ testuale): ‘’siccome il sottoscritto, sostenuto dal Pd, che è e rimane il mio partito, si è presentato agli elettori calabresi dopo aver vinto le primarie, ritengo sia giusto che nella maggioranza ci stia chi assume una dimensione etica e rispetta le regole. Una maggioranza indistinta, nella quale ognuno si può alzare e gettare fango su di essa e su chi la rappresenta, non va bene. Fa più male il fango lanciato da chi ti è amico che dai tuoi avversari. Quella dell’appartenenza è una bussola a cui nessuno può e deve abdicare, perché se questo accade c’è il rompete le righe e quando ciò si verifica non c’è prospettiva per nessuno. Io continuerò a stare in campo perché i cittadini calabresi mi hanno dato questa responsabilità che eserciterò fino in fondo, in piena autonomia e libertà e nel rispetto, naturalmente, delle istituzione che rappresento e del mio partito, che è e rimane il Partito Democratico”.

   Ora il problema vero, in Calabria come a Roma, e’ che il Pd avrebbe bisogno di fare una riflessione a 360 gradi, senza strumentalismi e demagogia, guardando in faccia i problemi, vedendo quali sono i limiti e le insufficienze ma soprattutto recuperando una soggettività politica.

Non c’è progetto di cambiamento vero che non sia e non debba essere sostenuto da una soggettività politica nei territori. I circoli del Pd non esistono, molti dei quali, quando esistono e quando funzionano, sono diventati dei veri e propri simulacri. Manca la discussione vera, profonda sui problemi, non esiste più la rete delle organizzazioni sociali, l’intermediazione ed i soggetti dell’intermediazione devono essere spinti a partecipare alle discussioni e, per questo, devono essere adeguatamente considerati.

E’, dunque, meschino ridurre la devastante sconfitta alle elezioni del 4 marzo ad un problema solo calabrese solo per operazioni e calcoli meramente interni. C’è stato e continua ad esserci nel Paese un grave problema del Sud ampiamente sottovalutato anche oggi nel dopo voto dal Pd nazionale (si leggano a tal proposito i saggi apparsi nei giorni scorsi su Linkiesta e sulla Stampa, rispettivamente di Alessio Postiglione e Alfonso Pascale); un fortissimo deficit economico e sociale, esistono forti diseguaglianze sociali, egoismi, disoccupazione. La fascia della povertà e’ cresciuta.

Su questi e tanti altri problemi si discute poco e male e ora che Oliverio ha rifatto la sua Giunta Regionale in visto del rush finale la domanda e’ d’obbligo: sara’ in grado il suo partito di avviare da subito, al congresso di giugno e poi nei mesi successivi una vera opera di accompagnamento, spinta, rilancio dell’azione della Giunta Regionale? O si riproporra’ quella solitudine denunciata a piu’ riprese dal Governatore? Il rebus politico dei prossimi mesi sta tutto qui.