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L'ANALISI. Le difficoltà del M5s tra voto politico, regionale e comunale

L'ANALISI. Le difficoltà del M5s tra voto politico, regionale e comunale
alba M5S precipita alle regionali del Friuli ma nessuno sembra accorgersene. La conseguenza, però, è che la minaccia di elezioni anticipate appare un'arma spuntata. Passare nel giro di due mesi da 169mila voti a 29 mila e da una percentuale del 25,5 al 7,1% è, infatti, un dato impressionante.

Si conferma di gran lunga amplificato nel Nord il dato meridionale delle regionali di Sicilia e Molise, dove il risultato del M5s scesa da percentuali alle politiche attorno al 45% a quello regionale sotto il 35%.

Cosa suggerisce questo panorama? Che il M5S non viene considerato credibile come forza di governo locale. Nelle occasione citate i suoi elettori votano diversamente dalle politiche a favore della destra ovvero rifluiscono nell'astensionismo per gran parte.

Questa dinamica ricorda molto quella del Pci degli anni 60 e dei primi anni 70 del secolo scorso quando vi era questa divaricazione nel voto e dal punto di vista del governo locale il Pci dirigeva amministrazioni fondamentalmente nelle c.d. zone rosse.

Se si guarda alla situazione attuale per i 5*, con le dovute proporzioni (a loro sfavore), la situazione presenta molte analogie. I 5* governano solo Roma (coi risultati che si sanno), Livorno e Torino dove vi è stata una confluenza generale di destra ed estrema sinistra sulla Appendino in funzione anti Pd.

La conclusione che se ne può trarre è quella di un elettorato che in gran parte non ha nelle proprie corde l'aspirazione al governo del paese ma è espressione di una vocazione oppositiva e protestataria quasi strutturale.

Le oscillazioni di Di Maio sui contenuti del programma e la postura da premiership vengono assunti con una doppiezza che ne disvela la natura intima.

Si possono azzardare delle conclusioni sul voto prossimo venturo partendo dai fatti che ci offre la realtà?

E’ ipotizzabile che dopo l'ubriacatura della campagna elettorale del 4 Marzo e l'annuncio millantato della sua vittoria e della sua leadership, il M5S sia destinato a sgonfiarsi come cominciano a segnalare i sondaggi.

Nel Centronord è sicuramente la Lega a rappresentare le aspirazioni di governo e di protesta degli elettori mentre la rappresentazione pentastellata conserva suggestioni nel Mezzogiorno esaltandone però la caratteristiche protestatarie e subalterne.

L'appuntamento col governo pare perduto e la minaccia di elezioni anticipate non cambia molto questo quadro se non a favore del rafforzamento del centro destra a trazione leghista.

Su questi elementi sembra essersi basata l'iniziativa di Renzi che condivisibile quando riafferma l’incapacità di governo del M5S, rischia però di consegnare il Mezzogiorno ai grillini come forza di maggioranza relativa e di consegnare al Movimento la gestione delle relative pulsioni oppositive.

Quel che sembra mancare nel paese è un grande partito nazionale: la frammentazione sociale generata dalla crisi rischia di riprodursi sul sistema politico in forme nuove con una dislocazione territoriale contrapposta al posto delle contrapposizioni sociali e politiche tradizionali. Come dire: il Nord al governo ed il Mezzogiorno all'opposizione.

Il quadro suggerisce al Pd gli obiettivi necessari: o batte un colpo riproponendosi come un grande partito nazionale o è destinato a soccombere.