L’INTERVENTO. Vorrei il partito di Csx che il Pd aveva promesso e s’è visto solo nel 2014

L’INTERVENTO. Vorrei il partito di Csx che il Pd aveva promesso e s’è visto solo nel 2014

torino1

Mentre il M5s cade a precipizio nei sondaggi e la Lega comincia a perdere, il Pd resta inchiodato al 18%.

La gran parte dei delusi di questo governo si riversa, infatti, verso l'astensionismo che rappresenta ormai, e di gran lunga, il primo partito, collocandosi attorno al 40%.

Le forme di opposizione civile che si stanno affermando nel paese dai si-vax, ai si-tav, ai si-tap, ai si-ilva, al popolo genovese, ai partecipanti al referendum di Roma, ai difensori dei diritti dei più deboli contro le sparate indegne di Casalino (imposto dai 5* come portavoce di Conte che se lo tiene), non si traducono in uno spostamento elettorale verso le forze di opposizione e del Pd, in particolare.

Questo perché vi sono forme di timidezza in coloro che giocano sullo scacchiere del politichese, come quelli che sperano in nuove forme di accordo coi 5*.

Penso al Landini dell'Ilva, alla Cgil di Torino che non decide sulla Tav, alle stesse incertezze del Pd romano sul referendum di ieri.

Forze che hanno gioito per il decreto dignità e ne hanno contribuito alla elaborazione da sinistra, che insistono sulla distruzione della Fornero, che pensano ad uno stato onnipresente e che vedono nel reddito di cittadinanza, ancora, la soluzione dei problemi dell'arretratezza meridionale, gabbando magari per inserimento lavorativo, un sostegno al reddito che invece è pienamente operativo col Rei.

Qui dovrebbe sciogliere i suoi nodi, il Pd, attraverso un chiarimento programmatico, che non è mai avvenuto e che rende afono e confuso questo partito.

Se non si dice apertamente che è ormai superata la fase del classismo e che le imprese non sono strutture da demonizzare ma soggetti che possono concorrere insieme ai lavoratori alla crescita del paese non si va da nessuna parte.

Bene fa Renzi a richiamare i meriti di Marchionne ed a ricordare Benetton, lanciando un chiaro messaggio in questa direzione contro i nuovi populisti di "sinistra".

Bene fa a richiamare la difesa della libertà di stampa in ogni occasione anche quando questa ne ha minacciato con false notizie, credibilità, prestigio e famiglia suoi.

Insomma tutti i nodi che aggrovigliano il Pd non lo rendono adeguato alla fase nuova che si sta vivendo.

La vecchia ditta è morta nel 2013 quando M5S è diventato il primo partito in Italia e non saranno certo Prodi e Veltroni a riportarla in vita.

Il passato è una terra lontana e se anche in Italia non si realizza una nuova formazione politica di centro sinistra, ripensando criticamente quel passato che minaccia di annegare il futuro non ce ne usciamo.

E se proprio volessimo avere un riferimento di quello che potrebbe essere il Pd pensiamo alle elezioni del 2014, quando era il gruppo parlamentare più forte d'Europa ed ha rappresentato un modello a cui ci si riferiva di fronte della crisi del socialismo europeo.

Per venire all'oggi, fallita l'operazione di oscurare Renzi e questa storia, il congresso del Pd ha poco senso.

Non vi è alcuna ipotesi di rinnovamento programmatico e di piattaforma strategica sul tavolo, se non quella di Carlo Calenda.

La conta interna che si sta profilando è suicida.

Perché l'opposizione democratica e civile sta per la gran parte fuori dal Pd, e si organizza in forme nuove ed autonome coi social o coi referendum e non vuole confondersi con nessun partito.

Anche i corpi intermedi hanno ripreso vigore in questa fase, da quelli imprenditoriali, a quelli professionali (penso alla battaglia dei medici sui vaccini), mentre la Cgil annaspa su un congresso che come quello del Pd è una conta sui nomi e non si distingue sulle piattaforme programmatiche dei candidati.

Per questo sarebbe necessario battere chiaramente un colpo per ricollocare il Pd nel tempo presente e nel fuoco del conflitto che si sta sviluppando nel paese.

Perdere questa occasione sarebbe da irresponsabili.

Unità di facciata o diplomazia da armistizio non servono a niente.