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L'ANALISI. Il dibattito e la politica: l'Italia e lo stallo

L'ANALISI. Il dibattito e la politica: l'Italia e lo stallo
dimaio salviniCosì dopo due mesi e passa finalmente si è preso atto di come stavano le cose fin delle ore successive alla fine dello spoglio elettorale. Si è preso atto, si è dovuto prendere atto, che se un paese è diviso in tre parti nessuno ha la maggioranza del 50% più uno necessaria per cingersi con l'alloro della vittoria. C'è da chiedersi e interrogarsi sul perché, per arrivare ad una conclusione così elementare, perfino dal punto di vista aritmetico, si è fatto perdere tanto tempo al paese. Una risposta molto convincente e inquietante l'ha data il professor De Rita dalle colonne del Corsera che ha recentemente ricordato il peso anomalo e depistante che ormai sulla politica esercitano i talk show e il baraccone mediatico che s'è impiantato nel paese occupando ilvuotolasciatodallacrisi deipartiti.Un fenomeno su cui bisognerà aprire prima o poi una riflessione molto severa

Ma qual e stato l'imbroglio propinato al paese?, anzi i due fondamentali imbrogli che hanno formato l’architrave maestra che ha retto per due mesiuna discussione inquinatae soprattutto vagariempiendo le pagine dei giornali e i programmi televisivi fino a ficcarel’Italia in una trappola? 

Primo imbroglio: la pretesa-certezza che dalle lezioni fossero usciti dei vincitori. Nessuno o pochissimisui giornali (nei talk show, nessuno) ha spiegato che dalle urne erano al massimo usciti dei “miglior perdenti” che avevano accresciuto i propri voti, talvolta di molto, ma senza mai centrare l’obiettivo della vincita. Così Salvini, e soprattutto Di Maio, sono stati percepiti per mesi come vincitori assoluti. Di più: Di Maio ha rinunciato alla presidenza del Consiglio? cioè a una cosa non sua che non aveva mai avuto?  Per alcune ore ha giganteggiato come un generoso eroe antico.

Più sofisticato e discreto il secondo imbroglio: alimentare il convincimento che sarebbe stato possibile dividere e frantumare il centro-destra staccando Salvinie Berlusconi così da consentire un governo tra 5s e Legacapace di dissolvere la coalizione più forte lasciata sul terreno dal voto. Articoli e trasmissioni sui tentativi dei due di fregare l’altro hanno riempito chilometri di carta stampata e vagoni di trasmissioni.

Insomma, si sono perduti due mesi aspettando Di Maioimprobabile presidente e il disfarsi, ancora più vago del centro destra, ipotesi mai prossime a realizzarsi. Ora c’è in agguato una nuova narrazione farloccale elezioni l’8 luglio decise in un summit tra gli sconfitti, non delvoto ma del dopo. Ci sarà qualcuno pronto a spiegare che la dataper tornare al voto la deve decidere Mattarella nel rispetto di  una complessa procedura. E che, se deciderà, dovrà prima sciogliere le Camere e che per farlo dovrà, ancor prima, dare l’incarico a qualcuno che faccia un governo che dovrà andare in Parlamento per farsi bocciare e che a quel punto Mattarella dovrà riconvocare i presidenti delle due Camere e … e che insomma, anche volendo, la procedura necessaria per andare al voto a occhio e croce è più lunga del tempo che cisepara dall’8 luglio?