Direttore: Aldo Varano    

IL DIBATTITO. L’agonia del Pd

IL DIBATTITO. L’agonia del Pd
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Quello che sta accadendo nel Pd da oltre due mesi, da quella catastrofica sconfitta del 4 marzo, ha dell’incredibile ed è il segno di una lunga e lenta agonia che rischia di portare il partito principale del centrosinistra italiano ad una sicura distruzione entro breve tempo. Anzi, per autorevoli dirigenti di questo partito, già ora non esiste piu’ alcuna possibilità di salvezza.

Stiamo, infatti, assistendo dalla notte del 4 marzo ad un dibattito surreale, che rinvia di giorno in giorno, di settimana in settimana, di mese in mese, il cuore vero del problema e cioè perché è arrivata quella sconfitta e in quelle dimensioni. Di tutto si sta discutendo tranne che di questo. Stiamo viceversa assistendo ad una tragica commedia, con interpreti personaggi che in altra epoca non avrebbero nemmeno fatto i segretari di sezione della Dc o del Pci o del Psi, che si trastullano in giochetti tattici nelle esilaranti riunioni di direzione o di assemblea che si susseguono senza alcuna conclusione che non sia quella di rinviare alla prossima scadenza. Il tutto, per giunta, in diretta streaming!

Le parole piu’ usate sono mozione, tregua, congelare, rinviare. Ora hanno fissato un’altra scadenza a metà luglio e intanto quei pochi militanti che sono rimasti non sanno che pesci prendere. A Roma si studia solo a come conservare il posticino se si dovesse tornare a votare, senza calcolare che di questo passo non esisterà più niente, come le elezioni regionali in Valle d’Aosta hanno per ultimo mostrato.

Uno scontro di potere scandaloso in cui non si capisce il merito. Anzi, il merito non esiste proprio e a quanti rimandano, per giustificarsi, ad analoghi scontri interni nei partiti di un tempo bisognerebbe ricordare che lì si discuteva di opzioni contrapposte, ad esempio, sulla collocazione nel mondo, sul valore della libertà, sulla sorte e la condizione dei lavoratori e cosette di questo genere. Altro che il viso giulivo di Matteo Orfini all’ultima Assemblea Nazionale mentre chiede di votare il rinvio di un rinvio! O quell’ altro volto candido di Matteo Renzi, tutto preso a fare foto e selfie con tanto di sorriso, sempre nella stessa sala di un albergo romano, e non si capisce bene perché’ e su cosa sorride!

Un dibattito astruso sul congresso da fare subito o tra tre mesi, su Martina che deve restare o no, in cui ci si conta come se non ci si rendesse conto che il baratro è lì, ad un passo, come nel famoso e abusato paragone del Titanic che sta affondando e quelli intanto ballano e suonano! Ma nel Pd non è mai abusato nulla…

Tutto ma – da nessuna parte sia detto, renziani e non renziani – mai un accenno vero di analisi sul perché questo partito sia passato in poco tempo dal 40% all’agonia attuale. Nulla sull’insediamento sociale che deve pure avere una forza politica; sui suoi valori fondanti; sul perché deve esistere; sul perché deve essere sostenuto e votato. E da chi soprattutto.

Il popolo della sinistra – che esiste ancora – sta assistendo incredulo, sgomento, impotente, muto, chiuso, atterrito a questo scempio che il Pd sta mettendo in mostra. Altre volte in passato quel popolo ha subito sconfitte brucianti e gravi, altre volte si è dovuto abbassare alle volontà degli elettori sovrani ma si era rialzato, si era ripreso. Aveva discusso per mesi con ardore e passione e si era rimesso in cammino. Il grave di oggi non è la sconfitta ma il dopo sconfitta. Il grave è il senso di ineluttabilità che i vertici del Partito Democratico stanno trasmettendo alla base, o a quel che resta della famigerata base. E’ un partito lontano dal suo popolo, che forse e’ meglio spenga subito la luce senza prolungare ulteriormente questa orribile agonia.