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L’INTERVENTO. Ecco perché #IOSTOCONMATTARELLA

L’INTERVENTO. Ecco perché #IOSTOCONMATTARELLA
mattar Sergio Matterella è “un hombre vertical” che ha avuto in braccio un fratello politico ucciso dalla mafia, si è dimesso da ministro democristiano all’approvazione della legge tv in favore di Berlusconi, ha ideato la migliore legge elettorale. Un monaco bianco della Repubblica. Per i suoi avversari vecchi e nuovi un sepolcro imbiancato.

Nell’ora più buia della Seconda repubblica ha deciso una mossa del cavallo spiegata in un discordo pubblico di 7 minuti e mezzo destinati ad entrare nei libri di Storia. "È mio dovere, nello svolgere il compito di nomina dei ministri - che mi affida la Costituzione - essere attento alla tutela dei risparmi degli italiani”.

Sulla prerogativa costituzionale non vedo dubbi considerate le conoscenze della materia del presidente garante. In merito all’agitazione dell’articolo 90 da parte di Di Maio siamo in presenza di propaganda mediatica considerate le povertà di merito sull’accusa e sulla difficoltà di attuazione di un processo inappellabile che va sostenuto dalla Corte costituzionale dopo il voto delle Camere. Non è un caso che Salvini pigia tasti di tromba molto più significativi.

La mossa di Mattarella, probabilmente è stata dettata da considerazioni e notizie inoppugnabili sull’attacco che oggi si sarebbe attuato da parte dei mercati e da chi governa il destino dei risparmi italiani che sono stati il baluardo di difesa nella crisi economica. E’ una vicenda che sarà svelata nel tempo. Tutto questo però non assolve pienamente la questione. Torti e ragioni sono dalle due parti.

I costituenti crearono il settennato del Quirinale per dare maggiore potere al presidente rispetto al parlamento eletto per cinque anni. Dall’altro lato una maggioranza in Parlamento esprime la sua volontà. Una materia ribollente e che da teoria del Diritto costituzionale diventa sangue e merda della politica. Non mancheranno lacrime. Che qualcuno pensi anche al pane e alle rose.

Tatticamente Mattarella non si è voluto assumere un rischio politico che meritava di essere percorso. Consentire al presidente Conte (non eletto come Monti) di formare il governo e andare in Parlamento. La maggioranza gialloverde (che non si è presentata agli elettori) al Senato ha una risicata supremazia di 10 senatori. L’esecutivo si sarebbe dovuto sporcare le mani con questioni reali. Fronteggiare l’economia e gli sbarchi. Decidere sull’Ilva e sulle grandi opere. Un’iniziativa parlamentare avrebbe potuto ribaltare i numeri a Palazzo Madama sulle probabili difficoltà che sarebbero sopravvenute.

Mattarella, ha adoperato la saggezza e la responsabilità per ridurre i danni? Probabile ma non certo. Quello che è certo che il neosovranismo bicolore ha il vento in poppa per stravincere le elezioni prossime venture.

Salvini, vero timoniere dell’inedito schieramento, ha già declinato il copione della campagna elettorale già iniziata. Il popolo contro l’élite. I dannati di Equitalia, disoccupazione, povertà del ceto medio sono già pronti con la scheda in mano. I Cinquestelle hanno il compito di far rimanere sotto le loro insegna un quarto dei voti ricevuti da elettori di sinistra. Silvio Berlusconi deve decidere se sostenere il governo di scopo Cottarelli sfasciando lo schieramento di centrodestra. Giuliano Ferrara si è già espresso a favore di Mattarella, politico non certo da lui amato. Eventualmente la pallida sinistra italiana deve riattualizzare il Nazareno decidendo se allearsi con il demonizzato nemico di sempre.

Chi si illude che un hashtag rimotivi le disperse comunità democratiche sbaglia di grosso. Vedo in giro un bonapartismo che porta dritto ad una Waterloo annunciata. Dopo ci sarà Sant’Elena. La sinistra è liquefatta grazie a politiche sbagliate. Deve riuscire a ritornare essere popolo democratico che affronta il popolo sovranista. Se resta casta ha già perso.

E’ evidente che c’è bisogno di una leadership credibile e seria. Paolo Gentiloni, a mio parere, può essere adatto e capace. Ma non basta un leader. Bisogna da subito aver capacità di aprire un dibattito enorme sulle ragioni e i torti della sinistra italiana. Identificare le molte donne e gli uomini che sui territori e nelle città non hanno mai smesso di occuparsi di cura dell’altro e della tutela dei beni comuni. Riascoltare il pensiero di madri e padri nobili della sinistra messi a tacere grazie ad una rottamazione che ha fatto più danni che benefici.

La rappresentanza parlamentare va completamente modificata reclamando passi indietro e di lato e ideando nuovi processi di selezione della classe dirigente che sbarrino strada a gattopardi, dirigenti del nulla, mestieranti della politica e venditori di almanacchi finiti al mercato delle pulci.

Questa discussione e battaglia politica è ancora più necessaria nel Mezzogiorno d’Italia dove l’enorme voto di protesta di marzo va agganciato alle politiche di riforme che sono state fatte dai governi nazionali e regionali anche con qualche risultato. Si tratta di saperne discutere con i cittadini. Non è facile, ma la politica è l’arte del possibile. Modificare lo stato reale delle cose presenti è possibile ancora pur con condizioni molto cambiate.